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Lo sapevi che: vogliono eliminare i gatti dal territorio

Carissimo/a history lovers, buon momento!
Mi è appena capitato di leggere una notizia che è stata in grado di farmi sia storcere il naso sia pensare.

A quanto pare in Nuova Zelanda, esattamente nel piccolo villaggio di Omaiu, il Consiglio regionale per l’Ambiente del Southland ha chiesto ai suoi abitanti di registrare i propri felini dotandoli di microchip di riconoscimento e, nel momento in cui il fidato amico lascia il mondo dei vivi, di non prenderne un altro al fine di farne estinguere la razza e salvaguardare l’oasi naturale protetta presente nel territorio. Sempre a detta dell’amministrazione regionale, i gatti potrebbero essere la rovina di tale luogo.

Ora: questa notizia non ti ricorda qualcosa?

Per chi non avesse ancora letto “Carlo e Maria Amalia un amore reale” (cosa stai aspettando? :-D) Ti posso dire che nel 1738, nel Regno di Napoli, fu emanata una legge simile che obbligava gli abitanti di Procida a liberarsi dei propri felini domestici con tanto di pena esemplare per i trasgressori.

 

Estratto:

La giovane regina lasciava a Charlotte l’agio di agire senza metterle ansia.  Ne guardava il riflesso con un sorriso benevolo, nonostante le stesse torturando la schiena con la sua stretta.

«Non così!» il consiglio di Anne sopraggiunse come un salvataggio e Amalia sospirò grata.

«Perdonatemi» si mortificò la cameriera spostandosi per cedere il posto all’altra.

La dama mostrò nuovamente il corretto operato spiegandone i passaggi come se fosse la prima volta.

«Anne, sapete se il re è a Palazzo?»

«No, Maestà, è a Procida.»

«Ancora a caccia!» esclamò Maria Amalia con un sorriso divertito, ma dal riflesso non le sfuggì la smorfia che si dipinse sul volto della cameriera.

Un certo fastidio le torturò lo stomaco all’istante.

«C’è qualche problema, Charlotte?» domandò senza celare il nervosismo.

«No, Vostra Grazia.»

Amalia si volse a guardarla senza curarsi di Anne e del lavoro che stava facendo per appuntare la gabbia. «Cosa non vuoi dirmi?» incalzò avanzando nella sua direzione.

Charlotte abbassò lo sguardo sulle piccole mani, torturandosele con un’evidente indecisione mista a imbarazzo. Il cuore le galoppava nel petto e non sapeva come fare per non offendere la Regina.

«Sto aspettando una risposta» continuò la Sovrana con tono gelido.

«Niente che possa preoccupare, Vostra Maestà» si affrettò a rispondere, rossa in volto.

«Lascia che sia io a decidere», continuò seria, «la tua espressione non mi è piaciuta affatto.»

Anne si portò di fianco alla cameriera e le suggerì con garbo di parlare liberamente.

Se quel permesso valesse veramente qualcosa non le era dato saperlo, così deglutì a vuoto abbassando ancora di più lo sguardo. «Quello che ho da dire potrebbe urtare, Vostra Maestà, e temo per me e la mia famiglia» sussurrò timidamente.

«Non sono un Tiranno, parla.»

Con ancora qualche esitazione la cameriera disse: «Gli abitanti dell’isola non amano questa passione del re.»

«Cosa intendi dire?»

La fanciulla deglutì con evidente tensione.

«Ti ho fatto una domanda» sottolineò seria. Il tono suonò duro persino alle proprie orecchie, così Amalia lo modificò lievemente, «Non temere ripercussioni, Charlotte, sii solo sincera.»

La cameriera trasse un profondo respiro prima di ammettere: «Sua Altezza Reale ha fatto di Procida il suo vivaio di fagiani.»

«Dunque?»

«Egli ha ordinato di eliminare tutti i gatti, perché sono nemici naturali dei Fagiani.»

«Per quale motivo questo dovrebbe incancrenire l’animo del popolo?» incalzò la regina.

La cameriera arrossì non sapendo come proseguire. Ella non conosceva il vero motivo del malumore isolano, ma sapeva che erano furenti con il Re. Lo aveva sentito dire a qualcuno nelle cucine ed era una fonte certa. Donne della sua estrazione sociale, purtroppo, non avevano modo di informarsi o di farsi una propria opinione, dunque, si affidavano ai discorsi portati dal vento o da chi poteva vivere quel Mondo.

Era un modo per apparire più che essere.

«Spiegati» la pressò.

Charlotte scoppiò in lacrime senza un motivo apparente. «Non lo so!» ammise tra un singhiozzo e un altro. «Io l’ho sentito dire nelle cucine, non so il perché.»

Amalia spostò lo sguardo dalla cameriera alla dama, spazientita.

«Anne, chiedete al capitano Von Dreje di indagare su questo problema, non voglio certo rischiare una rivolta popolare per dei fagiani

«Subito?»

«Sì. Charlotte continuerà a vestirmi. Preferisco saperne di più su queste voci. Mai lasciare niente al caso.»

«Insegnamento della regina madre?» domandò Anne, mentre lisciava le gonne e controllava l’impeccabilità del proprio riflesso.

«No, idea mia» rispose Amalia con orgoglio poi, notando quei gesti inusuali nella dama, aggiunse sorridendo: «Suvvia, siete incantevole. Andate.»

Una volta sole guardò gli occhi arrossati della cameriera e provò una punta di dispiacere. Non voleva pressarla o spaventarla, ma necessitava di risposte. Si lasciò vestire in silenzio senza chiederle altro. Purtroppo Charlotte non aveva colpe, lei era solo una vittima della scarsità della sua vita.

Alcune ore più tardi…

Se desideri saperne di più sull’accaduto e sulla vita di questi due sovrani,
 trovi tutto QUI.

Alla prossima!

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Notizia letta su MSN news

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