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Curiosando nella storia ho incontrato un rivoluzionario

Carissimi history lovers, buon pomeriggio!
Ecco il personaggio di oggi, buona lettura. 😀

«Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, nacque a Napoli il 20 giugno del 1620 e ivi morì il 16 luglio del 1647. Figlio di Francesco d’Amalfi (detto Cicco,) un abile pescatore e di Antonia Gargano, massaia, insieme a due fratelli e una sorella minore, formavano la classica e umile famiglia napoletana del periodo. Masaniello fu un rivoluzionario, ricordato principalmente per il suo operato contro le ingenti tassazioni applicate sui beni di prima necessità (frutta e verdura) dal vicereame spagnolo guidato dal duca d’Arcos Rodríguez Ponce de León.

Breve premessa storica.

Prima dell’arrivo di Carlo Sebastiano di Borbone nel 1734, il regno di Napoli non possedeva una propria indipendenza politica, il che sta a significare che per secoli è stato guidato in differita da sovrani spagnoli o asburgici, che in realtà non vi avevano mai messo piede e quindi, ignoravano il reale stato del regno. Il comando, infatti, era ceduto ai viceré, figure prevalentemente disinteressante al popolo che, con la loro superficialità, causavano un malcontento generale. La malagestio del duca d’Arcos provocò proprio questo, un’insofferenza che si tramutò in desiderio di rivalsa.

Tommaso Aniello, pescatore proprio come il padre, non potendo sopportare i soprusi messi in atto dalla nobiltà, iniziò a fomentare un piccolo manipolo di uomini contro il regime fino a quando esso non divenne un vero e proprio esercito. Dopo numerosi scontri, il popolo ottenne una riduzione delle tasse e Tommaso Aniello il titolo di Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano. Con il titolo, a Masaniello giunsero anche vari privilegi come l’essere ricevuto a Palazzo con la moglie Bernardina e vestire abiti da gentiluomo. Tuttavia, la sua elevazione gli portò anche l’astio dei suoi vecchi compagni d’armi, i quali lo accusarono di essere impazzito (forse a causa di un potente allucinogeno), quando ordinò diverse esecuzioni dei suoi oppositori, anche contro il volere del suo mentore e amico letterato don Giulio Genoino, e di essere un pederasta. Il popolo con e per il quale aveva combattuto era arrivato a disprezzarlo a tal punto da tramare contro la di lui persona fino a ucciderlo. Dopo la morte di Tommaso Aniello, la popolazione perse tutti i vantaggi ottenuti con il suo intervento e comprese quanto fosse stato importante per il proprio benessere. Fu allora che Masaniello divenne simbolo di forza nella ribellione per l’ottenimento dei propri diritti.»

Tommaso Aniello d'Amalfi

Ok, direi di avervi detto abbastanza, ora, andiamo a scoprire cosa si celava nel suo nobile animo.

******

Il giovane Tommaso Aniello se ne stava seduto all’interno della barchetta in legno, un tempo usata da suo padre, con le mani arpionate ai remi e gli occhi scuri puntati sulla terra ferma. In quel momento, una lieve brezza si levò dall’orizzonte scompigliandogli la zazzera bionda e sollevando all’istante anche l’odore autentico del pescato che, impertinente, gli si intrufolò nelle narici facendogli storcere il naso. Di lui si poteva quasi dire che fosse nato in mezzo ai pesci, eppure, di tanto in tanto quel profumo si tramutava in olezzo e lo trovava intollerabile.

Trattenne il respiro e con esso i pensieri che gli affollavano la mente. Fu una quiete fuggevole che durò appunto il tempo di un respiro, perché subito dopo ricordò il volto affranto della moglie e ne provò mortificazione.

La sera prima, infatti, Bernardina gli aveva confessato di non poterne più delle privazione e che mangiare solo pesce stava divenendo inammissibile.

Napoli sta affogando nella melma e noi con essa! Pensò con stizza, stringendo la presa sui remi e aumentando il ritmo della vogata.

Quando raggiunse il molo non ebbe neanche il tempo di attraccare, che il cognato gli corse incontro.

«Masanie’, l’hanno arrestata!» esordì Maso Carrese con il fiatone.

«Di chi stai parlando?» domandò calmo, finendo di legare la cima all’apposito supporto.

«Bernardina», spiegò l’altro, «l’hanno accusata di contrabbando.»

«Bernardina? Mia moglie?» domandò per conferma, saltando giù dalla barchetta come un grillo. «Impossibile! Perché mai?»

«Dicono che ha introdotto in città una calza di farina senza pagare il dazio.»

«Mannaggia la miseria!» imprecò l’uomo sollevando le mani al cielo prima di battere le mani una sull’altra. «Occupati del pesce», ordinò senza perdere tempo, «io devo pensare a lei.»

Il pescatore corse a perdi fiato tra i vicoli della città fino alla prigione in cui era tenuta sua moglie e ivi scoprì, che per ottenerne il rilascio doveva pagare una cauzione di cento scudi. Una cifra spropositata che egli proprio non possedeva, ma si adoperò con tutto se stesso per ottenerla.

Si indebitò secondo la tradizione e quando riebbe la moglie tra le braccia, ben otto giorni dopo, giurò a se stesso che era tempo di agire contro quei soprusi usando ogni mezzo, persino la forza se necessario.

*****

Nonostante Masaniello abbia combattuto per il popolo, esso alla fine lo ha tradito perché si è sentito ingannato a sua volta. Non esisteva il beneficio del dubbio, temo. Spero vi abbia fatto piacere conoscerlo.

Vi ricordo, che domani alle 18, su fb, ci sarà la perla di saggezza o di stoltezza del nostro personaggio e giovedì il nuovo sondaggio.

A presto!

1 commento »

  1. La storia di Masaniello è molto famosa ma era un personaggio complessivamente solo al potere. La mancanza di coesione con i suoi compagni lo rese inviso a tutti e questo fatto lo portò alla sua fine. Probabilmente, però, non sarebbe comunque riuscito ad innovare come avrebbe voluto.

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