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Istantanea n. 34-35-36

[34]

*****

Il duca le riservò uno sguardo ambiguo, di quelli che dicono tutto e niente a seconda dell’interlocutore. Gli occhi chiari erano circondati da profonde occhiaie che ne acuivano l’espressione e la lieve barba, gli conferiva un aspetto virile che le imbrigliò la voce.

«Avanti, scegliete pure” l’autorizzò con un lieve cenno della mano.

«Non pensavo passaste la notte qui» mormorò lei spostandosi tra gli scaffali, ma i movimenti erano incerti, perché riusciva a percepire il suo sguardo severo sulla schiena e non ne comprendeva la ragione.

«Non vedo come potesse essere altrimenti», replicò duro, «in fin dei conti voi non mi conoscete.»

«Certo» balbettò, tentando di concentrarsi sui titoli per non prenderne un altro a caso.

Chiara abbassò lo sguardo sul libro che aveva tra le mani, sentendo la soggezione montarle dentro.

Nonostante quell’impercettibile venatura di ironia che aveva ascoltato, egli era nuovamente freddo e scostante e, in cuor suo sapeva, che la colpa di tale distacco fosse soltanto sua.

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[35]

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Francesco Saverio seguiva i di lei movimenti con una sorta di cipiglio il quale, era causato più dal flusso dei propri pensieri che dalla di lei presenza.  La verità, quella che si ostinava a celare, era che quella dama gli era entrata nella mente e non sapeva come scacciarla. Anche l’averla ignorata non era servito a molto, visto che era bastato incontrarla in separata sede per sentirsi nuovamente avvinto.

«Trovato!» esclamò con lieve titubanza. «Grazie!» soffiò, poi quando ne incontrò lo sguardo.

«Era il minimo», brontolò, «ora, andate via.»

«Come desidera, Vostra Grazia!» mormorò, quasi delusa, con una riverenza.

«Come desidero?» ribatté brusco, bloccandone l’uscita.

«Volevo dire…»

Con un paio di falcate le fu a un soffio. «Vi ricordo, che siete stata voi ad allontanare me.»

Chiara abbassò lo sguardo colma di vergogna. Cosa poteva dirgli di abbastanza giusto da non offenderlo e non minare alla propria posizione?

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[36]

*****

«Non vi ho allontanato», replicò piano, «non è ho il potere.»

«Per favore, evitate di giocare con le parole, Chiara. Sappiamo entrambi che è quello che avete fatto», sbuffò come un toro non potendo evitarlo, «avevate ben compreso il mio interesse e, altrettanto bene, voi mi avete mostrato il vostro rifiuto.»

La dama sollevò gli occhi in quelli di lui.

«Non ribattete?»

«Cosa posso mai dire?»

«La verità», rispose passandosi una mano tra i capelli scuri, «ho sempre pensato di essere un buon osservatore, Chiara, ditemi, come ho potuto sbagliare su di voi?» la voce uscì bassa e quella tonalità toccò le corde della propria amarezza.

«Non lo avete fatto, Vostra Grazia», ammise con fatica, tornando a guardare in basso per celare il rossore, «ma sono una dama», precisò con un nodo in gola, «sono solo la figlia di un conte italiano e voi siete un duca.»

Senza attendere il permesso, piroettò su se stessa e fuggì via.

*****

Buona settimana!

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