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Cuore vichingo: capitolo 10

Maya e Liut si erano allontanati dalla zona centrale tenendosi per mano. Un gesto ritenuto intimo per molti, ma che per entrambi risultava naturale e assolutamente innocuo. Quando giunsero nella retrostanza, protetti da una tenda composta da pelli pesanti, si distanziarono per guardarsi negli occhi e dirsi ciò che la mente desiderava proferire.

“Alrik mi ha detto delle nozze. Si tratta di Helka, vero?” esordì il giovane con voce chiara e tono basso.

“Sì”, confermò la rossa annuendo con il capo, “come hai fatto a capirlo?”

“La sua espressione abbattuta”, rise stringendosi nelle spalle, “non l’avevo mai vista tanto silenziosa come questa sera.”

“Non pensarci” sminuì con un accenno di sorriso.

“Spiegami un po’ quel sorrisino, signorina” la interrogò falsamente indignato, mentre incrociava le braccia con finta boria e le puntava addosso lo sguardo d’argento.

“Nulla di importante. Sai come è fatta!” minimizzò ancora, sperando che non volesse sapere i dettagli. Non desiderava dirgli che l’amica fosse restia a sposarlo o meglio ancora contraria.

“Sì, lo so”, confermò, “come conosco te e, lasciatelo dire, sei una pessima bugiarda.”

“Ma se non ho detto niente!” replicò sulla difensiva.

“Non serviva. I tuoi occhi mi hanno risposto ancor prima della tua voce. Helka non vuole sposarmi, lo capisco.”

“Non sei tu” tentò di porre un rimedio per il di lui orgoglio, ma Liut in risposta rise.

“Invece sono proprio io ma, comunque, anche per me sarebbe stata un’imposizione difficile da accettare.”

“Non la trovi gradevole?” domandò d’istinto, incredula che qualcuno potesse rifiutare la sua amica.

“Non esiste solo l’aspetto esteriore, Maya.”

“Ma Helka non è solo bella” contestò, trovandosi nella stessa discussione ma con l’interlocutore diverso. “Ha molte doti.”

“Non lo nego, ma è troppo superficiale e non dà la giusta importanza alle cose e alle persone.”

“Se la pensi così allora non la conosci così bene come credi” reagì delusa. Da lui si aspettava un atteggiamento differente.

“Maya non è sbagliato avere un’opinione.”

“Lo è, se è dettata dai preconcetti.”

“Pensi che sia prevenuto?” la interrogò sondandole il viso con decisione.

“Sì.”

“Quindi, puoi tranquillamente confermare che mentre tu lavoravi più ore del sole, lei non era a casa a oziare o in giro a provocare i giovani di bell’aspetto?”

Maya si animò per rispondere, ma non era sufficientemente brava a trovare buone scuse in poco tempo, così disse solo ciò che sentiva: “Loro mi hanno accolto.”

“Capisco anche questo”, chiarì il giovane sorridendole con affetto, “so benissimo come tu ti sia sentita e ti senta sempre in difetto nei loro confronti e allo stesso tempo grata per il loro supporto. Ciò non toglie che le tue fatiche sono state superiori alle aspettative.”

“Lo faccio di mia volontà”, spiegò con un lampo di fierezza nello sguardo, “voglio poter essere in grado di badare a me stessa.”

“So anche questo”, rise, “sei testarda e ribelle.”

“Ma anche gentile e divertente” sottolineò ironizzando, mentre gli dava una lieve spinta in forma goliardica.

“Divertente non saprei” mormorò con un’espressione falsamente dubbiosa, prima di scoppiare a ridere e trascinare lei in un momento spensierato.

Quello che molti ignoravano, era che essendo due emarginati, avevano trovato nella loro amicizia il giusto sostegno.

Invéro, Maya avrebbe potuto contare sulle vedove del proprio villaggio, ma quelle donne erano troppo impegnate nel cercare di ricostruirsi una vita e pertanto, non avevano tempo da perdere con una ragazzina che, in parte, poteva essere un problema.

La giovane dai capelli color lava era particolare e aveva il potere di infiammare gli animi e i cuori con una velocità inaudita anche se, per la maggior parte del tempo, tendeva a frenarsi per non creare disaccordi.

“Disturbo?” la voce potente di Erik si sovrappose alle risate e il suo tono asciutto le fece sfumare in un basso respiro.

“Certo che no”, rispose Liut sereno, “stavamo solo parlando.”

“Cos’altro avresti voluto fare?” replicò d’istinto, gettandogli addosso uno sguardo duro che spiazzò entrambi i giovani ma, mentre la giovane fissò il nuovo arrivato a bocca aperta per la sorpresa, Liut reagì con una sonora risata.

“Cos’hai da ridere?” incalzò avanzando di un passo verso il ragazzo. Sentiva una rabbia folle bruciargli il sangue nelle vene ed era pronto a esplodere da un momento all’altro.

“Ti comporti proprio come un fratello maggiore”, ironizzò Liut sostenendo lo sguardo e lasciandogli intendere dal tono che pensasse tutt’altro.

Erik recepì il messaggio, tuttavia lo mutò in suo favore. “È ovvio che sia così, per me è come se lo fosse.”

A quelle parole Maya si ricompose e si celò nuovamente dietro al muro dell’impassibilità.

“Bene”, s’intromise poi, catalizzando l’attenzione dei due uomini, “Erik, avevi bisogno di qualcosa?”

“Ero solo curioso di capire cosa steste combinando” ammise serafico.

“Quindi, ora che ci hai visto puoi anche andare” suggerì Maya indicandogli l’uscita con un cenno della mano.

“No, direi proprio di no” contraddisse guardandola dritta negli occhi e se ne pentì un attimo dopo.

Nonostante l’argomento, il luogo e la presenza di Liut al suo fianco, riuscì nuovamente a perdersi in quella tonalità calda, percependo ancora quell’energia alla bocca dello stomaco difficile da ignorare. Per un solo istante gli si bloccò il respiro e il cuore mancò un battito completamente frastornato.

“Cosa vuoi ancora?” reagì la rossa sostenendo lo sguardo, mordendosi l’interno del labbro per non urlare la propria frustrazione e per non fuggire da lui e da quel gradevole languore.

Liut, ignorato da entrambi, sollevò gli occhi al cielo con un chiaro gesto divertito. “Mi sta chiamando Alrik, devo andare!” borbottò mentendo spudoratamente, ma nessuno dei due se ne accorse, perché troppo impegnati ad assimilare quelle sensazioni.

“Cosa vuoi, Erik?” ritentò la rossa spostando lo sguardo alla tenda.

“Parlare” mormorò passandosi una mano sulla nuca. Un gesto che faceva solo quando era preoccupato o confuso.

“Di cosa?” inquisì tornando a guardarlo e, notando il suo gesto, ne intuì lo stato d’animo.

Si guardarono nuovamente negli occhi. Tra loro c’erano circa tre metri di distanza eppure, era talmente forte la reazione dei corpi alla presenza dell’altro da sembrare vicini.

“Erik” soffiò fuori, confusa dalla direzione che avevano preso i suoi pensieri. Non si era mai spinta tanto oltre come in quel momento.

“Maya” replicò avvicinandosi ma, ancor prima di dare luce alle sue intenzioni, il coro che invocava la sua presenza nell’altra stanza, lo bloccò a un passo da lei.

“Ti reclamano” riuscì a dire la giovane con la speranza di sembrare tranquilla. Non voleva che pensasse di avere un qualche potere su di lei, anche se, in realtà ce l’aveva.

“Sì” annuì uscendo a gran velocità da quell’ambiente, portandosi dietro tutta la confusione e l’agitazione nata da quella adiacenza.

Erik, maledizione, ma cosa stavi per fare? Imprecò contro se stesso, mentre modellava il viso con un sorriso tirato a beneficio degli altri.

Maya, nel mentre, si osservava le mani strette in grembo imprecando contro se stessa, Accidenti, Maya, mantieni il controllo e rispetta i tuoi obiettivi.

 ******
Carissimi guerrieri e guerriere, buon momento!
Ho visto che siete quadruplicati in quest’ultima settimane e vi ringrazio, ma fatemi sapere che ne pensate. 😀

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4 Comments »

  1. Liut sa vedere bene e sarei curiosa di vedere come possa relazionarsi con Helka, sulla quale ha in parte ragione. Helka rimarrebbe molto sorpresa se sapesse cosa Liut pensa di lei e forse un po’di vanità se ne andrebbe. E’ingenua e sognatrice. Passando a quei due testoni, beh, la strada è ancora lunga.

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