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Cuore vichingo: Prologo

Helgö anno 897

Con un fluido e rapido movimento affondò ed estrasse la lama dal ventre di un uomo. Ripiegò di alcuni passi, afferrò uno scudo e riprese a combattere. In quel momento non aveva un capo per cui battersi e nessun  ideale da preservare, in quell’istante, era solo un uomo a cui gli era caro vivere. Il cuore martellava nelle orecchie con una tale intensità da sovrastare persino il suono della guerra. In quella mischia, fatta di uomini e armi, gli restava difficile anche individuare il nemico, ma non gli importava e, con l’imbrunire, quando una pioggia di frecce infuocate piovve dal cielo, si rese conto che non interessava a nessuno. Cadde su un ginocchio per proteggersi dietro allo scudo e guardando la punta di una freccia incendiata attraverso la protezione violata ricordò le parole carne da macello. Si vide nell’avanguardia, circondato da reclute e guerrieri poco esperti e capì l’entità del suo errore volendo essere sempre in prima linea, fianco a fianco con chi necessitava della sua esperienza. Senza neanche rendersene conto si ritrovò a pregare in Dio, il dio in cui ogni guerriero ripone la sua fede, speranza.

“Erik, cosa dobbiamo fare?”

La domanda, urlata dai suoi uomini in quel momento di difficoltà, lo spronò ad agire, ricordandogli del perché fosse lui il comandante in quel momento, e del perché, ormai da anni, capeggiava in vece del suo signore Alrik di Birka.

“Ricongiungersi!” urlò.

Nella foga dello scontro si erano rotte le righe, si erano separati mostrandosi vulnerabili. L’unico modo era riunirsi e ripartire all’attacco con il potere dell’unione.

“Arcieri con noi” ordinò ancora “asce davanti, lance laterali” si chinò a prendere un’ascia abbandonata e si portò in testa a quel cuneo di guerrieri che si era creato.

“Fino alla morte!” urlò ancora, avanzando con coraggio verso quello che sarebbe stato, in un modo o nell’altro,  l’ultimo scontro.

Un rumore ovattato si intrufolò nella mente offuscata di Erik. Schiuse gli occhi a fatica, una lieve fessura che gli permise di vedere solo una piccola porzione di cielo. Era giorno. Ricordava vagamente quello che era successo il giorno prima, si sentiva confuso e dolorante.

“Erik, abbiamo vinto! Mi senti?”

Si sentì percuotere, e quello scossone diede il via a una catena di fitte in tutto il corpo.

“Maledizione!” imprecò a denti stretti, anche la mandibola era ridotta male.

“Sei una carcassa, amico!” si sentì dire con voce grave, prima di udire l’ordine di prestargli soccorso.

Cadde il buio.

Riprese conoscenza in un ambiente diverso, percepiva vagamente il calore delle fiamme sfiorargli il viso e il morbido giaciglio che lo ospitava.

Voltò il capo e aprì gli occhi. Tentativo inutile.

“Dove mi trovo?” domandò con voce impastata.

“Sei a Helgö, ricordi cosa è successo?” gli domandò Gandrik, suo compagno e secondo in comando.

“Abbiamo vinto?”

“Sì, ce l’abbiamo fatta!”

Erik, rallegrato dalla notizia tentò di sollevarsi sui gomiti, ma fallì miseramente e così chiese: “Ora, dimmi in che condizioni sono?”

“Il Valhalla non è ancora pronto per te, amico!”

“Ne deduco che tornerò a vedere? Camminare? E combattere come un tempo?”

“Dovresti, l’unica cosa che non sarai più in grado di fare sarà rubare i cuori delle giovinette prima di me!” ammise Gandrik con una potente risata.

Erik rispose al sorriso per quanto possibile. “Hai mandato qualcuno ad avvisare il capo?”

“Certo, e sono già arrivati i suoi ordini.”

“Di già? Ma per quanto tempo sono stato incosciente?”

“Ti sei perso tutta la parte bella della conquista, oggi fanno 7 giorni dalla ripresa del villaggio.”
Erik sollevò una mano per toccarsi il viso, un’enorme fasciatura gli copriva quasi l’intero volto, “Questa benda era necessaria?”

“Ora non lamentarti, ho fatto il possibile per salvarti la vita. La prossima volta rispetta i livelli.”

“Certo, e nascondermi dietro un muro di bambini” replicò Erik indignato.

“Non saresti in queste condizioni se fossi stato al tuo posto. Non capisco il motivo della tua scelta?”

“Sono morti tutti?”

“Chi?” ribatté confuso.

“La nostra avanguardia.”

“No, si sono salvati una quarantina di loro.”

“Bene, allora ho quaranta motivi per esserci stato anch’io.”

“Sei davvero testardo!”

“Forse”, biascicò affaticato abbandonando il braccio lungo il fianco, “ora vattene, ho bisogno di dormire.”

“Agli ordini!” obbedì Gandrik uscendo e lasciando che la spossatezza si impadronisse nuovamente di Erik e dei suoi sogni.

©Lucia Scarpa

L’avventura riparte!
Alla prossima ^_^

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