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Lo sapevi che oggi ricorre l’anniversario della nascita di Elisabetta Farnese?

Carissimo/a history lover, buon momento!

È con infinita gioia (🤦‍♀️) che vi comunico tale notizia: oggi, Elisabetta Farnese, (mamma di Carlo ❤ e sovrana lungimirante) compirebbe 326 anni

A U G U R I ! 🤣

Era il lontano 25 ottobre 1692 quando, in una delle stanze padronali di palazzo Pilotta in Parma, si sentì il vagito della principessa Elisabetta. A quel tempo non si poteva presumere il tipo di donna che sarebbe diventata e, ancor meno, immaginare quale futuro avrebbe avuto ma, di certo, entrambe le incognite furono di gran lunga superate dalla realtà.

Elisabetta Farnese era una donna intelligente, scaltra e lungimirante. Le caratteristiche personali di cui era dotata hanno fatto in modo che sedesse su uno dei troni più ambiti del periodo, ovvero quello di Spagna, che ereditasse il ducato di Parma e Piacenza per il suo primogenito e che fosse, a tutti gli effetti, artefice del proprio destino.
A distanza di anni questa sovrana viene ancora ricordata per la sua grande capacità di tessere trame e prevedere le mosse avversarie. Un’ottima giocatrice a scacchi, insomma.
Fu un supporto per il marito e, talvolta, (se non sempre) una vera stratega in politica. Viste le sue fortune fu una donna felice? Chi può dirlo. La storia riporta aneddoti, più o meno positivi, ma se amasse o no la sua vita fatta d’intrighi, credo che rimarrà un mistero. 😀

Di seguito un estratto da Carlo e Maria Amalia un amore reale

La residenza reale di Madrid era in fermento, come la regina Elisabetta, che richiedeva tutta l’attenzione dei presenti con la sua furia.

«Odio essere preceduta negli affari politici» protestò balzando in piedi dal suo trono in velluto amaranto e struttura dorata.
«La notizia della morte di Antonio ci ha colti di sorpresa», aggiunse re Filippo V mostrando la medesima indignazione, «come è possibile che non ci abbiate avvertito sulla sua salute?»

Il messaggero sobbalzò a quel tono di rimprovero e rispose mortificato: «Sembrava una semplice influenza e avevo pensato…»

«Non vi paghiamo per pensare, Sebastiano. Voi dovevate essere i nostri occhi e le nostre orecchie a Parma. La vostra presenza alla corte di Antonio è stata voluta per preservare gli interessi miei e dei miei eredi, non per il vostro diletto», la regina sbuffò acida, «cosa dovremmo farcene di una notizia vecchia di giorni?»

La domanda retorica zittì definitivamente l’uomo e d’istinto ingobbì le spalle e portò gli occhi nocciola sul tappeto decorato.

«C’è altro che dovremmo sapere?» intervenne il re.

«Vostra Grazia», iniziò l’uomo con voce preoccupata, «invéro, ci sarebbe da dire che il conte Carlo Stampa di Soncino ha occupato Parma con 24 compagnie per presidiare la successione.»

«Avvoltoi!» esclamò Elisabetta senza celare l’astio. Furente mosse alcuni passi per raggiungere la finestra più vicina, scostare i tendaggi damascati con un colpo deciso e fissare la città in agitazione per trarne calma.

Dopo aver fatto evaporare l’ira di quelle parole, l’uomo aggiunse: «Anche papa Clemente XII vuole far valere i suoi diritti di alta sovranità sul ducato di Parma.»

«Sciocchezze!» intervenne la Regina tornando a guardare il messaggero con il suo sguardo tagliente. «Sia chiaro, Sebastiano, l’unico a ereditare il ducato sarà mio figlio Carlo.»

«Invéro…»

«Cosa c’è ancora?» lo sollecitò la donna con spregio.

«Sua Altezza, prima di morire ha rogato il testamento e ha nominato come erede universale il ventre pregnante

«Mossa astuta!» esclamò il re osservando il volto affilato della moglie, che in quel momento possedeva un’espressione sorprendentemente calma.

«Già, talmente astuta che dubito sia stata sua», asserì lei storcendo le labbra in modo pensoso, «dobbiamo entrare in Italia.»

Il re prese il controllo della situazione liquidando il conte. «Ora potete andare, vi manderemo a chiamare nel caso avessimo un incarico per voi.»

Dopo il doveroso saluto di congedo, l’uomo lasciò il salone in totale silenzio.

La temperatura, se possibile, in quel momento divenne ancora più gelida. La Regina osservava assorta il velluto del tendaggio che aveva tra le mani senza realmente vederlo. La sua mente allenata e incline alle mosse strategiche era in movimento, intenta più che mai a escogitare un piano che potesse risolvere quell’annosa questione.

«Direi che possiamo far valere gli accordi di Siviglia per entrare» propose il re avvicinandosi alla sua sposa.

Elisabetta parve riaversi e lo guardò negli occhi prima di rispondere: «Sì, sarei più tranquilla se avessimo anche noi degli armati in Toscana.»

«Immaginavo» ammise il marito con certezza.

Nonostante negli ultimi anni il re Filippo V avesse perso molta della sua sicurezza tendendo, di tanto in tanto, a un eccesso di inspiegata follia, era ancora consapevole che l’unione delle loro forze avesse sempre giovato agli affari del Casato, quindi, non era intenzionato a perdere neanche quella occasione.

«Bene, allora procedo» concluse, prima di chiamare il suo fidato ambasciatore e iniziare a muovere gli uomini per presidiare la futura proprietà di famiglia.

La regina Elisabetta lo seguì con lo sguardo fino a quando non le diede le spalle e, in quel mentre, illuminò il volto butterato con un sorriso malvagiamente sinistro.

Spero ti sia piaciuto l’articolo, nel caso la risposta fosse affermativa, (certo che lo è😉) potrebbe interessarti anche questo post incentrato sulla regina di Spagna.

Inoltre, ricordati di seguire il blog e di condividere 😀
Alla prossima!

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2 Comments »

  1. E’ bello rivedere questo personaggio. Fu un vero e proprio capo di stato ed insegnò molto ai suoi figli ma, in fondo, la politica era un mestiere duro. Pochi sapevano maneggiare una materia tanto complessa.

    Piace a 1 persona

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