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Cuore vichingo: capitolo 14

La giornata era trascorsa talmente rapida, che la giovane Maya non aveva neanche avuto il tempo di chiedersi dove fosse finito Erik o, ancor più sinceramente, di capire se realmente avesse raggiunto quell’altra.

Le riusciva difficile persino chiamarla per nome nonostante non avesse alcuna colpa. Era solo una donna libera che aveva deciso di vivere in maniera indipendente, dunque, il perché la infastidisse tanto non le era chiaro.

Invece lo sai bene perché la detesti! Si contraddisse mentalmente, mentre scrutava gli uomini sull’arenile impegnati a sistemare le imbarcazioni per la pesca.

Frustrata dalla piega dei suoi pensieri iniziò a mordersi il labbro con un movimento ansioso e ripetitivo che riuscì a sollevarle una pellicina.

“Maledizione!” imprecò con malagrazia quando strappò la parte.

“Cosa succede?” sentì chiedere alle sue spalle, ma la voce era talmente familiare che non le servì voltarsi per riconoscere a chi appartenesse.

“Mi sono fatta male al labbro”, confessò guardandola da sopra una spalla senza accennare ad alzarsi, “cosa ti porta fin qui?”

“Ti stavo cercando”, ammise sedendosi al suo fianco, “mi sono giunte notizie allarmanti, Maya, dicono che ieri hai bevuto tanto da stordirti. Vuoi dirmi il motivo?”

“Non mi va di parlarne, Kadlin” troncò ogni tentativo spostando lo sguardo sul mare.

“Se non vuoi parlarne significa che si tratta di un uomo” ipotizzò studiandone il profilo.

La conosceva da quando era una bambina. Avevano affrontato la presa di Helgö, il lutto e la difficoltosa ripresa. Si erano sostenute a vicenda attraverso il legame invisibile dei sopravvissuti e, nonostante la maggiore avesse un marito, dei figli e una vita di tutto rispetto, non aveva mai dimenticato le sue origini.

La più giovane scosse la testa come diniego senza però guardarla, chiaro segno che stesse mentendo.

“Io credo che si tratti di Liut”, insisté senza scoraggiarsi, “so quanto tu gli sia affezionata.”

“Affezionata, hai detto bene” precisò guardandola.

“Quindi, non è un problema per te che debba sposarsi con Helka?”

“No. Se non lo è per loro non lo è per me.”

“Allora mi spieghi cosa succede?”

“Non succede nulla” sbuffò riprendendo a mordersi il labbro per non ammettere la natura del proprio malumore. In realtà non sapeva neanche come giustificarlo.

“Perché non ne vuoi parlare?” la incalzò ancora, incurante della di lei reticenza.

“Perché non ha importanza, Kadlin. È una sciocchezza che passerà.”

“Parlamene”, seguitò la donna con gentilezza, “forse facendolo ti sentirai meglio ed eviterai di distruggerti il labbro” concluse sorridendo.

Gli occhi color tramonto di Maya scintillarono di ironia e alla fine la ragazza si ritrovò a confessare sottovoce: “Si tratta di Erik.”

Kadlin rise. “Rivederlo ha risvegliato il tuo antico amore” ironizzò tranquilla e sollevata dal fatto che alla fine avesse deciso di confidarsi.

“Non è divertente”, borbottò la rossa guardandola torva, “e poi non sono solo io quella infatuata.”

“In che senso?” reagì la bionda mettendosi rigida al suo fianco.

“Ha detto di volermi.”

“In che senso?” ripeté la donna con vivo interesse. Quella confessione era ben lontana da qualsiasi ipotesi prevista.

“Se lo sapessi non starei così”ammise l’altra coprendosi il volto con le mani.

“Puoi spiegarti meglio”, la invitò Kadlin con gentilezza, “puoi dirmi quando te lo ha detto?”

“Ieri sera alla festa.”

“Sei sicura?” s’informò Kadlin dubbiosa. “Eri ebbra, forse hai travisato le sue parole.”

“Non credere che non lo abbia supposto”, reagì scontrosa, “è tutto il giorno che non faccio altro che convincermi di aver frainteso ma…” si interruppe con l’intenzione di non continuare.

Forse, se avesse finto che non fosse successo, alla fine sarebbe diventata una di quelle frasi ambigue di dubbia veridicità.

“Ma?” la incalzò l’altra, curiosa e interessata al tempo stesso.

Conosceva Erik da diversi anni e, mai, avrebbe immaginato che si interessasse a Maya. Questo, ovviamente, non perché non fosse abbastanza per lui, ma semplicemente perché aveva scelto di essere libero dai legami.

“Ma”, riprese la rossa quasi con un sussurro, “questa mattina mi ha chiesto se ricordassi.”

“Cosa gli hai risposto?”

“Ho cambiato argomento. È arrivata Helka e ne ho approfittato per eludere la domanda. Non sapevo cosa dirgli”, confessò guardando la donna al suo fianco, “non lo so neanche adesso, se devo essere sincera.”

“Tu lo sai che non desidera sposarsi, vero?” riprese Kadlin dopo alcuni momenti di silenzio.

“Sì”, annuì per dare enfasi alla propria consapevolezza, “lo ha detto così tante volte che non potrei ignorarlo.”

“Dunque? Cosa pensi di fare?”

“Ti ho già detto che non lo so”, sbuffò la ragazza con totale frustrazione, “immagino che fingerò che non sia successo e con ogni probabilità così farà lui.”

“Probabile.”

Tra le due calò un silenzio critico colmo di pensieri e a interrompere tale quiete fu la maggiore tra le due.

“Posso darti un consiglio?”

“Certo.”

“Dovreste parlarne.”

“Per dire cosa?”

“La verità”, rispose Kadlin stringendosi nelle spalle, “se pensassi a quante occasioni ho perso con Alrik per colpa della mia testardaggine, mi picchierei da sola.”

“Alrik ti amava, era diverso.”

“Differente o meno, la verità ti renderà libera di essere te stessa.”

“Non posso dirgli quello che provo per lui”, contrastò con voce sottile, “soprattutto perché lo conosco e non sono disposta a perdere l’unica cosa che mi è rimasta.”

“Non te lo suggerirei mai, Maya, ma questo non significa dover fingere che non ti importi. Qualunque sia stato il motivo che lo abbia spinto a dirti quelle parole, esso è tanto reale quanto potente, quindi, vale la pena parlarne e, magari, di comune accordo decidere come dimenticarlo o affrontarlo.”

“Fai sembrare tutto semplice.”

“Lo è, se metti da parte l’orgoglio.”

Proprio in quel momento videro il guerriero scendere da un drakkar.

“Credo che questo sia il momento giusto, Maya” consigliò Kadlin alzandosi e si allontanò senza aggiungere una sola parola.

La giovane sentì una morsa allo stomaco e il cuore salirle in gola per l’agitazione. Una parte di lei sarebbe fuggita volentieri, ma l’altra dava ragione a Kadlin e al suo consiglio.

La verità rende liberi! Pensò con decisione. Grazie a una mossa di coraggio si alzò a sua volta e lo raggiunse con passo sostenuto. Si bloccò dinanzi a lui e, guardandolo dritto negli occhi, dichiarò con voce autorevole: “Erik, dobbiamo parlare.”

Carissime guerriere e guerrieri, vi aspettavate questo risvolto? Ipotesi?
Alla prossima!

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5 Comments »

  1. Kadlin pensava che la sua amica fosse innamorata del cognato ma non immaginava che la cotta per Erik era ancora viva e vegeta. In effetti, conviene affrontare la cosa senza paura, Più facile a dirsi che a farsi.

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