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Cuore vichingo: capitolo 4

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Birka

Quando gli occhi di Erik si aprirono al giorno, si sorprese di riuscire già a percepire l’aria fresca proveniente dall’esterno.

Stirò i muscoli, più per abitudine che per necessità, era abituato a trascorrere le notti all’addiaccio, sull’erba umida oppure su delle scomode tavole di legno, ma quel giaciglio era talmente comodo che si sentiva ritemprato da tutte le fatiche.

Il pensiero del giaciglio gli riportò alla mente il ricordo di  Maya e di come l’aveva trattata la sera precedente e, per finire, il modo in cui aveva lasciato che fosse lei a dormire per terra.

Si mise a sedere quasi di scatto, la casa era immersa ancora nel buio silenzioso del sonno, il fuoco era spento e l’unica luce che filtrava all’interno era attraverso la porta nuovamente socchiusa.

Spostò lo sguardo al fuoco: Maya non c’era.

Accidenti! Fa davvero quello che vuole, ma adesso che sono tornato le cose cambieranno. Con questo pensiero si era alzato e, rapidamente, aveva indossato gli indumenti per andare a cercarla. La troverò, a costo di bussare ad ogni porta!

Mosso da quei pensieri bellicosi, iniziò la sua folle ricerca.

Deve essere Kith, il figlio del fabbro, sì, da come ne ha parlato deve essere lui!

Sicuro della sua idea, si catapultò dal malcapitato abbattendosi sulla porta di legno. Dopo diversi colpi, fu proprio il giovane ad aprire.

“Cosa succede?” domandò brusco al molestatore.

Il cielo era ancora di un rosato scuro e il sole non era ancora alto in cielo.

“Dov’è Maya?”

“E perché lo chiedi a me? Stavo dormendo.”

“Ora non più, è con te?” domandò ancora con voce dura.

Nel sentire quel timbro minaccioso, il giovane comprese finalmente a cosa alludesse il guerriero e fece un profondo sospiro carico di delusione “Magari!”

Erik lo tranciò con lo sguardo e allora si avvide di aggiungere “Perdonami, so che è tua sorella, ma puoi forse biasimarmi?”

Il guerriero rispose con un’altra domanda “Voglio solo sapere dove si trova?”

“Dovrei essere abbastanza importante per lei da rendermene partecipe…”

“Per gli dei, è stata lei a farmi il tuo nome!”

“Me ne dai gioia, ma bisogna sapere in quale contesto. Comunque non è qui, Maya è come il vento, Erik, ti travolge con la sua esuberanza e la sua bellezza, e quando inizi a sentirti stordito, ti abbandona lasciandoti il vuoto. Anche la vita che facevi prima di lei, dopo ti appare noiosa.”

Con uno sbuffo, pari a un ringhio il guerriero si allontanò senza dire nulla.

Era furioso, lo sentiva nel suo corpo, la mascella irrigidita, i muscoli tesi e le tempie che pulsavano, erano tutti i sintomi della furia, solo che non sapeva spiegarsene il motivo.

Continuava a camminare con lunghe falcate, mentre cercava di razionalizzare il suo comportamento, ma era impossibile farlo, poiché con il tempo era diventato solo istinto.

Allora, perché quando aveva visto il suo giaciglio vuoto si era sentito tradito e gli era venuto spontaneo andare a cercarla?

“Erik?”

Una voce potente, l’unica in grado di varcare quel muro di pensieri, lo costrinse a fermarsi.

“Alrik? Amico mio!” lo salutò stringendolo in un abbraccio fraterno.

Quell’incontro era riuscito a distoglierlo completamente dai suoi pensieri.

“Quando pensavi di venire, Kadlin non vede l’ora di festeggiare il tuo ritorno” lo informò il capo vik.

“Sarei venuto oggi ad omaggiare te e la tua signora, ieri ero assolutamente impresentabile.”

“Lo sei tutt’ora” scherzò l’altro “accidenti se sei cambiato, sei…sei più uomo.”

“Manco da tre anni, capo!” lo appellò, sottintendendo che era colpa sua.

“Lo so, non sai quante volte, Helka e Maya mi hanno accusato di prepotenza, ma sapevo che eri l’unico in grado di sostituirmi e ricostruire Helgo.”

“Ed ora è pronta, ricostruita e messa a nuovo!”

“E’ rimasto Gandrik a vigilare il villaggio?”

“Come hai ordinato, capo, è rimasto attendendo il vostro arrivo.”

Alrik annuì soddisfatto.

“Abbiamo portato anche un notevole bottino dalle coste scozzesi.”

“Bene!” il volto del capo vik si scurì  all’improvviso. “Erik, questa sera vieni da me, così potrai farmi il resoconto dei viaggi ed io potrò parlarti di un’altra questione, magari davanti a del buon idromele!” suggerì il capo villaggio.

“Certo, se vuoi possiamo parlarne adesso?” propose Erik.

“No, preferisco questa sera nella solitudine della mia dimora.”

“Ai tuoi ordini, ma dove stai andando?”

“Sto cercando di recuperare Liut, è troppo irrequieto.”

“Già, non vede l’ora di partire” concordò Erik comprensivo.

“Vedo che le voci corrono in fretta!”

“Non le voci, è stata la prima persona con cui ho parlato al villaggio.”

“Vedi, sempre in giro a oziare, povero me!” esagerò Alrik con l’esasperazione.

“Vuoi una mano a cercarlo?”

“Se non mi ha mentito, dovrebbe essere a riva, come ogni mattina” rispose il capo indicando il sentiero davanti a loro.

“Ma accompagnami” disse iniziando a muoversi “così mi racconti com’era la nuova terra!”

“Il clima era più mite” rispose sorridendo.

Il clima era sempre una delle cose che valutavano quando giungevano insieme in un posto nuovo.

“Almeno non mi ha mentito!” esclamò Alrik, sollevato, “non avrei voluto cercare ancora a lungo.”

“Stai invecchiando, signore” ironizzò, guardando la riva.

L’altro sorrise.

Il giovane Liut si stava allenando, il suo avversario, più basso e minuto, indossava uno di quegli elmi intimidatori con le corna.

“Cosa sta combinando?” domandò Alrik  “mi sembra di vedere un pessimo spettacolo.”

“Che sia pessimo è certo!” confermò Erik, ridendo divertito dalle movenze del più piccolo.

“Liut, cosa stai combinando, il maestro ti sta aspettando.”

Con un’ultima stoccata il piccoletto cadde a terra, mentre il giovane volgeva lo sguardo al fratello “Arrivo!”

Liut, considerato da tutti un buon oratore, aveva diciassette anni e, nonostante alla sua età gli uomini già partissero per i mari, lui era ancora rilegato all’apprendimento dell’uso della spada. Era vero, che all’età di soli quattordici anni aveva sostituito il fratello nel governare Birka in sua assenza, ma questo, non faceva altro che aumentare la convinzione delle potenzialità del suo intelletto e non del fisico.

“Scusa!” sussurrò il giovane all’avversario prima di allontanarsi, mentre conficcava la spada di legno sulla riva.

“Erik, vieni con noi?” domandò Alrik, quando suo fratello li raggiunse.

“Dopo!” rispose sintetico, poiché i suoi occhi erano stati catturati dalla chioma fiammeggiante sfuggita all’elmo.

“A dopo!” risposero gli altri, allontanandosi con passo deciso.

Nel frattempo, il guerriero raggiunse quella che quasi sicuramente  era una donna e le si sedette accanto.

“Hai una tecnica orribile!” esordì guardando il mare.

“Lo so” rispose lei senza tentare di camuffare la voce.

“E trovo che questi indumenti e l’elmo non ti rendano giustizia.”

Con un movimento affranto si sfilò l’elmo, lasciando che i suoi capelli cadessero in una morbida cascata di fuoco.

“Non sarò mai brava come Kadlin” ammise abbattuta.

“Perché mai dovresti esserlo?”

Maya si volse a guardarlo con i suoi enormi occhi d’ambra. “Per difendermi.”

“Birka ha abbastanza guerrieri per difenderti.”

“Ma Helgo, no.”

La risposta lo lasciò sorpreso.

“Non avrai intenzione di tornare a Helgo?” le domandò  perplesso.

“Certo, è quello il mio posto.”

“Non ti trovi bene qui? Mi era sembrato di capire che ti sentissi a casa.”

“Oh, Erik, non fraintendere le mie parole, in questi anni Matran mi ha cresciuta come una figlia ed Helka mi ha amata come una sorella, anche Kal si è mostrato gentile, ma non posso continuare ad approfittare della vostra cortesia.”

“Maya, devi sapere che Helgo non è più la stessa.”

“Lo immaginavo, Erik, e comunque non potrà mai essere la stessa” la voce era bassa, ma gli occhi erano sempre fissi nei suoi.

“Saranno in pochi a voler fare ritorno” tentò ancora di persuaderla, non sapeva spiegarsene il motivo, ma l’idea che lasciasse la sua casa gli colmava l’animo d’angoscia.

Lei gli sorrise come se fosse stato un bambino “Ho usato questi anni per diventare una donna migliore.”

“Ma sarai da sola” continuò lui.

La rabbia che aveva provato quando non l’aveva vista nel suo giaciglio, in quel momento gli sembrava così superflua che mentalmente si diede dello stupido.

Lei si strinse nelle spalle cercando di minimizzare.

In realtà ci aveva pensato spesso, e ogni volta si ripeteva che rimanere a Birka significava comunque stare sola, presto Helka avrebbe trovato un marito, lui e Kal  sarebbero nuovamente partiti e Matran, beh, lei non avrebbe vissuto ancora a lungo. Almeno a Helgo sarebbe stata nella sua casa.

Nel silenzio che si era creato, Erik emise un sospiro profondo “Almeno lascia che sia io a insegnarti a combattere, Liut, non va assolutamente bene.”

Maya annuì felice, chi meglio del suo salvatore come maestro d’armi.

Con un rapido movimento si alzò in piedi tendendogli la mano e, nonostante non ne avesse bisogno, lui la prese, era piccola, ma non morbida come si aspettava e con questo aiuto si rimise in piedi.

“Vieni, voglio mostrarti una cosa” lo invitò afferrando l’elmo e la spada, e correndo si diresse all’abitazione.

“Che cosa mi vuoi far vedere?” le chiese standole dietro senza fatica.

Lei lo guardò da sopra una spalla sorridendo.

Entrò in una casa deserta, erano tutti usciti per le loro mansioni e sospirò maggiormente sollevata.

Avvicinandosi al giaciglio di Erik, fece leva su una trave di legno e, con quella leggera pressione, si aprì un vano.

“Non c’èra, prima” precisò l’uomo interessato.

Lei gli sorrise ancora da sopra una spalla, prima di concentrarsi per estrarne il contenuto. Una pelle grezza avvolgeva qualcosa di lungo e piatto, gliela tese.

“Aprila!”

Al tatto subito intuì quale fosse il contenuto, e si sorprese della sua leggerezza.

“E’ una spada” constatò la sua intuizione.

“Come ti sembra?” chiese lei, eccitata.

“Leggera e maneggevole per una donna” la impugnò distendendo il braccio per controllarne il filo “ma ha bisogno di essere ancora battuta un po’ e anche affilata!”

“Davvero? Lo farò senz’altro!” disse, sorridendogli grata.

“L’hai fatta tu?” domandò stupito.

“Sì, l’ho fatta grazie a Kith, mi ha aiutata tanto.”

Kith! Ecco perché passa tanto tempo con lui!

Al sentire quel nome gli venne in mente il comportamento avuto con quel ragazzo e se ne vergognò, pensando che forse, sarebbe stato giusto passare alla bottega più tardi per scusarsi.

“E’ ancora un po’ grezza, ma direi proprio che sta venendo bene!

Maya sorrise ancora, sembrava quasi che non avessero avuto alcuna discussione la sera prima.

“Sono felice che tu sia tornato!” ammise voltandosi e sfilando dalla testa la tunica marrone.

“Cosa stai facendo?” le domandò confuso, ma gli occhi furono più rapidi della coscienza e avidi si posarono  sulla candida pelle della sua schiena.

“Mi cambio” gli rispose con naturalezza, mentre infilava una tunica femminile del colore del sole. “Non pretenderai che vada da Kith vestita in questo modo!”

Sorrise divertita dall’idea, mentre sfilava i pantaloni. La nuova tunica però non svelò nulla e, inconsciamente, Erik maledisse quel tessuto troppo stretto per sollevarsi.

Che gli dei mi puniscano per questo pensiero! si augurò mentre spostava lo sguardo sulla spada.

“Sono pronta!” disse correndo a prendere l’arma “vieni con me?”

“No, ho detto ad Alrik che li avrei raggiunti al campo d’addestramento.”

“Bene allora, ti auguro un felice giorno!” disse piroettando su se stessa per uscire.

“Ne auguro uno anche a te!” replicò lui vedendola svanire via.

Alla prossima!

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4 Comments »

  1. Non vedo l’ora di vedere come andranno le lezioni che Erik ha promesso a Maya….
    È davvero una donna forte, voler tornare ad Helgo nonostante sia sola e voler imparare a difendersi non è poi una cosa da poco conto!!!

    Piace a 1 persona

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