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Cuore vichingo: capitolo 11

I festeggiamenti stavano procedendo nel migliore dei modi. L’idromiele e la birra continuavano a fluire nei corni alzati, infondendo coraggio e una buona dose di indecenza.

Non era strano che i banchetti sfociassero in baldoria pertanto, non vi era alcuno disturbato da tanto dissoluto baccano, ma qualcuno di infastidito c’era, anche se le motivazioni erano differenti.

“Voglio andare a casa”, piagnucolò Helka guardando l’amica seduta al suo fianco, “non mi sto divertendo.”

“Solo perché continui a oziare su questa panca”, reagì tranquilla, “vai in giro. Parla con qualcuno. Bevi” suggerì, mandando giù un po’ di idromiele.

Non amava particolarmente le bevande alcoliche e, invéro, non le reggeva neanche tanto bene ma, quella sera, aveva la necessità di stordire i sensi al fine di non pensare.

Non voleva assolutamente ricordare la spossatezza e il calore provato quando Erik le si era avvicinato poco prima, guardandola negli occhi e dichiarandole con quello sguardo un attacco dritto al cuore.

“Forse dovrei bere dal tuo corno”, ipotizzò togliendoglielo dalle mani, “si può sapere perché stai bevendo così tanto?”

“Devo dimenticare” confessò d’istinto.

“Cosa?” la incalzò l’amica tutta a un tratto interessata.

“Nulla” riuscì a ragionare.

“Ti ho vista uscire mano nella mano con Liut”, ammise la bionda prima di guardarla negli occhi, “vuoi dirmi qualcosa?”

“Non è come pensi. Siamo amici.”

“Non si direbbe.”

“Cosa vai farneticando, Helka, lo sai che siamo amici” ripeté corrugando la fronte.

“Allora, spiegami perché sei rientrata sconvolta?”

“Non sono sconvolta e lui non centra.”

“Da quando hai segreti con me?” la interrogò posando il corno.

“Non ho segreti” alitò passandosi una mano tra i capelli ramati.

“Provi qualcosa per Liut?” continuò Helka con interesse. “Se così fosse dovresti dirlo. Magari Alrik accetterebbe…”

Maya la interruppe con uno scoppiò di risa.

“Ora perché ridi?”

“Sorella, sei forse impazzita?” domandò scuotendo il capo a destra e sinistra per scrutarla meglio. “Dimentichi che Liut è un Jarl” concluse sorridendo, come se quell’ultima affermazione dovesse spiegare tutto.

“Ciò non toglie che Alrik lo voglia far sposare con me, che come ben sai non lo sono” le fece notare tranquilla, “quindi, se tu volessi.”

“Non voglio”, la interruppe seria, “sono affezionata a Liut, ma lui è solo un amico. Non provo niente di diverso per lui.”

“Così mi ferisci!” sentirono alle loro spalle.

Il tono era divertito e non ferito così Maya si sentì libera di sorridergli. “Lo so, ma in fondo anche tu non mi vuoi in quel modo.”

“Vero” confermò sedendosi in mezzo alle due ragazze, prima di voltarsi a guardare Helka negli occhi. “Dobbiamo parlare.”

“Di cosa?” gli domandò la bionda con soggezione, mordendosi l’interno della guancia per scacciare l’imbarazzo.

In passato aveva parlato spesso con Liut, ma quella fu la prima volta in cui lui pretese un confronto.

“Di noi.”

“Non c’è nessun noi” contestò seria e lui rise di ironia.

“Solo perché non ho voluto” chiarì sostenendo lo sguardo della bionda e pertanto non poté evitare di notare come quella consapevolezza avesse scurito il verde delle sue iridi. Gli dispiacque, ma non modificò il tono, perché sapeva bene cosa pensasse di lui ed era fermamente intenzionato a dimostrarle quanto si sbagliasse.

“Non hai voluto?” replicò confusa.

“Esatto”, confermò con decisione, “l’idea è stata di Alrik, non mia. Io non ti avrei mai scelta, come tu non avresti mai scelto me.”

Helka arrossì di vergogna, se quel rossore fosse dovuto al rifiuto o al fatto di essere stata scoperta non le era chiaro, ma ugualmente abbassò lo sguardo sulla terra battuta e rimase in silenzio.

“Io devo andare” s’intromise Maya alzandosi per evitare di ascoltare quel discorso e, senza attendere alcun cenno, scivolò via.

In realtà nessuno dei due osò muoversi.

“Sei stranamente silenziosa”, constatò Liut continuando a guardarla, “questa consapevolezza, unita allo scampato pericolo, dovrebbe renderti felice. Perché non lo sei?” andò dritto al punto.

“Tu, invece, sei stranamente loquace” ribatté, evitando di rispondere. Anche perché non aveva idea di cosa dire.

“Questo sono io, Helka.”

“Non il Liut che conosco”, contestò tornando a guardarlo negli occhi, “non ti ho mai sentito parlare in questo modo.”

“Forse non mi hai mai ascoltato.”

“Perché ti rivolgi a me così?” gli domandò, colpita dalla sua freddezza.

“Credevo ti piacesse” replicò con un’alzata di spalle.

“A nessuna donna piace essere trattata male” replicò incrociando le braccia al petto.

“Sei sicura?” la canzonò con un ghigno sfrontato. “A me risulta che corri dietro ai giovani più rozzi del villaggio e lasci che si approfittino della tua infatuazione.”

“Chi…” fece per rispondere, ma si zittì sconfitta. Era vero e non poteva ribattere in alcun modo.

I due rimasero in silenzio per un lungo momento, occhi negli occhi, studiando lo sguardo dell’altro e cercando di trarre una verità da esso.

“Perché mi hai detto quelle cose?” domandò Helka interrompendo il silenzio. Sentendosi mortificata, nonostante non gli avesse mai dato importanza.

“Perché dovevo farlo.”

“Che risposta è mai questa!” reagì, sollevando gli occhi al cielo.

“Vedi, Alrik non ha cambiato idea su di noi, ha solo deciso di posticipare l’annuncio, quindi, era mia intenzione farti sapere come la penso.”

“O meglio, cosa pensi di me” gli suggerì seccata. Infastidita dal fatto che non la volesse e che la ritenesse una sciocca dall’indole disinvolta.

“Anche, ma non solo. La verità è che desideravo dimostrarti che non sono il ragazzino senza polso che credi. Non ho bisogno di un invito per parlarti e se fino a oggi mi sono mostrato gentile, è stato solo per rispetto non per timidezza.”

“È un tuo pensiero, non mio” tentò di difendersi.

“Non sono uno stupido, Helka e questa è l’unica dote che mi viene riconosciuta, quindi, non trattarmi come tale. Credi che non ti abbia mai sentita parlare con le tue amiche di me? Oppure, che non abbia mai notato l’espressione di sufficienza con la quale mi accoglievi se c’erano i bifolchi al tuo fianco?”

“Io…” provò a giustificarsi, ma le parole fuggirono dalla sua mente, perché intrisa di troppi sensi di colpa.

“Non cercare altre scuse” riprese il giovane con voce secca. Nonostante non fosse il suo modo di porsi abituale, in quel frangente lo ritenne assolutamente necessario. “Quello che mi preme chiarire, è che non tollererò altri atteggiamenti irrispettosi, quindi, regolati di conseguenza” concluse sprezzante, prima di alzarsi e di andare via.

La lasciò da sola a riflettere, affinché facesse un po’ di chiarezza nel turbinio dei propri pensieri.

Poco distante, appoggiata con la schiena sulla parete di legno vi era Maya, con un corno alle labbra e gli occhi puntati sulla coppia di amici.

“Cosa fai? Non lo rincorri?” le domandò Erik posizionandosi al suo fianco.

La rossa spostò lo sguardo da Helka, ormai sola, a lui con una sorta di confusione, che si dipanò non appena lo fissò negli occhi.

“No. Credo che questa volta sia tua sorella ad avere bisogno di me.”

“Perché?” la interrogò guardando Helka e scorgendone la postura abbattuta aggiunse, “cosa le ha fatto?”

“Nulla. Le ha solo detto ciò che pensa.”

“Le ha detto che non vuole sposarla?”

“Sì”, confermò Maya bagnandosi le labbra con il liquido dolce, “ma credo gli abbia detto anche altro.”

“Per esempio?” la incalzò curioso.

“Chiedilo a lui e lasciami in pace!” reagì brusca, allontanandosi.

Lui era troppo vicino e la mente stordita dall’alcool non lo era abbastanza per ignorarlo. Sentiva il suo profumo invaderle i polmoni, percepiva il calore del suo respiro sfiorarle la pelle e mandare in confusione ogni buon pensiero.

La parte istintiva, quella che si ostinava a relegare, non desiderava altro che annullasse quell’esigua distanza con una stretta capace di bloccare il  respiro.

“Dove stai andando?” la fermò, afferrandole la mano per trattenerla.

“Non sono affari che ti riguardano, Erik” replicò fissando il punto d’incontro tra i loro corpi dal quale sentiva irradiarsi un potente calore e, istintivamente, si umettò le labbra mentre tornava a guardarlo negli occhi.

“Per gli Dei!” mormorò sostenendo lo sguardo e ritrovandosi nuovamente inghiottito dalla tonalità calda dei suoi occhi. Nonostante fosse in mezzo ad altre persone, percepì ancora quell’energia alla bocca dello stomaco difficile da gestire e per un solo momento si sentì completamente stordito.

“Lasciami andare” sussurrò la rossa con poca convinzione, sostenendo lo sguardo e mordendosi l’interno del labbro per scaricare la tensione.

“Non posso.”

“Sì che puoi” replicò Maya, senza nemmeno tentare di allontanarsi. Non ci riusciva. Sembrava che ogni parte del suo corpo volesse stare con lui.

“Allora, diciamo che non ci riesco” aggiunse accorciando le distanze.

“Cosa fai?” inquisì la giovane spalancando gli occhi, mentre l’eccitazione e l’aspettativa si impadronivano di lei.

“Vieni con me?”

“Dove?”

“Fuori.”

“Perché?”

“Ho bisogno di parlarti” ammise, sconvolto dai suoi stessi pensieri.

“Puoi farlo anche qui” replicò d’istinto, spaventata dall’idea di ritrovarsi sola con lui e di non riuscire a frenarsi.

“Maya, ti prego” si ritrovò a supplicare come non aveva mai fatto, ma sentiva il bisogno di stare solo con lei, ne aveva necessità quasi fosse diventata il suo ossigeno.

“No.”

“Maledizione! Puoi almeno per una volta stare zitta e venire con me?” chiese con frustrazione, sperando con tutto il cuore che non si rifiutasse ancora.

Che idea vi siete fatta su Liut? Helka? Maya? Erik?
C’è già un personaggio preferito?
Alla prossima!

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7 Comments »

  1. Aaaaaaaa sono tornata, ho letto tutti i capitoli che avevo arretrati….che devo dire??? Come sempre fantastici!!!
    Anche per me Liut ha fatto bene e non vedo l’ora di sapere cosa vorrà Erik da Maya 😍

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  2. Liut ha fatto bene e, in fondo, ha semplicemente preteso di essere rispettato. Helka lo ha giudicato come uno smidollato e lui sa benissimo di non esserlo. Helka è arrabbiata ma Liut, parlandole con durezza, ha avuto rispetto anche della sua intelligenza, a differenza dei suoi spasimanti che l’hanno usata senza davvero amarla. La signorina deve scendere dal piedistallo. Passando a Erik….è sempre più cotto.

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