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Istantanea n. 70-71-72

Buon inizio settimana!

[70]

Dresda, 26 dicembre 1763

*****

«La verità, Chiara, è che la vostra persona ha rapito completamente i miei pensieri. Che sia giorno o notte non importa, perché la mia mente vuole voi, con ogni sua fibra. Mi ripropone di sovente il vostro incantevole sorriso fino a contagiarmi e mi ripresenta i vostri occhi svegli, specchio di un’anima altrettanto acuta, fino a invadere i miei sogni.»

«Me ne dispiace, Vostra Grazia» mormorò, abbassando lo sguardo e sorridendo appena.

«No, che non vi dispiace» replicò sorridendo, continuando a fissare il di lei viso inclinato nel quale si delineava il compiacimento.

«Può anche darsi» ammise tornando a guardarlo e annegò nelle sue iridi chiare che, per l’emozione, si erano d’un tratto scurite.

«Dalla prima volta in cui vi ho vista, a Versailles, non ho fatto altro che cercarvi» confessò con candore.

«Cercarmi?» ripeté confusa.

«Sì. La sera in cui incrociai il vostro sguardo, tenero e curioso, mi colpiste al punto da catturare il mio interesse. Domandai di voi affinché fossimo presentati, ma a corte sembravano tutti ignari della vostra presenza» spiegò, senza smettere di sorridere.

«Ero troppo giovane e di rango inferiore per essere notata», asserì timidamente, «inoltre, non ero stata invitata» rise sbarazzina, ricordando la fatica che aveva dovuto fare per infilarsi alla festa. «A ogni modo, accadde durante i festeggiamenti per la nascita di Sua Altezza Maria Clotilde» rievocò con un sorriso discreto, che palesava il medesimo coinvolgimento perché, anche per lei, quello scambio di sguardi fu il laccio alla di lui persona.

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[71]

Dresda, 26 dicembre 1763

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«Ve ne ricordate?» inquisì compiaciuto, senza neanche tentare di nasconderlo.

«Non avrei mai potuto dimenticarlo», replicò con un velo di stuzzicante ironia, «fu il mio primo ballo» rise, con dileggio.

«Che sciocco! Pensavo lo ricordaste per me» ammise tornando a guardarla negli occhi, con un’espressione talmente comunicativa da mozzarle il fiato.

Ancora una volta non riuscì a sostenere la di lui sicurezza. Egli era un uomo maturo con trentatré anni di esperienze, ella, invece, ne possedeva solo ventidue e, di esperienze, ne era davvero sprovvista.

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[72]

Dresda, 26 dicembre 1763

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«Guardatemi, Chiara», la supplicò con tono accorato, «non rifuggite il mio sguardo e non abbassate il vostro in mia presenza.»

«Vostra Grazia, il mio è solo rispetto.»

«Non è quello che desidero da voi» ammise, con quel sorriso furbo sulle labbra, che dava alle parole molteplici significati.

«Non desiderate il mio rispetto?» inquisì sollevando il volto, con un tono particolare che suonò con un misto di ironia e sospetto.

«Non quel tipo», replicò tranquillo, «da voi vorrei sentimentale devozione più che doveroso ossequio.»

Il duca aveva parlato in modo trasparente e senza la possibilità di fraintendimenti, ora stava a lei parlare con onestà senza incorrere in errori.

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