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Istantanea n.10-11-12

[10]

*****

Dresda, 1763

«Francesco Saverio, lei è la mia dama Maria Chiara Spinucci, figlia del conte Spinucci da Fermo.
«Maria Chiara, egli è Sua Altezza Francesco Saverio Wettin di Sassonia.»
La donna eseguì una perfetta riverenza prima di sollevare lo sguardo e incontrare quello di lui.
Il cuore, come mai prima d’allora, fu sopraffatto dall’emozione, perché un conto era ammirarlo di nascosto nella corte francese, un altro, era vederlo a pochi passi da sé.
Forse, quella di lei era solo una tenera infatuazione data dalla giovinezza, ma non le riuscì di evitare l’insorgere di un gioia spontanea nel petto, quando lui le sorrise mentre eseguiva un lieve cenno del capo.
Il tempo però corse in fretta e non ebbero modo di dirsi nulla o di guardarsi come, invéro, avrebbero voluto, perché la Principessa prese parola, nuovamente.
«Chiara, fatemi compagnia e seguitemi da Sua Altezza Reale, il Re. Voglio avvisarlo del vostro arrivo» precisò, guardando il cognato.
«Vi ringrazio.»
«Vi lascio in buona compagnia», disse ancora Maria Antonia con un sorriso a fior di labbra rivolgendosi al marito che, in risposta, fece un sorriso pieno e sincero.
Le donne si congedarono in silenzio e, Chiara, non seppe se gioire per essergli stata presentata o temere per la pessima figura.

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[11]

*****

Dopo il ricevimento in onore del principe Federico Cristiano, parte della corte si era spostata al castello di Pillnitz, per bearsi di quegli ultimi giorni di clima mite e salutare degnamente Sua Altezza Francesco Saverio. Il giorno della di lui partenza, la dama italiana aveva raggiunto il lato esterno, quello che si specchiava direttamente sul fiume Elba e nel quale ormeggiavano le imbarcazioni della famiglia reale, alle prime luci dell’alba. Aveva trascorso la notte insonne, vittima di tormentati pensieri, e aveva bisogno di allontanarsi dalla corte per tornare a respirare liberamente. Dalla cima dell’ampio scalone che conduceva al fiume, si mise a osservare le barche, dove risaltava, per dimensioni e decori, quella del sovrano Augusto III, la quale surclassava le altre anche grazie alla presenza di una Polena. Mossa dalla curiosità di osservarla da vicino, scese quasi correndo, fino a fermarsi ad un passo da lei. Era una Polena di discrete dimensioni con il corpo di sirena bianco come la neve e con un corno d’oro che rapiva lo sguardo.
«Cosa fate qui?» si sentì chiedere alle spalle e non riuscì a evitare di sobbalzare per lo spavento.
Si volse con il cuore in gola e quando riconobbe l’interlocutore, arrossì in imbarazzo. «Una passeggiata, Vostra Grazia.»
«A quest’ora del mattino?» incalzò curioso e stranamente indisposto.
«Perdonate la franchezza, Vostra Grazia, ma non mi sono concessi molti momenti per me» ammise sostenendo lo sguardo. Dopo le presentazioni di cinque giorni prima non si erano più visti e, quell’incontro fortuito, per lei aveva qualcosa di sacro e da tutelare.

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[12]

*****

«Mi state dicendo, che Sua Altezza è oltremodo dispotica?» la incalzò inarcando un sopracciglio in modo inquisitorio.
«Oh no, Vostra Grazia, non mi permetterei mai. Non era quella la mia intenzione» si mortificò ancora, arrossendo maggiormente per l’imbarazzo.
L’uomo scoppio a ridere, divertito dal di lei impaccio, ed ella riuscì solo a sentire quanto fosse melodiosa la sua risata.
Oh povera me!
Quando l’ilarità defluì dalle labbra del comandante, su di esse aleggiava ancora uno splendido sorriso.
Chiara lo fissò per tutto il tempo senza sapere cosa fare o dire, completamente impreparata. Una parte di lei, quella temeraria, avrebbe voluto approfittare dell’occasione per conoscerlo meglio, indugiando in quel momento di inusuale libertà, l’altra parte, quella accorta alla propria reputazione, le suggeriva di allontanarsi il più in fretta possibile. Mentre la dama si torturava nel dilemma, il duca riprese la parola.
«Ditemi, Chiara, la passeggiata è stata di vostro gradimento?»
Ricorda il mio nome! Esultò in sé, con il cuore colmo di letizia.
«Ho percorso solo pochi passi, Vostra Grazia», rispose compita, ma la curiosità ebbe il sopravvento e osò chiedere, «Voi, invece, siete già in partenza?»
Per un breve momento l’uomo rimase a fissare quegli occhi nocciola estremamente comunicativi e il messaggio che vi lesse lo inorgoglì e soddisfò a tal punto, da attardarsi nel rispondere.

*****

Carissimi historical loveres, buon momento!
Per evitare di intasarvi la casella mail, il lunedì pubblico le tre istantanee insieme. ^_^
Alla prossima!

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