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Istantanea n.58-59-60

Buon inizio settimana!

[58]

Dresda, 17 ottobre 1763

*****

«In tutta sincerità, io non vi comprendo» confessò Chiara, continuando a guardare quelle iridi color cielo.

Avevano tergiversato abbastanza. Era giunto il momento per lei, di parlare con franchezza come si era da tempo ripromessa di fare.

«Cosa non vi è chiaro?» inquisì con interesse.

La dama prese fiato più volte prima di chiedere con audacia: «Cosa volete da me?»

Francesco Saverio si sentì spiazzato da tanto ardire. Finalmente aveva trovato il tempo e il coraggio di parlarle del medesimo argomento, ma sentirla così schietta e vederla tanto sicura, era oltremodo destabilizzante perché, in qualche modo, la faceva sembrare disinteressata.

Il duca deglutì a vuoto e si apprestò a rispondere.

*****

[59]

Dresda, 17 ottobre 1763

*****

«Credevo fosse palese» rispose posando il pennino per intrecciare le dita sul ripiano in legno scuro.

«No, non lo è», ammise Chiara senza spostare lo sguardo, con la ferma intenzione di mostrarsi sincera, «ci sono momenti in cui mi fate sentire la più apprezzata delle fanciulle. In altri, invece, sembrate infastidito dalla mia sola presenza.»

«Mi dispiace essere stato tanto scostante e vi chiedo di perdonarmi.»

La dama lisciò una falsa piega sulla gonna per riordinare le parole. «Vostra Grazia, non pretendevo le vostre scuse. Io cerco solo di capire quale tra i due atteggiamenti sia veritiero.»

Francesco Saverio sostenne lo sguardo. Era giunto il momento di dire quello che serbava da tempo. «La verità, Chiara, è che la vostra percezione è veritiera. Una parte di me, quella intima, vi ammira come solo un uomo innamorato è in grado di fare, ma l’altra parte, quella dal titolo reale, vi osserva con cipiglio, perché gli ricordate quanto le nostre esistenze siano incompatibili.»

«Se ne siete consapevole, perché mi avete adulata?» inquisì con un filo di rabbia. «Ieri sera avete alluso alla possibilità di un futuro insieme. Per quale ragione scherzare su tale argomento?»

«Io ero serio.»

«Dunque, è stato un lapsus del vostro lato romantico?» incalzò, senza ammorbidire il tono.

«Non siate impertinente, adesso!» l’ammonì, con un guizzo della guancia.

«E voi non siate crudele», reagì furibonda, «vi prego di lasciarmi stare. Non cercatemi più. Non mostratemi gentilezza e non parlatemi mai più d’amore. Io vi avevo tenuto lontano per le nostre differenze, voi mi avete illusa che non fossero poi molte e, ora, dite che sono la causa del vostro malumore?» afferrò le gonne e si avvicinò alla porta. «Dimentichiamo l’accaduto» imperò con le lacrime agli occhi, uscendo senza permesso e senza una parte di cuore.

*****

[60]

Dresda, 1 dicembre 1763

*****

Da quando Federico Cristiano era diventato Elettore di Sassonia, erano state molte le riforme da lui attuate e, per meglio incidere sull’elettorato, si era servito dell’indiscussa competenza del fratello minore.

Erano talmente tanti gli impegni di Francesco Saverio, che di rado soggiornava a Palazzo e quando avveniva, tendeva a evitare determinati luoghi e compagnie. Quella sera di dicembre, però, non poté evitare di incontrare la donna della quale serbava un desolante e ancor vivo ricordo.

«Perdonate l’intrusione, Vostra Grazia, pensavo non vi fosse nessuno» si scusò la dama, bloccandosi non appena scorse la di lui figura.

L’uomo la guardò per un lungo momento senza proferire parola. Aveva trascorso quegli ultimi mesi lontano da lei con l’intenzione di far scemare quella smania dolorosa, ma era bastato uno sguardo per ritrovare tutto l’insano coinvolgimento.

«Doveva accadere prima o poi» asserì con tono neutro.

«Che cosa?»

«Incontrarci senza il sostegno di uno chaperon.»

La dama spostò lo sguardo alle dita intrecciate davanti a sé. «Vostra Grazia, con il vostro permesso andrei. Tornerò in un altro momento.»

«Vi è così ostica la mia presenza, da non riuscire a sopportarla neanche per un momento?» la domanda suonò strana quasi quanto lo sguardo che le rivolse.

«Sapete bene che non è così», ammise sollevando lo sguardo, in una continua lotta tra desiderio e dovere, «ma lo abbiamo chiarito più volte oramai. La vostra posizione e il mio ruolo non ci concedono nient’altro che questo.»

«Due parole scambiante con indifferenza?» domandò avvicinandosi a lei.

Con due falcate annientò la distanza e le prese le mani. «Siete davvero felice di questa soluzione?» incalzò, con voce sofferente. Soffocata da tutte quelle emozioni che si ostinava a reprimere.

«No, non lo sono. Ma non posso farci niente.» ammise abbassando lo sguardo. Stremata da quell’andirivieni di sensazioni contrastanti.

Il duca le sollevò il mento con dolcezza, stanco di dover controllare ciò che realmente provava.

Un insolito trambusto li interruppe e furono costretti ad allontanarsi nuovamente, per scoprire cosa stesse accadendo.

*****

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1 commento »

  1. Il principe è un valido sostegno per il fratello e tutto questo lo tiene lontano da Chiara ma non potranno rimandare a lungo. Difficile trovare una soluzione, però. Chissà come risolveranno tutto.

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