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Istantanea n. 13-14-15

[13]

*****

Dresda, 1763

«Vostra Grazia, perdonate la mia impertinenza, sono oltremodo mortificata» si scusò abbassando lo sguardo.
Il silenzio del comandante l’aveva portata a credere di averlo indisposto, la verità, invece, era che egli fosse semplicemente confuso dal corso dei propri pensieri.
«Non dovete scusarvi», la tranquillizzò continuando a sorriderle, «immagino che la domanda sia lecita, se si hanno a cuore gli interessi della principessa.»
Come c’era d’aspettarsi ella non lo contestò, ma annuì sorridendo.
«Vi devo una risposta, credo», riprese seguitando a guardarla, «no, partirò nel primo pomeriggio. In questo momento desidero solo un’uscita tranquilla sul corso d’acqua. Immagino che il cicaleccio di corte non faccia più per me.» Rise.
La dama finalmente risollevò gli occhi per guardarlo in viso. Il suo modo di porsi era così garbato da recarle sollievo ed eliminare qualsiasi residuo di impaccio.
«Vi andrebbe di farmi compagnia?» le chiese poi d’impulso, scatenando, in entrambi, un’inusuale reazione di sorpresa.

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[14]

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La dama rimase per un lungo momento in silenzio. Il di lei cuore aveva risposto sì all’istante, ma la sua mente riflessiva le teneva imbrigliata le corde del suono non consentendole di dare voce al suo desiderio.
Con ogni probabilità non le sarebbe più capitata l’occasione di trascorrere del tempo da sola con lui, tanto per conoscerlo abbastanza da capire se quell’infatuazione nata dagli occhi potesse crescere attraverso la mente e l’anima.
«Desumo di avervi colta impreparata» continuò lui su quel silenzio imbarazzante.
Chiara sbatté le palpebre più volte nel tentativo di recuperare il coraggio necessario per rispondere, ma quando lo trovò, un’altra voce si sovrappose alla sua, impedendole di dire quello che la coscienza fortemente le suggeriva.

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[15]

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«Perdonate l’interruzione, Vostra Grazia», parlò un valletto dopo aver ottenuto il consenso a proferire, «ma la signorina Spinucci, è desiderata da Sua Altezza, la principessa.»
La dama rimase in silenzio, spostando lo sguardo su colui che le era superiore, in attesa che si pronunciasse.
«Direi che la vostra passeggiata è conclusa», asserì guardandola dritta negli occhi, come se non avesse formulato alcun invito.
«Sì» soffiò lei, con leggera riluttanza. Non era certo quello il suo desiderio.
Il comandante Wettin congedò l’inserviente e si prese ancora un momento in solitudine con quella giovane. «Siete stata salvata, Chiara. Vi è stato evitato di dovermi dare una risposta.»
Lei gli sorrise arrossendo nuovamente.
«Giustappunto», sorrise, «il mio quesito era ardito e imprudente.» L’uomo fece una pausa per darle modo di dire qualsiasi cosa potesse fargli comprendere i di lei pensieri, ma la dama, tacque ancora.
«Andate pure» la congedò con un sentimento nel petto molto simile all’amarezza ed ella ubbidì, con la medesima emozione.

*****

Alla prossima!

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