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Cuore vichingo: capitolo 21

Il rientro di Helka in casa fu talmente frettoloso che riuscì persino a varcare la soglia ancor prima che Maya la richiudesse. Si lanciò all’interno con il fiatone e non poté evitare di fermarsi con le mani sulle ginocchia per riprendere fiato.

“Helka, cosa succede?” domandò Maya richiudendosi la porta alle spalle, prima di raggiungerla e osservarla con evidente confusione. La sua amica non era mai stata propensa alle attività fisiche e quella corsa aveva tutta l’aria di essere stata causata da un problema.

La bionda sollevò il viso per puntare gli occhi in quelli dell’altra, ma rimase ancora in silenzio.

“Chi ti rincorre?” riprovò la rossa con un accenno di sorriso sulle labbra.

“Perché non mi hai detto che fosse lui il guerriero?” fiatò rimettendosi dritta.

“Lui chi?”

“Erik”, chiarì, “vi ho visti, quindi, non mentire.”

“Non so cosa tu abbia visto ma…”

“No”, la zittì Helka rimettendosi dritta, “non offendere la mia intelligenza, so cosa ho visto ed Erik me lo ha confermato.”

“Cosa ti ha detto?” s’interessò subito, facendo cadere la maschera dell’indifferenza.

“Lo sapevo!” trillò soddisfatta. Finalmente era riuscita a essere più scaltra dell’amica e si complimentò con se stessa per esserci riuscita.

“Non ti ha detto niente, mi hai mentito” constatò la rossa con un sospiro.

“Qui, sorella, l’unica che mente sei tu. Perché non me lo hai detto?”

“Non sapevo cosa dirti, Helka”, confessò andandosi a sedere su uno sgabello, “Erik è talmente contorto che non lo capisco.”

“Non che tu sia meno complicata”, intervenne l’altra sedendosi dinanzi a lei, “entrambi avete caratteri forti e obiettivi definiti, i quali, non vi consentono di stare insieme.”

“Come fai a…?” ma la domanda non finì neanche di essere pronunciata, perché Helka rise di scherno.

“Sono superficiale, è vero, ma sono anche un’ascoltatrice attenta, se l’interlocutore mi interessa e, cara Maya, non conosco nessuno che mi interessi di più della mia famiglia.” Le prese la mano e la strinse con affetto. “Vuoi dirmi cosa è successo?”

“Davvero non saprei” sospirò ancora la rossa abbassando lo sguardo sulle loro mani intrecciate, “la sera della festa ha detto di volermi, ma…”

“La sera che hai bevuto?”

“Sì”, confermò Maya, “ma non me lo sono immaginato. Lo ha confermato il giorno dopo ma poi, ha detto che non è adatto per me.”

“E tu cosa gli hai detto?”

“Che anche io lo volevo”, ammise mordendosi il labbro inferiore per trattenere la mortificazione che sentiva dentro, “ma ha ribadito il concetto: non possiamo stare insieme.”

“Mi dispiace” mormorò Helka prima di alzarsi per prendere da bere.

“Comunque”, riprese la rossa seguendola con lo sguardo, “stamattina gli ho detto che neanche io voglio legarmi a un uomo.”

“Ed è vero?” inquisì l’altra con interesse.

“Sì, lo sai” sussurrò Maya afferrando un corno e mandando giù l’acqua con un solo sorso per prendere tempo e riordinare le parole.

“Vuoi così tanto tornare a Helgö che rifiuteresti anche un marito come Erik?”

Maya si morse l’interno del labbro inferiore e annuì.

“Perché?”

“Perché perdere chi ami fa male”, confessò con voce neutra, nonostante nei suoi occhi ci fossero mille emozioni, “e io non voglio più soffrire.”

Il suono opaco di un corno richiamò l’attenzione delle due giovani e dell’intero villaggio.

“Cosa succede?” domandò Maya raggiungendo in un istante la porta.

“Brutte notizie”, spiegò Helka affiancandola, “questo suono porta con sé solo morte. Vieni” ordinò, precedendo l’amica lungo i sentieri del villaggio.

Le due giovani si mossero rapide lungo i vicoli, incontrando lungo il tragitto Matran, Liut ed Erik.

“Sai cosa succede?” domandò Matran al figlio maggiore che si era aggiunto a quel piccolo corteo in quel momento.

“No, madre” rispose serio. Aveva la mascella contratta e una profonda ruga sulla fronte che gli conferiva un’aria tetra. Maya non lo aveva mai visto così cupo e non poté evitare di provare una sorta di malessere.

Quando giunsero nel largo spiazzo utilizzato da Alrik per comunicare con il popolo, trovarono un capannello di uomini fermo intorno a un uomo riverso al suolo.

Erik si fece strada e Maya ne seguì la scia trovandosi davanti una scena che sperava di non dover più vedere. Un uomo ferito era immerso in una pozza di sangue.

“Gandrik!” esclamò Erik guadagnando terreno per inginocchiarsi accanto all’amico e sollevargli la testa.

“E-e-rik” sputò fuori sangue e una sorta di sollievo. “Sono felice di vederti.”

“Cosa è successo?” domandò allarmato.

“Helgö è stata presa” tossì, gemendo dal dolore. Aveva ferite ovunque e, solo un uomo con la sua tempra, poteva giungere fino a Birka ancora vivo.

“Ora non parlare”, lo tranquillizzò prima di ordinare agli astanti, “chiamate Kadlin.”

Il ferito mosse a fatica una mano, tastando il torace alla ricerca di quella del compagno che gli reggeva la testa e gli era alle spalle. Con quel gesto lo chiamò a sé.

“Non sforzarti” gli consigliò Erik, ma Gandrik lo ignorò e lo trainò a sé o meglio, gli fece intendere che doveva avvicinarsi e, a quel punto, il guerriero comprese che era finita. Per il suo valoroso amico era giunto il momento di raggiungere gli eroi.

Si accostò alle labbra del compagno d’armi per sentire cosa avesse da dire ed egli, ebbe solo la forza di dire: Edgar.

*****

Carissime guerriere e guerriere, vi avevo avvisati.
Alla prossima!

3 Comments »

  1. Poveretto…comunque ora le cose stanno precipitando. Edgar è tornato, pronto a mettere scompiglio nelle vite di tutti. Intanto però la nostra Maya ha trovato un’alleata nella sorella adottiva Helka ma a questo punto ormai il segreto di Pulcinella è stato scoperto. Chissà cosa succederà.

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