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Cuore vichingo: capitolo 22

Il guerriero osservava la propria imbarcazione con un moto di orgoglio e di speranza. Le notizie giunte da Helgö erano nefaste e se, quanto udito fosse stato corretto, dell’antico villaggio non sarebbe rimasto altro che cenere.

“Ti stavo cercando” esordì la giovane affiancandolo sull’arenile. Aveva lo sguardo serio e la voce aveva toccato un tono grave che non le aveva mai sentito.

“Ci stiamo preparando per la partenza.”

“Voglio venire anche io.”

“Scordatelo”, ruggì voltandosi a guardarla, “non è il luogo per te.”

“Helgö è la mia casa”, protestò secca, “è giusto che io combatta per lei.”

“Tu non devi fare proprio nulla.”

“Salirò su un dannato drakkar, che ti piaccia o meno.”

“Tu non salirai su nessuna nave” la contraddisse perentorio, “credi che ti permetta di viaggiare in mare con chiuque.”

“L’ho già fatto” ribatté piccata.

“Eri una bambina”, replicò con chiarezza, “ora sei una donna.”

“Allora portami con te”, seguitò sicura, “non costringermi ad andare con gli altri, sai che lo farei.”

L’uomo scosse il capo esasperato. Quella donna aveva il potere di sovvertire la linea di comando e di fargli fare tutto ciò che voleva, o quasi.

“D’accordo” guaì con frustrazioni. L’idea di averla così vicina in uno spazio tanto ristretto gli dava il tormento. “Ma sbrigati, partiremo all’alba.”

“Considerami già pronta!” trillò soddisfatta, ma non appena piroettò su se stessa per andarsene Erik la bloccò per un polso. “Cosa succede?” lo interrogò Maya guardandolo dritto negli occhi, dissimulando il calore che le aveva infuocato la pelle a quel semplice contatto, con un po’ di freddezza nel tono.

“Hai pensato a come saranno i giorni di navigazione? Sei l’unica donna e le tue necessità sono differenti”, sospirò grattandosi la nuca, “insomma…”

“Ci ho pensato”, lo tranquillizzò con un sorriso, “so esattamente a cosa sto andando incontro, quindi, non ti preoccupare per me. Sarò proprio come uno dei tuoi uomini, vedrai, non ti accorgerai neanche della mia presenza.”

L’uomo annuì e la lasciò andare, consapevole, che non avrebbe mai potuto vederla come uno dei suoi uomini.

“Erik, volevi vedermi?” la domanda pronunciata alle sue spalle lo distrasse da quelle riflessioni.

“Sì”, confermò volgendosi a guardare il ragazzo che gli stava dinanzi, “mi manca un uomo, ti va di venire?”

Il volto del giovane si illuminò con un grande sorriso. “Sì, assolutamente sì.”

“Bene”, si lasciò sfuggire un sorriso anche Erik, l’entusiasmo di Liut era invidiabile. “Partiamo domani all’alba.”

“Sì, signore” gorgogliò felice e, senza aggiungere altro, si dileguò per prepararsi alla partenza.

Aveva deciso di portarlo con sé perché era certo che fosse pronto. Convincere Alrik era stato facile. Era bastato fargli capire quanto il suo trattenerlo stesse rovinando la reputazione del ragazzo, la quale, era l’unica cosa importante.

Tornò a guardare gli uomini lavorare e ripensò a Maya. Una parte di lui era consapevole che avrebbe potuto lasciarla a terra con la forza ma, per un motivo in quel momento sconosciuto, aveva deciso di non farlo.

Pregò gli déi di non aver sbagliato a scegliere e di avere la forza di non sbagliare in futuro perché, la vita dei suoi uomini, dipendeva dalla di lui lucidità nel comando.

Helgö stiamo arrivando!

Carissimi cosa pensate accadrà?
Alla prossima!

1 commento »

  1. Portare Liut potrebbe essere una buona idea ma Maya è un’incognita, oltre ad una pericolosa distrazione per il povero Erik che deve ora vedersela con le mille preoccupazioni per la sorte della donna di cui è cotto a puntino. Mi chiedo però come la prenderà la sorella per questa scelta. Il fratello è contento…ma lei?

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