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Curiosando nella Storia ho incontrato la Vice Regina d’Italia

Carissimi history lovers, buon momento!
Oggi vi riporto Matilda di Canossa, buona lettura. 😀

«Matilde di Canossa, meglio conosciuta come Matilde di Toscana, nacque a Mantova nel marzo del 1046 e morì a Bondeno di Roncone il 24 luglio del 1115. Figlia di Bonifacio III di Canossa conte di Mantova e Margravio di Toscana e di Beatrice di Lotaringia, Matilde fu contessa di Mantova per diritto ereditario, Margravio di Toscana per il primo matrimonio e Vice Regina d’Italia (carica nata e morta con la sua persona). Visse in un’epoca in cui le donne non avevano alcun potere, ma grazie alle sue doti personali, ossia alla forza, alla tenacia e al coraggio, corredati da una sana e intelligente intraprendenza, ella riuscì a ritagliarsi un ruolo importante nel Medioevo italiano, diventando persino una figura di notevole spicco. Fervente cattolica, fu sin da subito una sostenitrice del Papa per la questione delle investiture, prodigandosi sempre per il suo popolo e diventandone una beniamina. Ebbe un’infanzia serena fino alla prematura morte paterna, seguita da momenti di prigionia, lotte e affanni. Per merito di un accordo contrattuale tra sua madre Beatrice e il secondo marito Goffredo il Barbuto, sposò in prime nozze Goffredo il Gobbo, figlio del patrigno, allora Margravio di Toscana. Fu una matrimonio sofferente, nel quale ella ebbe molte cocenti delusioni. La coppia ebbe un’unica figlia. In seconde nozze, ormai quarantatreenne sposò il diciassettenne Guelfo V, erede della corona di Baviera. Il giovane marito però si rifiutò di ottemperare ai suoi doveri e il matrimonio fu annullato.»

Ok, direi di avervi detto davvero poco. Questa donna è stata una potenza in un’epoca dove le donne valevano zero. Per esempio ha tenuto in pugno re e imperatori. Ci sarebbero così tante cose da dire, magari un’altra volta. 😀 Ora, andiamo a scoprire qualcosa di più sul suo animo.

*****
La gran contessa Matilde di Canossa se ne stava seduta dinanzi al camino acceso, sentendo l’umidità che permeava le pareti di pietra filtrarle fin dentro le ossa, ma era niente in confronto al gelo che sentiva nell’anima. Era stremata. Il corpo pativa ancora dei dolori del parto, mentre la mente e il cuore sanguinavano per la morte della sua bambina: Beatrice, la quale non aveva raggiunto neanche una settimana di vita.
Nonostante la sofferenza, dai suoi occhi non fioriva alcuna lacrima, ma serbavano uno freddezza al pari di quelle pietre. Si era concessa di piangere solo nel momento in cui le aveva visto chiudere gli occhi.
«Matilde, dobbiamo parlare.»
La voce di Goffredo, suo marito, la raggiunse alle spalle e disprezzò il solo sentirla.
«Non ora» sospirò senza neanche voltarsi. Odiava perfino guardarlo.
Era consapevole che non fosse colpa sua, egli era anche un bravo uomo, ciò nonostante non riusciva a celare il fastidio che le causava la di lui presenza.
«Dobbiamo parlare» ripeté, quasi dispiaciuto.
«Di cosa?» tuonò lanciandogli uno sguardo tagliente. «Dimenticate, che sono in lutto!»
«Vi prego, non rendete tutto più difficile» la supplicò quasi, portandosi al di lei fianco per guardarla negli occhi.
La gobba estremamente pronunciata gli faceva mantenere una postura in perenne sottomissione, nonostante non ne avesse motivo.
Un sorriso sprezzante, pari a un ghigno, modellò le labbra sottili della donna mentre chiedeva, «Cosa potete mai volere ancora da me? Non vi bastano le maldicenze che il vostro Casato ha pronunciato sul mio conto?»
«Continuare a essere così indisciplinata non farà altro che aumentarne l’astio.»
«Dicono che sono una sciagura per voi, Goffredo. Danno a me la colpa per non aver avuto un maschio. Dicono che ho gettato il malocchio su di voi, quando la figlia era anche mia. Sono stata io a sentirla crescere e muovere nel mio ventre e sempre io sono quasi morta per darla alla luce. Le loro offese sono imperdonabili.»
«È il mio parentado, Matilde, gli dovete rispetto» contestò il marito, puntandole addosso uno sguardo ridicolmente minaccioso.
«Io non gli devo niente», sorrise beffarda, «e sappiatelo, Goffredo, non tollererò in silenzio questo affronto.»
«Cosa significa?» balbettò preoccupato. Sua moglie era sempre stata testarda e poco incline a sopportare le imposizioni.
«Lo scoprirete» rispose tornando a guardare le fiamme e mostrandogli indifferenza, «ora andatevene, non posso fare niente per voi.»
Vittima della sua insicurezza, Goffredo la lasciò sola e lei, in quel momento, decise come avrebbe continuato a vivere.

*****
Che caratterino che ha la nostra Matilde, ma credo fosse inevitabile. Oltre a non amare il marito imposto, faceva una vita da reclusa. Alla fine decise di scappare via, tornando a vivere nella casa materna.(E siamo nel medioevo ) Vi ha fatto piacere conoscerla un pochetto?

VI RICORDO CHE E’ ATTIVA
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2 Comments »

  1. Matilde di Canossa fu un personaggio di rara forza e risolutezza. Grazie ai suoi possedimenti e ad un’intelligenza tattica notevoli, riuscì a ottenere un’autonomia straordinaria. Fu una delle donne più carismatiche del suo tempo ed ebbe effetti significativi sui suoi contemporanei.

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