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Cuore vichingo: capitolo 2

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Birka

Ancora preda della rabbia, Erik si diresse al pozzo, dove le sue orecchie allenate ai sussurri captarono qualcosa di suo interesse.

“Ho intenzione di sposarla, padre, perché non vuoi accettarlo?”

“La mia risposta rimarrà no, qualunque cosa tu dica” rispose l’uomo.

“Ma è assolutamente perfetta!”

“Certo, è molto bella, ma non va bene per te.”

“Perché? Dimmelo una buona volta?”

“È una giovane senza dote, che vive in casa degli Anderson senza alcun titolo e, per gli dei, chi ci dice che non sia già stata violata da uno dei due fratelli.”

“Sei in errore…”

“Gudrik, capisco che la sua bellezza ti abbia offuscato il giudizio, ma credimi quando ti dico che lei non va bene.”

Stanno parlando di Maya!

Con poche falcate li raggiunse e, senza gentilezze, afferrò l’uomo per il collo della tunica.

“Ritira quello che hai detto” lo minacciò fino a schiantarlo con la schiena alla parete di un’abitazione.

“Guarda chi si vede, un Anderson” lo schernì l’altro apparentemente senza timore.

“Non ho viaggiato, combattuto e sofferto per essere deriso da un manipolatore del legno. Ritira subito quello che hai detto su Maya” ordinò, aumentando la pressione alla base del collo.

“Cerca di capire, per mio figlio voglio qualcosa di più che una semplice…” tentò di giustificarsi, ma la sua voce iniziò a scendere di tono.

Il muscolo avambraccio del guerriero aveva iniziato a fare maggiore pressione su quel collo non appena aveva intuito la di lui risposta.

“Forse non sono stato chiaro, è tuo figlio a non meritarla, e ricorda, se solo mi dovesse ricapitare di sentire simili bugie sulla sua integrità, ti consiglio di chiuderti saldamente dietro la porta di casa tua” con quell’ultima minaccia lo lasciò per ritornare al pozzo. Si sentiva furibondo, e il fatto di non aver potuto scaricare la sua rabbia lo rendeva ancora più nervoso.

Ma in fondo non è stato anche il mio stesso pensiero?

Scosse la testa afferrando i secchi colmi d’acqua. No, era diverso, lui non voleva che entrasse in intimità con gli uomini, invece, quell’uomo accusava lui o suo fratello di aver approfittato di lei. Aprì la porta con un calcio Io, che le ho salvato la vita, come possono solo pensarlo?

Riempì il pentolone sul fuoco, attese che l’acqua fosse stemperata e, senza indugiare oltre, fece un bagno veloce. Uscì dall’acqua poco tempo dopo, indossò un pantalone in cuoio pulito e si dedicò alla barba incolta.

È davvero tanto tempo che non mi prendo cura di me. Sono un disastro! Pensò, guardando il proprio riflesso.

“Quattro splendidi salmoni!” esultò Maya entrando in casa.

Lanciò una rapida occhiata all’uomo prima di dedicarsi alla sistemazioni dei pesci.

“Dov’è Matran?” gli chiese guardandolo incuriosita.

“Non lo so. Sono uscite dopo di te” rispose aspro.

La risata argentina della ragazza riempì l’aria di allegria e in un attimo spazzò via il suo tono brusco.

“Cosa c’è da ridere?” le domandò guardandola di sbieco attraverso i capelli umidi che gli erano scivolati sugli occhi, mentre con una mano teneva la barba e l’altra impugnava una lama.

“Tu, mi fai ridere” ammise avvicinandosi.

Appoggiandogli una mano sul petto nudo lo spinse a sedere.

“Guardami” gli ordinò sollevandogli il mento e mettendosi tra le sue gambe.

“Cosa vuoi fare?”

“Niente di sconveniente, guerriero, voglio solo renderti presentabile” rise ancora.

“Un’impresa difficile, credo!”

“Mi piacciono le sfide” puntualizzò lei prendendo la lama.

“Sai quello che stai facendo, vero?” domandò preoccupato.

“Certo”, sorrise, “voglio solo accorciarla, così mi ricordi Amundi.”

“Per gli dei! Non pensavo di essere messo così male” asserì con tono drammatico prima di lasciarsi sfuggire un sorriso.

“Ora taci e lasciami lavorare.”

“Quand’è che sei diventata così autoritaria?”

“Da un po’!” rispose stringendosi nelle spalle. “Sei stato via tanto.”

Dopo quelle parole calò uno strano silenzio che però durò pochi momenti. Erik non era in grado di stare in silenzio, soprattutto, quando la sua mente era ricolma di quesiti.

“Dove hai imparato?”

“Non riesci proprio a stare in silenzio?” ribatté ironica.

“Sì, se mi rispondi.”

Lei si fermò mordendosi il labbro inferiore, mentre controllava che il lavoro stesse venendo bene.

“Ho imparato alla bottega di Friji” rispose, ricominciando ad armeggiare con la sua barba.

“È un lavoro da uomini.”

“Solo se non ci sono donne che vogliono imparare” contestò, tranquilla.

“Invece il fabbro?” incalzò, non riuscendo a trattenere la curiosità.

“Il fabbro, cosa?” ritorse, guardandolo negli occhi. Quello sguardo così intimo durò pochi istanti, ma a lei sembrò durare un tempo infinito.

“So che frequenti spesso la sua bottega” rispose, riportandola al presente.

“In realtà, mi reco lì per il giovane Kith.”

“Ah, dunque hai un ammiratore” suppose con tono neutro, anche se i suoi occhi cercavano di sondare la verità nel di lei sguardo.

“Ora stai fermo e zitto, se non vuoi che sfiguri il tuo bel faccino” ordinò, spingendogli indietro la testa.

“Arriveresti in ritardo, se non te ne fossi accorta.”

“Questa?” chiese, sfiorando la cicatrice con la punta delle dita.

“Già!”

“Beh, questa serve solo a renderti più interessante. Ora taci” lo ammonì e, con calma e precisione, gli lasciò una sottile barba dal taglio accurato, che scoprì le labbra in modo perfetto.

“Sono davvero brava!” si complimentò con se stessa. Sorridendo gli indicò il riflesso sull’acqua, “Cosa ne pensi?”

“Bravissima!”

“Siccome sono in debito con te”, riprese la giovane, “con un po’ di pazienza renderò presentabile anche i tuoi capelli.”

“Forse ci vuole più di qualche respiro per quelli” ipotizzò lui toccandoli con la punta delle dita.

“Lascia fare a me!”

Con delicatezza iniziò a districare i nodi e a eliminare le foglie che erano scampate alle mani dell’uomo.

Ha un tocco veramente delicato, sembra quasi una carezza! Pensò, socchiudendo gli occhi.

Maya iniziò a districarli con un pettine d’osso, tenendoli fermi alla cute per usare maggiore forza sulle lunghezze, erano crespi e altamente rovinati.

“Non hai una donna, immagino?” il pensiero della giovane fiorì in voce e lui la guardò sorpreso.

“Cosa?”

“Scusa, a volte parlo senza pensare oppure penso a voce alta.”

Rimase in silenzio continuando a pettinarlo e alla fine si decise a parlare. “Cosa ne diresti se li tagliassi un po’, la parte finale è orribile, guarda?” disse mettendogli le punte davanti agli occhi.

“Va bene, purché non li accorci troppo” acconsentì ancora.

Sentire quelle dita sottili massaggiargli la cute e sfiorargli i capelli gli stava procurando un gradevole intorpidimento. Sarà sicuramente la stanchezza! Pensò, infatti, giustificando così il suo piacere.

“Maya, sei qui!” l’esternazione di Helka interruppe quel suo stato di benessere e, quasi senza accorgersene, guardò la sorella in tralice.

“Sì, ho portato i salmoni e, adesso, sto rendendo tuo fratello più umano.”

Risero entrambe.

“Siete diventate una pessima coppia!” brontolò lui.

“Trovi?” replicò la sorella con ironia. “In realtà, a Birka, si dice esattamente il contrario.”

“Cerca di stare fermo, ho quasi finito” intimò all’uomo con autorevolezza, “e tu chiama Matran, così prepariamo la cena.”

“Vado!” squittì Helka, uscendo nuovamente.

“È sempre la solita peste” rise lui.

“Sì, è splendida!”

Dopo un sospiro lungo attimi, se la ritrovò davanti con le braccia incrociate. “Perfetto!”

“Non dovrei essere io a dirlo?” chiese lui guardandosi nella solita tinozza.

L’uomo si alzò per scrollarsi di dosso i peli e i capelli tagliati e la giovane dové tirare indietro la testa per guardarlo negli occhi. “Allora?” domandò con interesse.

“Devo ammettere che sei davvero brava!”

“Non immagini in quante cose sia diventata brava” replicò lei, sorridendo.

Proprio in quell’istante la porta si aprì di nuovo, lasciando entrare le due donne.

“Questo è mio figlio!” esultò l’anziana accarezzandogli il viso. “Ora però rimettiti la tunica, non è il caso di continuare a dare spettacolo.”

“È vero, adesso ti stringo volentieri anche io!” aggiunse Helka, abbracciandolo nuovamente.

Le loro risa catturarono l’attenzione di Maya che, nel guardarli, si accorse di avere lo sguardo di Erik puntato su di sé.

Un breve senso di disagio le sfiorò la pelle, ma svanì subito quando fu di fronte ai quattro salmoni.

“Questi poveretti non si gettano nel fuoco da soli” dichiarò ad alta voce per attirare l’attenzione delle donne.

“Hai ragione, cara, arrivo!”

“Tu svuota la conca”, ordinò Helka al fratello, “così posso pulire.”

“Non ricordavo che a Birka comandassero le donne!” disse Erik ridendo.

“A Birka, forse no, ma in casa mia sì, sbrigati” dichiarò Matran unendosi al sorriso del figlio.

Con la serenità nata per il ritorno di Erik, si misero tutti a lavoro per la cena.

Carissime guerriere e guerrieri, buon momento!
Cosa ne pensate di questa nuova versione di Maya?
Stavo pensando, siccome ho il terzo capitolo pronto, appena leggo tre commenti (da autori diversi) in calce a questo capitolo, lo pubblico senza attendere venerdì prossimo.
Vi piace l’idea?
A presto!

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8 Comments »

  1. Il carattere di Maya, ora che è finalmente cresciuta, mi piace davvero tanto. E mi piace anche il modo in cui Erik sta scoprendo questi lati nuovi del suo carattere. Attendo con ansia il prossimo capitolo!

    Piace a 1 persona

    • Buongiorno Sthefanny! Sì, è cambiata e ha un caratterino particolare, ma anche Erik è cresciuto. Staremo a vedere cosa accadrà. 😀 Per il terzo capitolo forse arriverà prima di venrdì. Incriciamo le dita e vediamo se arrivano altri due commenti 😀

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  2. Ciao, Lucia!
    Dopo un’intensa ricerca, finalmente ho capito come recensire su questo blog! Appena finirò questa incollerò quella che ti ho scritto sul primo.
    Passando al capitolo… devo dire che ho adorato ancor di più Erik che ha difeso l’onore di Maya in quel modo ♥ e ho adorato Maya quando ha mostrato il suo interessamento (?) Con la domanda “Immagino tu non abbia una donna?”. In quei momenti mi sono messa quasi a saltellare per casa.
    Spero che raggiungerai presto I 3 commenti perchè non vedo l’ora di leggere altro su loro visto che siamo ancora all’inizio e io sono taaaanto curiosa.
    Ottimo lavoro! Come sempre!

    Piace a 1 persona

    • Ciao Ery_96, che bello ritrovarti anche qui! 😀 Sì, Maya ed Erik sono cresciuti, sia esteticamente che caratterialmente. Ognuno di loro ha una storia con un certo peso da portare. Tre anni sono un periodo molto lungo. Staremo a vedere cosa accadrà. 😀 Restiamo in attesa del terzo commento e forse il terzo capitolo arriverà prima ^_^

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  3. Maya non ha una dote e di fatto nessuno può garantire per lei. Erik è offeso dalle insinuazioni ma la mancanza di una dote è il fattore più importante per la scelta di una moglie. Lo sanno anche i sassi. Intanto però le cose cominciano a farsi interessanti e questa Maya è molto simpatica.

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