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Cuore vichingo: capitolo 18

Carissime guerriere e guerrieri, buon momento!
Non avete idea di quanto avrei preferito che aveste letto l’extra di Liut, ma sono sicura che vi godrete lo stesso il capitolo. 😀

Il desiderio di Helka di uscire da quel ritrovo divenne sempre più intenso man mano che avanzava tra le panche e i tavoli in legno. Sentiva la necessità di raggiungere l’esterno per liberare quell’afflizione che aveva iniziato a pungolarle gli occhi dal momento in cui aveva compreso le intenzioni di Drug e, per tale motivo, aveva spalancato la porta con un gesto deciso, raggiungendo la terra battuta con un unico balzo. Il vento fresco che le sferzò il viso e le scompigliò i capelli, rendendoli tanti piccoli stiletti pronti a colpirla e punirla per la propria stoltezza, furono per lei quasi una benedizione.

Sciocca! Si accusò asciugando la guancia sulla quale era scivolata un’unica lacrima. Sono solo una sciocca!

Batté un piede sul terriccio per scaricare il miscuglio di emozioni che le si stavano agitando dentro, prima di passare entrambe le mani tra i capelli tirandoli all’indietro. Intrecciò le dita alla base della nuca alla ricerca della calma, ma la pace tanto attesa fu interrotta da una voce alle sue spalle.

“Hai anche intenzione di ammalarti?”

La giovane ruotò su se stessa per fronteggiare l’interlocutore. Ancor prima di guardarlo ne aveva riconosciuto la voce, ma non aveva alcuna intenzione di ascoltare i suoi rimproveri. Per quella sera aveva già ricevuto la sua dose di umiliazione e non necessitava di qualcun altro che gongolasse sulle sue sventure.

“Non deve interessarti.”

“Invece sì” contestò avvicinandosi a lei.

“Non siamo sposati e forse non lo saremo mai, quindi, smettila di intrometterti in questioni che non ti riguardano.”

“Sei davvero una stupida!” ruggì Liut scuotendo il capo.

“Sì, lo sono”, confermò non riuscendo a frenare un’ulteriore lacrima, “contento?”

“No, non sono contento, Helka”, ammorbidì il tono, “davvero credi che mi possa far piacere vedere come ti lasci trattare?”

“Pensa a te?”

Un ghignò illuminò il viso dai lineamenti ancora delicati del ragazzo. “Mi trattano con rispetto.”

“Solo perché sei il fratello di Alrik, non certo per i tuoi meriti” replicò con una punta di acidità. Desiderava zittirlo e prendere, almeno per una volta, il sopravvento, ma la verità era che lei non aveva l’acutezza di Maya. Non riusciva a pronunciare risposte argute con naturalezza e non era in grado di essere coraggiosa perché, nonostante palesasse sicurezza, invéro era solo una vigliacca.

“Possono pensare quello che vogliono di me. Verrà il giorno in cui saprò far vedere chi sono.”

“E chi sei?” gli domandò, cogliendolo alla sprovvista e, allo stesso tempo, si sorprese di averlo fatto.

“Sono un uomo.”

La risposta fu solo quella. Non aggiunse altro. Non tentò di condire la spiegazione di sé con ornamenti inutili. Non provò di abbellirsi ai di lei occhi usando la sua proverbiale intelligenza, no, non fece altro che dire sono un uomo con un tono profondo che non gli aveva mai sentito. Era una frase semplice ma allo stesso tempo chiara. Un’asserzione che poteva significare molte cose e che in qualche modo riuscì a turbarla con la sua genuinità, perché in essa aveva percepito orgoglio, virilità e promessa. Forse non erano quelle le di lui intenzioni o forse sì, ciò nonostante fu quello che accadde. Al suono di quelle poche parole lo stomaco di Helka fece una capriola su se stessa e inevitabilmente un fremito le corse lungo la schiena.

“Stai ghiacciando” constatò il giovane fermandosi a un passo da lei per coprirle le spalle con il mantello che aveva preso prima di seguirla e, quel gesto, risultò talmente intimo che lei si ritrovò ad abbassare lo sguardo e lui a scrutarle il viso mentre lo chiudeva all’altezza del collo.

Per un breve momento, che a entrambi parve rimanere sospeso nel tempo, si ritrovarono con i volti a pochi centimetri di distanza. Riuscivano a percepire il respiro dell’altro sfiorare la pelle e il profumo inondare le narici creando un legame invisibile e assolutamente piacevole. Senza poterlo evitare, gli occhi grigi di Liut scivolarono sulle labbra schiuse di lei. Stava respirando a fatica e l’idea che la causa di quell’agitazione fosse lui lo galvanizzò come niente prima di allora. Che non la volesse era solo una bugia detta a beneficio della sua anima, in realtà non desiderava altro che averla. Il suo corpo e la sua mente non anelavano altro. Spinto da quella reazione indugiò con le dita sul tessuto facendo sfuggire distrattamente una carezza.

“Ti accompagno a casa.”

“Non serve, ci sono…”

“La mia non è una richiesta”, la zittì con decisione ma senza arroganza, “adesso ti porto a casa.”

Helka sollevò lo sguardo per guardarlo. Erano talmente vicini che, nonostante fosse buio e le strade fossero illuminate da poche torce, riuscì a scorgere la tempesta nei di lui occhi. Le stava rivolgendo uno sguardo diverso come lo erano le sue parole. “Devo dirlo a Erik e Maya” lo avvisò, con l’intenzione di non negarsi. Non riusciva a capire cosa stesse succedendo, ma desiderava stare ancora un po’ con lui.

“Vado io. Non ti muovere” ordinò sciogliendo quel laccio che li aveva tenuti insieme fino a quel momento.

All’interno Liut intercettò subito il guerriero dall’espressione funesta. Dopo avergli comunicato la sua intenzione e aver ottenuto il consenso, ripercorse a ritroso la strada per uscire, ma alcuni commenti lo bloccarono a metà strada.

“Capite? Helka credeva che l’avessi invitata perché ne sono segretamente innamorato, che stupida!” ghignò Drug con malevolenza, per informare i suoi compagni di bevuta.

Liut evitava di dare peso alle calunnie perpetrate contro la sua persona, ma l’idea che quel bifolco sporcasse la reputazione di Helka non era accettabile.

“Sei un idiota!” lo apostrofò guardandolo dritto negli occhi e con un tono di voce abbastanza alto da essere udito da un buon numero di presenti.

“Credo che tu ti sia confuso” rise Drag per nulla intimorito, anzi, mostrando la supponenza tipica dei prepotenti.

“Hai ragione, Drag, avevo dimenticato quanto tu sia stupido e duro d’orecchi, quindi te lo ripeto, sei. Un. Idiota” scandì con un sorriso sfrontato.

Nel frattempo era calato un innaturale silenzio, perché la reazione di Liut aveva colto tutti di sorpresa. Persino Erik stava mostrando interesse per il ragazzo, il quale, per la prima volta, si stava dimostrando un vero uomo.

Drag scattò in piedi spingendosi in avanti con l’intenzione di spaventarlo, ma Liut non mosse un muscolo. Rimase fermo in attesa che si avvicinasse e facesse la prima mossa.

Il bello di quando le persone ti sottovalutano, è che agiscono in modo sprovveduto.

Quando il minaccioso Drag lo raggiunse con la sua espressione furiosa e l’enorme mole, lo superava in altezza almeno di trenta centimetri e fisicamente pesava quasi il doppio, Liut scoppiò a ridere divertito causandogli una volontaria distrazione che però non inficiò sulla sua intenzione. Drag caricò un pugno indirizzato sul volto. Rapido, molto più di tanti altri, Liut schivò il colpo e al contempo ne sferrò uno dritto alla bocca dello stomaco bloccandogli il respiro. Il ragazzone boccheggiò piegandosi leggermente in avanti, chiunque altro avrebbe attaccato la faccia esposta, ma Liut conosceva i suoi limiti e i suoi punti forti così, senza perdere tempo, gli assestò un altro colpo alla gola, nel punto preciso dove gli era stato insegnato, e l’altro si trovò accasciato al suolo senza neanche aver combattuto.

Rilassato come se non avesse fatto nulla, il giovane lo guardò dall’alto verso il basso e, con una soddisfazione che non fu in grado di contenere aggiunse, “La prossima volta che pensi di parlare a sproposito ricordati di com’è vedermi dal basso, perché è quello il tuo posto. Tuo”, alzò la voce guardandosi intorno in modo minaccioso, “e di tutti quelli che si credono migliori di me solo perché non sono ancora partito.”

In quella carrellata di sguardi scorse anche gli occhi divertiti di Erik e fu fiero di se stesso, perché sapeva di aver conquistato con quella presa di posizione il di lui rispetto, quindi, non gli restava altro per raggiungere il suo obiettivo, che conquistare il cuore della capricciosa donna dei suoi sogni.

Via con i commenti! Cosa ne pensate di Liut? Helka? E compagnia bella?
Alla prossima!

 

P.S.: segui il blog, lo dico per il tuo bene ;-D

4 Comments »

  1. Liut ha dimostrato a tutti il suo coraggio ed ha fatto vedere di essere in grado di combattere. Nessuno può toccare Helka, a quanto pare. Quel bellimbusto ha avuto la lezione che meritava, poco ma sicuro. Mi è piaciuto questo capitolo.

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