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Istatanea n.28-28 extra-29-30

[28]

*****

«Siete sicura di non volere aiuto?» domandò ancora la cameriera, non avendo ottenuto risposta per le due volte precedenti.
Chiara parve udirla solo in quel momento. Si volse a guardarla  per rivolgerle un sorriso gentile, «Sì, puoi andare» confermò senza lasciare spazio alle emozioni.
Non aveva bisogno di lei perché non avrebbe dormito. Non avrebbe potuto, troppi erano i pensieri ad amareggiarle l’anima.
Una volta sola, la nobildonna tornò a guardare il cielo sereno rilucente di stelle, in cerca della morale quiete di cui aveva bisogno per superare quel momento d’afflizione.

*****

[28 extra]

*****

Il respiro della giovane dama italiana si espanse d’improvviso sul vetro, aggredendolo e bollandolo con il suo rovente spasimo. Si era ripromessa di non pensare. Aveva pregato affinché la sua mente non le riproponesse quel volto austero, meraviglioso e irraggiungibile, ma essa, traditrice, continuava impavida proprio in quella missione. Quasi stizzita lanciò un ulteriore sguardo alle stelle prima di puntarlo al giardino inghiottito nel buio. Era stanca, spossata dalla lotta interiore che stava intraprendendo tra ragione e sentimento. Poteva quasi vedere il cuore e il cervello che si guardavano con astio, portando alle sue labbra ognuno le proprie ragioni e, quello, non faceva altro che farle anelare solo di scomparire.
Mossa dal desiderio inconcludente di ribellione, afferrò il mantello e corse all’esterno. Si mosse rapida tra i sentieri immersi nel verde, inspirando a pieni polmoni il profumo della notte mescolato con quello della natura in fiore. Avanzò rapida e leggera fino all’enorme scalone dove egli le parlò affabilmente la prima volta e non poté credere a quanto le facesse male dover rinunciare a qualcosa, o meglio a qualcuno, che invéro non era neanche mai stato suo.
«Chiara?» sentì chiedere alle sue spalle.
Il sussulto di lei fu inevitabile, come la sorpresa nei suoi occhi.
«Vostra Grazia! Cosa fate qui?» domandò senza pensare.
«Potrei farvi la stessa domanda», replicò avvicinandosi a lei per osservarne i lineamenti al chiaror di Luna. «A quest’ora, per giunta?»
«Avevo bisogno di passeggiare» ammise senza filtri.
«Qualcosa vi turba?»
«Sì, Vostra Grazia» confessò con onestà, abbassando lo sguardo.
«Per questa ragione siete fuggita da me?» incalzò diretto il duca, senza inutili giri di parole. Aveva bisogno di capire se il trasporto che le aveva letto negli occhi fosse stata solo un’illusione o pura realtà.
«In parte sì» sospirò non riuscendo a contenere l’afflizione. Poi ripensò allo sforzo occorso per garantire alla gran dama  il proprio disinteresse e indietreggiò d’un passo. «Devo rientrare.»
«Fuggite, nuovamente» le fece notare confuso.
«Vi prego di capire!» soffiò soltanto, prima di raccogliere le gonne e correre via.

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[29]

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Vederla fuggire via, di nuovo, per Francesco Saverio fu come ricevere un pugno allo stomaco. Tutte le sicurezze maturate in quegli ultimi anni iniziarono a frantumarsi portando alla luce il giovane timido e impacciato, deriso perfino dalla sua stessa famiglia. Strinse i pugni lungo i fianchi per attutire l’amarezza causata da quella freddezza che sapeva di non meritare e inspirò a fondo, percependo ancora nell’aria il di lei profumo.
Chiuse gli occhi per un lungo momento, prima di puntarli alla Luna, magnifica e splendente sopra il suo capo e si ritrovò ad ammettere con se stesso di aver sbagliato e forse frainteso i suo gesti. Si era sempre ritenuto bravo a comprendere le persone, ma forse con lei aveva sbagliato.  Può darsi, ipotizzò con una punta di rammarico, che le sue stesse sensazioni lo avessero confuso e persuaso che ella provasse un intimo interesse. Sospirò ancora, odiandosi per essersi mostrato tanto debole e con una moltitudine di pensieri funesti rientrò nella propria camera, dove però, non riuscì a trovare riposo.

*****

[30]

*****

I passi di Chiara si muovevano rapidi e leggeri, mentre tentava con tutte le sue forze di allontanarsi da quella incantevole tentazione fatta di occhi color cielo e sorriso impertinente. Nonostante non avesse mai desiderato altro che la di lui attenzione, in quel momento si era resa conta di quanto fosse stata sciocca la sua infatuazione e di quanto poco potesse ottenere da lui. Il bel mondo non avrebbe mai concepito una tale unione e, forse, egli neanche la voleva. Non appena richiuse la porta della sua camera, vi si appoggiò sopra esausta, prima di emettere un lungo sospiro. Non riusciva a credere di essere fuggita ancora alla sua presenza, si sentiva inadeguata e fortemente esposta, vittima di un sistema che non le concedeva nulla di più di quello che aveva. Doveva solo smetterla di sognare e riprendere in mano la propria vita.
Ma come poteva dimenticare le di lui attenzioni? Come poteva fingere di non sentire il turbamento fiorirle nello stomaco fin nel petto, ogni qual volta posava lo sguardo sul di lui volto?
Era destinata a fallire nel suo compito, ne era certa. L’unica cosa che si augurò, a quel punto, fu solo sperare di farlo nel modo più delicato possibile.

*****

Alla prossima!

Vai Istantanea n.31-32-33

1 commento »

  1. La scelta di Chiara è inevitabile ma difficile da realizzarsi. Il suo ruolo di dama di compagnia potrebbe portare molti benefici alla sua famiglia e cerca di svolgerlo nel miglior modo possibile, eppure non è affatto semplice. Non ha fatto i conti con il suo cuore.

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