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Cuore vichingo: capitolo 3

Sono una fanciulla/guerriera/dama d’onore 😀 Buona lettura!

Birka

La cena, quella sera, per ognuno di loro era perfetta. Forse era il profumo di salmone appena pescato che aleggiava nell’aria a renderla tale, o il calore del fuoco più vivo del solito ma, di sicuro, il fatto che fossero tutti i membri della famiglia intorno a qual tavolo come non succedeva da anni, ne era la causa maggiore .

“Sono davvero felice!” ammise Matran con un sorriso colmo d’affetto. “Finalmente, ho tutti i miei figli a casa.”

Maya sorrise di rimando e prese la parola. “Vorrei approfittare del momento per ringraziarvi di tutto. Perché mi fate sentire davvero parte della famiglia.”

Tutti sorrisero e annuirono con comprensione, solo gli occhi di Kal si spalancarono impercettibilmente, ma per sua fortuna nessuno se ne accorse.

“E tu sei mia sorella, Maya, e i miei fratelli sono i tuoi e proteggeranno te allo stesso modo” aggiunse Helka stringendole la mano.

“Grazie!” sussurrò. “Ora, però, credo proprio che dovremmo pulire” cambiò repentinamente discorso guardando la giovane in modo strano, “vero?” sottolineò, cercando conferma in direzione dell’anziana donna.

Lei annuì con un sorriso.

“Io ne approfitterei per fare un incarico” esordì Erik alzandosi dal tavolo.

“Certo, caro, immaginavo avessi un compito da fare” ironizzò la madre scuotendo il capo.

“Buon per te, fratello, io vado a riposare. Non mi sono ancora ripreso dall’ultimo viaggio” affermò Kal, il secondogenito, andando sul suo giaciglio.

La donna sospirò ancora. “Uno troppo sveglio e l’altro troppo stanco, gli dei hanno strani disegni per noi.”

Intanto le due giovani avevano finito le loro mansioni e, con un sorriso fiducioso, si erano catapultate fuori di casa non appena il respiro della donna era diventato regolare.

Trascorse diverso tempo, prima che Maya giungesse davanti al pozzo, stranamente ancora deserto.

“Helka?” chiamò sottovoce, sperando che l’amica non tardasse ad arrivare.

Si erano divise subito dopo essere uscite dalla porta, una, aveva raggiunto il ritrovo della baldoria, dove sapeva e sperava di trovare l’uomo che aveva inconsapevolmente rapito i suoi sogni. L’altra, invece, era andata sulla riva ad ammirare le stelle, dedicandosi solo a se stessa e offrendosi come appoggio alla sua amica, in caso di necessità.

“Cosa ci fai in giro a quest’ora?”

La voce potente di Erik alle sue spalle la scosse fin dentro alle ossa, e lei non poté evitare un sobbalzo.

“Per gli dei, vuoi uccidermi?” replicò, portandosi una mano sul cuore.

“Sarebbe un’idea saggia. Allora, mi dici cosa ci fai qua?” ripeté l’uomo avvicinandosi in modo da scrutarne meglio i lineamenti del viso al chiarore della luna.

“Attingo l’acqua dal pozzo” mentì, senza timore.

“Senza un secchio da riempire?”

Alle spalle dell’uomo intravide Helka e, con un finto gesto casuale, lo scostò di poco per impedirgli di vederla.

“Suvvia, non usare questo tono arrabbiato, so che puoi capirmi.”

“Capirti? Le tue parole in realtà mi appaiono confuse. Sii chiara?” ripeté, stranamente irritato.

“Avevo un compito da svolgere” gli rispose con un sospiro annoiato. Come se non le importasse il di lui pensiero.

“Con chi?” domandò, afferrandola per un polso.

L’istinto rabbioso che covava nell’intimo, in un attimo aveva preso il sopravvento sulle buone maniere e non riusciva a frenarlo.

“Cosa ti importa?” reagì, tentando di liberarsi. “Lasciami, Erik, mi stai facendo male!”

Nel frattempo Helka sgattaiolava sul suo giaciglio.

Quando erano uscite, come spesso facevano, non avevano pensato al ritorno di Erik, né alla sua presenza vigile e autoritaria. Infatti, fu soprattutto il potere che possedeva su Helka ad aver fatto mentire Maya, perché se si fosse accorto della sua fuga serale, avrebbe potuto davvero rovinarle la vita. Maya, invece, era solo una giovane senza dote e, come ben sapeva, agli occhi di molti anche già violata, quindi, non aveva assolutamente nulla da perdere.

“Devi smetterla di comportarti in questo modo!” ringhiò allentò la presa.

“Quale modo?”

“Tu, sei…sei…”

“Non riesci a dirlo, vero?” sorrise sprezzante, anche se nel suo cuore si sentiva offesa.

Ne approfittò per guardare la fievole luce che filtrava dalla porta socchiusa di casa. Helka è dentro! Constatò con sollievo. Di solito lasciavano la porta molto più aperta.

“Maya?”

“Erik?”

“Dimmi chi è?” domandò esausto. “Devo sapere chi ti ha sedotta e violata.”

“Sedotta e violata” ripeté lei con voce atona. Comprendendo solo in quel momento, quanto le facesse male la di lui accusa. Del pensiero altrui non le era mai importato, ma Erik era diverso e lei non lo aveva considerato.

“Se mi dici chi è posso obbligarlo a sposarti” spiegò con interesse.

“Taci, per favore”, si volse a guardarlo dritto negli occhi, “potrebbe essere uno, due o cento, che importa?” sminuì, affondando in quella menzogna. “È un passatempo come un altro. Non tutte le donne hanno la fortuna di diventare mogli amate come Kadlin, sei un guerriero dovresti saperlo.”

Un affondo al petto che proprio non si sarebbe mai aspettato, ma che gli bruciò al punto da farlo tacere.

Perché dici queste parole dure? Cosa sai della vita di un guerriero?

“Il tuo giaciglio è pronto. Ho cambiato le pelli ed è tutto pulito” gli disse, dopo alcuni attimi di silenzio.

“Tu dove dormirai?”

“Non darti pena, so prendermi cura della mia persona.”

“Lo immagino”, ironizzò lui, “ci sarà di sicuro qualche amante nascosto pronto a offrirti il suo giaciglio, o meglio, a dividerlo con te!”

Lei sorrise aprendo la porta, mentre alcune lacrime facevano capolino dalla prigione dei suoi occhi.

“In realtà ne ho creato uno per me accanto al fuoco, fatto con la lana e le mie pelli, e credo che per stanotte, giacerò da sola.”

La voce fu salda nel pronunciare quelle parole, ma si rifiutò di guardarlo o di dire altro, l’unica cosa che si concesse, fu un profondo sospiro quando affondò sotto le coltri.

Dall’altro lato della dimora, invece, Erik trovò il suo giaciglio, morbido e pulito di fresco.

Da quel punto riusciva a scorgere la sagoma rannicchiata sul pavimento e, quella visione, lo fece sentire tremendamente in colpa, ciò nonostante non si mosse e, in pochi attimi, cadde in un pacato sonno ristoratore.

Carissime guerriere e guerrieri, buon momento!
Cosa ne pensate del battibecco? Ci spingeranno a desiderare di dargli le badilate in testa o si daranno una regolata?
Siccome adoro leggere i commenti (sono onesta) ripropongo la formulina precedente. Siccome ho il quarto capitolo pronto, appena leggo quattro commenti (da autori diversi) in calce a questo capitolo, lo pubblico senza attendere venerdì prossimo.
A presto!

P.S.: Più avanti (neanche tanto), ci saranno delle extra line o brevi extra, che saranno sicuramente di vostro interesse, quindi, siccome non avranno una pubblicazione prestabilita, vi consiglio di dare un’occhiata al blog giornalmente o di seguirlo tramite mail in modo da ricevere le notifiche.

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5 Comments »

  1. Uh uh le cose si iniziano a fare interessanti tra Maya e Erik…
    Lui è forse un po’ troppo opprimente (?) a volte nei suoi confronti, ma comunque penso lo faccia sempre con buone intenzioni; anche se a volte lo prenderei davvero a schiaffi affinché si svegli !!!

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  2. E’geloso marcio, il nostro Erik…e pure villano. La povera Maya non si meritava queste cattiverie ma di certo è una combattente e non incassa le accuse abbassando la testa. Ha fatto un bel gesto, comunque.

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