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Istantanea n. 52-53-54

Buon inizio settimana!

[52]

*****

La cena si protrasse più del consueto. Sembrava che i fratelli Wettin non si parlassero da sempre e, forse, lo era, perché a memoria di alcuno era sovvenuta una serata così piacevole.

Quando si alzarono per raggiungere la sala dell’intrattenimento, i membri del casato reale si sciolsero per dedicarsi ognuno ai rispettivi passatempi. Il primo pensiero di Francesco Saverio fu quello di raggiungere la dama italiana, seduta dinanzi alla cognata. Stava sorridendo e, se possibile, quel divertimento la rendeva ancora più graziosa ai suoi occhi.

«Francesco Saverio, come mai non siete con gli uomini» domandò la principessa senza malizia.

«Parlano di politica e, sinceramente, per questa sera vorrei evitarlo», rispose con garbo, «posso unirmi a voi?»

«Certo» cinguettò allegra. Tuttavia ci fu un momento di imbarazzato silenzio.

«Vi prego, continuate pure come se non ci fossi», parlò il duca, «non desidero disturbare.»

«Non disturbate», confermò Maria Antonia, «Chiara mi stava raccontando un aneddoto della sua infanzia.»

«Ed era interessante?» s’interessò, motivato.

«Esilarante,a dire il vero.»

«Così stuzzicate la mia curiosità» seguitò, continuando a guardare la cognata.

«Non sta a me rivelare le sue avventure» sorrise la principessa.

«Posso ascoltare i vostri racconti? Ne sono fortemente attratto» sottolineò guardando la giovane e lasciando che ella interpretasse la frase nel migliore dei modi.

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[53]

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«Non era poi un gran racconto», minimizzò Chiara sostenendo il di lui sguardo, «ma se vi aggrada, posso intrattenervi con il racconto del mio primo galoppo?»

«Sarei lieto di ascoltarlo», rispose con pacata gentilezza, «lasciate che mi metta comodo» precisò, appoggiandosi allo schienale e dedicandole tutta la sua attenzione.

In quelle iridi color cielo ella scorse le calde sfumature della maschile attenzione e non poté ignorare il languore che le intorpidì il corpo a quella constatazione.

Deglutì a vuoto, prese fiato più volte prima di narrare il suo ricordo e perdersi lecitamente nell’azzurro infinito dei di lui occhi che, come i suoi, sembravano non notare altro che il proprio interlocutore.

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[54]

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Il tempo, in compagnia della bella dama italiana, corse via troppo in fretta e in breve si ritrovò solo, a fissare la sedia vuota.

Gli sembrava di percepire nell’aria ancora il di lei profumo, deciso e dolce proprio come la sua persona.

«Francesco!», la voce di suo fratello Alberto lo distrasse.

«Dimmi?»

«Sono preoccupato per nostro padre», rispose con voce bassa, catturando ugualmente tutta la di lui attenzione, «è molto pallido e taciturno.»

«Sarà stanco» provò a dire, ma il fratello più giovane lo contestò scuotendo il capo.

«Ti dico che c’è dell’altro», precisò guardandolo fisso negli occhi, «egli è malato e finge di non saperlo.»

«Federico cosa ne pensa?» domandò Francesco Saverio guardandosi intorno e scoprendo di essere rimasti soli.

«Ignora le mie parole e non si prepara a quello che sta per accadere» mormorò piano, instillando nel fratello maggiore, una naturale apprensione.

*****

 

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