Vai al contenuto

Cuore vichingo: capitolo 13

Il risveglio di Maya il mattino seguente fu terribile e la scaraventò con malagrazia nella realtà. La testa le doleva e in bocca percepiva nitidamente il sapore del fiele, il quale le rendeva la lingua felpata.

Si girò su un fianco, portò una mano sulla fronte per strofinare gli occhi e massaggiare le tempia prima di tentare di schiudere le palpebre. Ci vollero alcuni tentativi prima che ci riuscisse.

“Ben svegliata!” la voce di Helka risuonò con troppa potenza vicino alle sue orecchie e si ritrovò a nascondersi sotto le coltri.

“Non urlare” biascicò con voce attutita.

“Non sto urlando”, replicò l’altra con un sorriso affettuoso, “forza, esci da lì. Hai bisogno di una boccata d’aria pulita.”

“Lasciami qui a morire nella mia confusione” drammatizzò con una punta d’ironia.

“Vuoi che i miei fratelli ti trovino ancora a letto?” la interrogò con sfida, incrociando le braccia e attendendo la di lei reazione che, infatti, non tardò ad arrivare.

Con un movimento unico Maya balzò a sedere e non poté evitare di imprecare al pari di un uomo per la propria avventatezza.

“Sei un disastro!” notò Helka andando a prendere una bevanda calda alle erbe, preparata per l’occasione.

“Cosa sarebbe?” domandò con una smorfia disgustata, dopo aver annusato il potente intruglio.

“Qualcosa di necessario per renderti presentabile.”

La rossa diede una sbirciata all’ambiente deserto e chiese: “Dove sono gli altri?”

“A fare le loro cose, immagino” rispose con un’alzata di spalle, “ma è quasi ora di pranzo, quindi…” lasciò morire la frase, perché conoscendola sapeva bene che avrebbe capito.

Maya diede alcune sorsate all’intruglio nella speranza che funzionasse davvero. Si sentiva pronta allo svenimento.

“Come sono arrivata qui?”

“Ti ha portata Erik prima di andare via.”

“Dove è andato?” domandò con una strana agitazione che partiva dallo stomaco e non sapeva dire se fosse colpa della reazione all’alcool o l’idea che lui l’avesse vista sconvolta.

“Non lo so di preciso”, si strinse nuovamente nelle spalle la bionda, “sai com’è fatto. Ieri sera ha aspettato che tornassimo per andare via. Ha detto che aveva una commissione, quindi, immagino sia andato dalla sua amichetta” concluse con una risatina.

Amichetta! Ripensò Maya percependo un conato di vomito arrivarle in gola.

“Ehi, tutto bene?” la incalzò Helka avvicinandosi con apprensione. “Sei impallidita, cos’hai?”

“Nausea”, ammise passandole la ciotola per scendere dal letto, “credo proprio di avere bisogno di un po’ d’aria.”

“Aspetta, ti accompagno” si offrì Helka andando a posare il recipiente sul tavolo.

“No, non ti preoccupare.”

“Non dire sciocchezze, mi preoccuperò sempre per te”, le sorrise con benevolenza, “poi non vorrei che cadessi per terra davanti a tutti e mostrassi le tue grazie” ironizzò, strappandole un sorriso.

Dopo essersi coperte con i mantelli uscirono all’esterno.

L’aria era fresca, profumava di salsedine e quella lieve brezza ebbe modo di allentare la tensione che sentiva allo stomaco. Fece dei profondi respiri per calmarsi, ma la tecnica che sembrava avere effetto, perse il suo potere quando si sentì chiamare.

Non aveva voglia di parlare con alcuno in quel momento.

“Maya, come stai?”

“Meglio”, rispose guardando l’amico che si stava avvicinando, “ma non benissimo.”

“Hai bevuto troppo”, l’ammonì bonariamente, “si può sapere a cosa stavi pensando?”

“Non stavo pensando” confessò spostando lo sguardo al suo abbigliamento. “Ti sei allenato?”

“Sì, Erik mi ha aiutato come promesso.”

“Erik ti sta aiutando a fare cosa?” s’intromise Helka, che nel frattempo era stata ignorata dal giovane.

Cose” rispose evasivo, tornando a guardare la rossa. “Maya, posso fare qualcosa per te?”

“No, tranquillo, c’è Helka che si sta prendendo cura di me, vai pure.”

“Dirmi che sia lei a prendersi cura di te non mi fa stare tranquillo” replicò con ironia, ma qualcuno non la colse.

“Sei davvero un presuntuoso!” sbottò Helka come una furia.

“Ehi, calmati” replicò Liut, indietreggiando a causa delle di lei spinte.

“Non dirmi di calmarmi”, ruggì furiosa continuando a spingerlo, “tu non mi conosci.”

Quando furono abbastanza lontani da Maya, Liut si bloccò per afferrarle i polsi con decisione e fissarla negli occhi con sfida. “Brucia sentirsi giudicare, vero?”

“Non essere spietato, ora” replicò fissandolo negli occhi.

Quella fu la prima volta in cui si scambiarono uno sguardo così intenso.

“Sono solo onesto” mantenne il contatto visivo, ma l’acidità nel tono scemò senza poterlo evitare.

“Perché non mi tratti come fai con Maya?”

“L’ho sempre fatto.”

“No, non lo fai più” chiarì abbassando la voce.

Liut avrebbe voluto mantenere la parvenza dell’uomo cinico e distaccato ma, averla così vicino mentre si mostrava vulnerabile, non lo stava aiutando per niente.

“Cosa te ne importa?” riuscì a trovare la voce ed essa riuscì a superare il battito sfrenato dei loro cuori.

Non era chiaro a nessuno dei due cosa stesse succedendo, tuttavia, erano entrambi consapevoli che qualcosa fosse.

*****

“Cosa sta succedendo laggiù?” domandò Erik alle spalle di Maya facendola sussultare, ma si animò in fretta.

“Non ne sono molto convinta”, mormorò senza voltarsi a guardarlo, “ma credo che finalmente si stiano conoscendo.”

“Si conoscono da quando sono nati” borbottò il guerriero affiancandola.

“Forse”, sorrise, “ma quello” precisò indicando la coppia ferma occhi negli occhi, “penso sia un altro tipo di conoscenza.”

“Ti sei ripresa?” le domandò prestandole maggiore attenzione. Si era ripromesso di starle lontano, eppure, non appena aveva riconosciuto la sua chioma rossa non aveva potuto frenarsi.

“Abbastanza” rispose costringendosi a guardarlo e, non appena incrociò il verde delle sue iridi, ricordò sprazzi di conversazione talmente assurdi, da non sapere quanto fossero reali.

“Non dovresti bere così tanto” l’ammonì tornando a osservare la sorella, perché non riusciva a guardare quel viso da così vicino senza desiderare di toccarlo.

“Lo so”, ammise studiandone il profilo, “scusami per ieri, devo essere stata pessima.”

“No, non pessima, solo chiacchierona.”

“Almeno io posso dare la colpa all’alcool” replicò mordendosi poi la lingua.

“Perché dici così?” la interrogò tornando a guardarla, cercando in quegli occhi un cenno sulla di lei memoria.

Ricorda. Comprese, sia dal rossore che le aveva colorato le gote sia dagli occhi sfuggenti. Non era mai scappata da un confronto prima di quel momento.

“Era per dire” mormorò guardando l’amica che stava tornando. In cuor suo sperò che facesse in fretta, perché non era sicura di voler affrontare quel discorso con lui, soprattutto dopo aver saputo che aveva raggiunto la sua amichetta. Al solo ripensarci le si attorcigliò lo stomaco facendole salire la bile alla bocca.

E ha anche avuto il coraggio di dire che mi voleva! Rimuginò mentalmente, pronta a esplodere alla prima parola carina.

“Non ne sono così sicuro.”

“Non capisco cosa vuoi sentirti dire” borbottò guardando Helka e, facendole il cenno di affrettarsi, si mosse per raggiungerla.

“Dove vai?” la bloccò afferrandola per la mano. “Stiamo parlando.”

Con un notevole sforzo Maya sollevò lo sguardo per puntarlo in quello di lui. “Non voglio parlarne.”

“Allora ricordi?” domandò diretto.

“Cosa ricordi?” si intromise la biondina con un mezzo sorriso sulle labbra.

“Il motivo per cui non devo più bere” sospirò la rossa scivolando dalla presa dell’uomo che, con l’arrivo della sorella, si era allentata.

“Ah, sono sicura che non berrai mai più così” aggiunse l’amica ridendo, “cosa dici, rientriamo?”

“Sì, te ne sarei grata”, mormorò dando le spalle al guerriero prima di aggiungere, “ci vediamo dentro.”

“Non verrò” replicò con voce seria, quasi fosse infastidito e, con ogni probabilità, era irritato con la sorella per essere arrivata proprio nel momento meno opportuno.

“Dove vai?” domandò Helka, precedendo persino la curiosità di Maya.

“Ho da fare” borbottò scontroso e, voltandosi, si allontanò dalle giovani, mentre la sua mente imprecava per non essere stato salvato.

Sapeva che Maya ricordava la sua confessione ma, purtroppo, ignorava la di lei idea in merito e, quella, era una vera complicazione.

Mentre il guerriero svaniva oltre la palizzata, le due ragazze rientravano in casa per approntare il pasto. Attività impegnativa, che però non ebbe modo di calmare i pensieri sconclusionati e ansiosi della giovane Maya, che si accusò mentalmente diverse volte domandandosi:

Perché non ho finto di non ricordare?

Carissimi, cosa pensate si siano detti Liut ed Helka mentre spiavamo Maya ed Erik?
Come andrà tra Erik e Maya?
Fatemi sapere la vostra idea 🤣

Ricordatevi di seguire il blog usando il form a pie’ di pagina , oppure il canale Telegram per ricevere le notizie direttamente sul telefonino.

Mi sembra di avervi detto tutto, quindi, alla prossima!🤣

Vai al capitolo 14

2 Comments »

  1. Helka e Liut sono una coppia interessante ma anche i due protagonisti non scherzano. Erikk non sembra molto interessato alle origini della ragazza e non riesce a fare a meno di lei. Mi chiedo come si metteranno le cose a questo punto.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: