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Cuore vichingo: capitolo 19

Nel momento esatto in cui Liut raggiunse l’esterno, vide Helka guardarlo in modo differenze. Sembrava sorpresa e confusa, ma nel suo sguardo lesse anche un vago consenso. Se fosse fiera di lui non ne era certo, ma di sicuro aveva assistito alla scena e non ne era rimasta distaccata.

“Ti avevo detto di non muoverti” esordì facendo scivolare la mano sui reni per spingerla con gentilezza in avanti e approfittare allo stesso tempo di quel fugace contatto.

“Per fortuna non ti ho dato ascolto”, trovò la voce, “mi sarei persa uno spettacolo davvero interessante.”

“Che cosa hai visto di interessante?” la interrogò continuando a guardare davanti a sé, come se la sua risposta non avesse davvero importanza. Come se non desiderasse ardentemente che lei fosse fiera di lui.

“Drug che si contorceva dal dolore” rise volgendosi a guardarlo per studiarne la reazione. In quegli ultimi giorni stava mettendo in discussione tutte le proprie convinzioni e cominciava a capire cosa intendesse Maya quando le diceva di non conoscerlo affatto.

“Ah.”

“Volevi che ti dicessi che ho trovato interessante la tua reazione?” lo interrogò curiosa. Trovando il coraggio di parlare con tali termini chissà dove.

“Avresti potuto, in effetti.”

“Se anche fosse cosa cambierebbe?” replicò con una punta d’amarezza nella voce. Fermò una ciocca di capelli dietro l’orecchio per prendere tempo e aggiunse, “Io non sono Maya, quindi, il mio parere per te non vale nulla.”

“Non l’ho mai detto” ribatté il giovane sempre senza guardarla.

“Ma lei è la tua preferita” sottolineò Helka a bassa voce, percependo un bruciore allo stomaco che non aveva mai provato.

“Lei è mia amica.”

“Non lo sono anche io?” continuò la bionda non sapendo neanche perché. “Eppure a me non hai mai concesso ciò che dai a lei.”

“Maya è mia amica” ripeté senza scendere nei dettagli, sperando però che quella risposta le facesse capire quanto per lui fossero diverse.

“Lo hai già detto!” reagì con una nota acida nel timbro. “Quindi, questo significa che io non lo sono.”

“Esatto, non lo sei” confermò deciso.

La sentì sussultare alle sue spalle e si volse a guardarla. “Cosa succede, ora?” le chiese fingendo di non capire. Perché voleva che la sua posizione si chiarisse, che lei fosse sicura di ciò che stava pensando di provare.

“Non capisco perché mi odi tanto” confessò la ragazza sentendosi davvero ferita da quella eventualità, cosa che, peraltro, era convinta che non avrebbe mai provato. Tuttavia le convinzioni stavano cambiando, quindi, non avrebbe dovuto sorprendersi più di nulla.

“Ne abbiamo già parlato, Helka, io non ti odio” sospirò il ragazzo passandosi una mano tra i capelli.

“Però mi rifiuti sia come moglie sia come amica.”

“Questo è un altro discorso” replicò riprendendo a camminare.

“A me sembra lo stesso” gli trotterellò dietro per afferrargli un braccio, “Liut!”

“Cosa vuoi, Helka?” sospirò fermandosi per guardarla. I due erano alti quasi uguali e non dové nemmeno piegare la testa per guardarla dritta negli occhi.

La ragazza boccheggiò senza rispondere. La verità era che non sapeva cosa volesse da lui. Non capiva neanche perché le avesse dato fastidio il suo rifiuto o la di lui predilezione per Maya. In realtà, non lo aveva mai considerato come un uomo, almeno fino a quel momento.

“Dunque?” la incalzò con un mezzo sorriso ironico, che poteva apparire sprezzate e divertito allo stesso tempo.

“Maya” soffiò la ragazza puntando lo sguardo alle di lui spalle.

“Puoi smetterla di parlare di lei almeno per un momento” reagì frustrato. Adorava Maya, ma in quel mentre desiderava molto di più scoprire cosa passasse nella mente della giovane ferma dinanzi a lui.

“No. Maya” ripeté Helka indicando un punto nella penombra.

Il ragazzo si volse a guardare e non si sorprese nel vedere l’amica prendere a calci un sacco in tela.

“Maledizione!” imprecò a denti stretti raggiungendola.

Qualunque fosse il pensiero della fanciulla, avrebbe dovuto aspettare per saperlo.

“Si può sapere cosa ti ha fatto quel povero sacco?” la interrogò la bionda quando fu a portata di udito.

La rossa si bloccò all’istante per puntare gli occhi sull’interlocutrice.“Il sacco niente”, bofonchiò con il fiatone, “ma la causa della mia ira è troppo robusta per me e devo adattarmi.”

“Cosa è successo?” continuò l’amica avvicinandosi ancora.

“Niente che un paio di colpi, bene assestati, non possano rimediare.”

“Maya?”

“Helka?” scimmiottò il tono e infine sorrise.

“Sul serio, cosa succede?” riprovò la bionda senza accennare alla di lei ironia.

“Non mi va di parlarne”, spiegò secca, “ma sappi, amica mia, che gli uomini sono esseri inferiori.”

“Grazie!” esclamò Liut ridendo.

“Tu sei diverso”, chiarì guardandolo per un lungo momento prima di aggiungere, “almeno spero.”

“Non mi paragonare a guerrieri esperti, Maya, loro sono consumati dalle esperienze e i loro occhi hanno visto talmente tanti orrori, che anche il bello gli viene deformato.”

Quelle parole le scivolarono dentro con rapidità e in un attimo le si insinuarono nella mente.

Ancora una volta il suo amico si era dimostrato un ottimo osservatore e ben più saggio di lei.

“E come si può far vedere di nuovo il bello?” domandò, con un bisogno lacerante di risposte.

“Di cosa state parlando?” intervenne Helka, sentendosi messa da parte. Era una sorella per Maya, tuttavia lei aveva dei segreti.

“Il tempo, presumo” rispose il ragazzo alla rossa, poi si volse a guardare Helka, non volendo più ignorarla, “stiamo parlando di come le traversate cambino gli uomini.”

“Provi affetto per uno dei guerrieri tornati da Helgö?” andò dritta al punto.

Maya annuì.

“E lui?”

“Lui è confuso” rispose con un sorriso sprezzate, ma che in realtà racchiudeva una gran sofferenza.

“Vuoi dirci chi è?”

“Non ora”, spiegò sentendosi comunque meglio, “se lo facessi renderei tutto troppo reale, in questo modo, invece, posso sempre aggrapparmi all’idea che sia frutto della mia fervida immaginazione.”

“Sei sicura?” ritentò la sorella, ma la sua più che curiosità morbosa era vero interesse. Nonostante si reputasse una vigliacca, per Maya era disposta a combattere.

“Sì”, confermò abbozzando un sorriso poi, inarcando un sopracciglio chiese, “voi, invece, perché siete insieme?”

I due si guardarono in modo impacciato per un lungo momento senza sapere cosa rispondere. Quell’impaccio provocò allegria nella loro interlocutrice che, quella sera, aveva proprio necessità di ridere.

 

Carissimi guerrieri e guerriere, tenetevi pronti.
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3 Comments »

  1. Liut ed Helka promettono bene e finalmente Helka si è accorta di lui. Ci sono speranze, forse ma intanto vediamo Maya molto arrabbiata con i guerrieri che tornano dai lunghi viaggi, chissà perché.

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