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Curiosando nella storia ho incontrato una delfina di Francia

Buongiorno History lovers!
Torna un personaggio che è già stato nostro invitato, quindi, buona lettura! 😀

«Maria Josepha Karolina Eleonore Franziska Xaveria von Sachsen, ovvero Maria Giuseppa Carolina Eleonora Francesca di Sassonia, nacque a Dresda il 4 novembre del 1731 e morì in Versailles il 13 marzo del 1767. Figlia dell’allora principe elettore Federico Augusto Wettin e di Maria Giuseppa d’Austria, Maria Carolina fu duchessa di Sassonia per diritto di nascita e delfina di Francia per matrimonio, il quale, fu celebrato il 9 febbraio del 1747. Per merito o colpa di un volere superiore dunque, ella  sposò il neo vedovo Luigi di Francia, figlio ed erede al trono di re Luigi XV. Fu una moglie assai devota e una madre amorevole. Tre dei suoi figli divennero re di Francia e…»

Ok, basta con la lezione di storia, perché queste notizie le trovereste ovunque. Io preferisco, e voi con me, (lo so:-D) scoprire cosa c’era oltre l’apparenza, cosa si celava nel cuore di questi individui nei momenti di solitudine, perché non erano solo un titolo, loro erano persone, fatte di sangue, carne e cuore.

Maria Giuseppina

*****

“Illustre Regina, adorata sorella,
perdonate se non vi ho risposto sul momento, ma ero desiderosa di riferirvi qualcosa di ben diverso da quello che sto per scrivere. Ebbene, mi duole ammettere, che sono trascorsi già quindici giorni dal mio arrivo a Versailles e il Delfino ancora non mi ha raggiunta nelle mie stanze. È distante, mente e corpo, e pare troppo addolorato per notarmi. Questa sera si tiene l’ennesimo evento al quale non parteciperemo, egli è ancora in lutto per la sua precedente sposa e io detesto tali avvenimenti gaudenti e mossi da viziose debolezze.“

La delfina di Francia, quindici anni appena, fermò il tratto per sollevarsi dalla sedia, raggiungere la vetrata che dava sull’incantevole Orangerie e tentare, con quella visione, di scacciare il nodo di amarezza che le era salito in gola. Fermarsi a osservare i contorni graziosi di quell’area lussureggiante riusciva sempre a distrarla dalle sue tediose riflessioni e a infonderle nuova forza. Complice la buona sorte, il cielo quel giorno era splendidamente terso nonostante fosse solo febbraio e mostrava un riverbero chiaro, che fu capace di accrescerne la naturale raffinatezza placando il di lei animo turbato. Prima della partenza, sua madre l’aveva fortemente elogiata per il suo spirito d’adattamento, per l’acume e l’ironia, facendole sperare che le sue doti innate sarebbero state in grado di annientare l’ostilità della regina francese e di scalfire la contrarietà del marito, ma nonostante le lusinghiere promesse, ella non trovava gaudio in alcunché e provava solo tanto abbandono. Come poteva dirsi tranquilla se il marito la ignorava? Come poteva mostrare la maschera della nobildonna, calma e sicura, quando si sentiva provata dall’inadempienza?

Ben due coppie di sovrani attendevano che il suo ventre crescesse. Perché sarebbe stato quel figlio il vero laccio di unione tra due regni un tempo ostili e, fintanto che non l’avesse avuto, non si sarebbe mai sentita serena tra le pareti adorne della rinomata reggia di Versailles.

*****

«Storicamente parlando, c’è da dire che il matrimonio di Maria Giuseppa Carolina ebbe un inizio molto difficoltoso. Il delfino Luigi di Francia era in lutto per la precedente moglie Maria Teresa Raffaella di Borbone – Spagna (sorella di Carlo re di Napoli e di Sicilia) e, quindi, non era intenzionato a conoscere la nuova sposa. Questa sua chiusura rese vani molti tentativi della neo delfina, ma con enorme pazienza e una buona dose di sentimentale ingegno, ella alla fine riuscì a conquistarlo. In totale, Maria Giuseppa ebbe quattordici gravidanze, non tutte ben riuscite. Purtroppo a quei tempi era molto più difficile portare a termine una gravidanza sana, come lo era sopravvivere al parto. Nelle consuetudini della corte francese, c’era una norma non scritta che riguardava la prole reale. Tale usanza prevedeva che, nel caso un bambino reale morisse prima del compimento dei cinque anni d’età, non dovesse essere compianto e la famiglia non dovesse portare il lutto mostrando il proprio dolore.»

Una cosa molto triste a parer mio, soprattutto per la madre e il padre.

Ora, slittiamo nuovamente nella storia e nella vita di questa giovane donna.

*****

I giorni alla corte francese per la giovane delfina si susseguivano con una pesante monotonia. Anche quel giorno, come accadeva di consueto, aveva chiesto alle dame di andare via e si era seduta dinanzi alla fiamma del camino per osservarla e pregare nell’arrivo di un segno che le infondesse speranza. Non desiderava condividere con alcuno il proprio malessere, ma non poteva neanche fingere di non sentirsi vessata dalla situazione. Era una estranea in terra straniera, lo aveva pensato il primo giorno e continuava a farlo perché ancora ci si sentiva.

La porta del salottino si aprì con un sibilo e subito sollevò lo sguardo nella speranza di incontrare quello dello sfuggente consorte, ma con rammarico notò la cognata andarle incontro. Non si alzò, ovviamente, lasciò che si avvicinasse e l’autorizzò a parlare.

«Dovreste uscire da questo appartamento», le suggerì la principessa francese senza neanche sedersi, «continuare a celarvi alla corte non farà altro che far ignorare la vostra presenza.»

«Anna Enrichetta, cosa pretendete che faccia?» reagì dura, nonostante sentisse le lacrime pungolarle la gola.

«Vivere» chiarì con un mezzo sorriso e si mise seduta dinanzi a lei.

«Mi riesce difficile», confessò moderando il tono, «l’indifferenza di vostro fratello e la mal tolleranza che ha la Regina nei miei riguardi mi pongono in una posizione faticosa.»

La principessa francese parve riflettere alcuni istanti. «Ditemi, dove è andata la principessa sassone che si è presentata a corte con il ritratto di mio nonno?» sorrise con l’intenzione di confortarla. «Dovreste ritrovare quel coraggio», consigliò sincera, «dovreste essere la stessa giovane dei primi giorni, Maria Giuseppina», confidò in modo familiare, «non lasciate che vi pieghino, ma mostrate loro che siete in grado di oscillare a seconda del vento. A quel punto impareranno a notarvi.»

«Per quale ragione volete aiutarmi?» domandò confusa.

«Perché posso solo immaginare come sia spaventoso vivere nella vostra situazione. So per certo quanto lo sia stato per la mia sorella gemella in Spagna e, credo, che se dovessi mai trovarmi in una contesto simile, vorrei che qualcuno mi tendesse la mano e mi mostrasse sostegno.»

Quelle parole, dette con la freschezza dell’onestà, ebbero il potere di risollevare un po’ l’animo della delfina che, per la prima volta da quando era giunta a corte, si sentì meno sola.

*****

Spero vi abbia fatto piacere conoscerla.
Alla prossima!

7 Comments »

    • Lo penso anche io. Scavando nelle loro vite e vedendo cosa dovessero sopportare mette i brividi. Un esempio è l’obbligo di dare eredi, quando una donna era fertile il numero di gravidanze era sempre molto alto e non importava ad alcuno se il figlio precedente era nato morto, oppure era morto neonato o altro. Neanche il rischio che correvano interessava realmente, era un loro dovere e fine del discorso.

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  1. Non conosco molto questo personaggio. Mi è piaciuto leggere questi pezzi di vita quotidiana della sorellina di Maria Amalia. Considerando i numerosi rischi dovuti alle numerose gravidanze, doveva essere una donna dalla tempra molto forte, soprattutto perché doveva adattarsi ad un ambiente molto diverso dal proprio.

    Piace a 1 persona

    • Ammetto che Carolina (mi piace chiamarla così per comodità) ha avuto una vita interessante. Non come la sorella, ma altrettanto ricca di avvenimenti. Diciamo, anzi, che il suo inizio a Versailles fu davvero traumatico, sia il marito sia la suocera la odiavano. O_O

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