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Curiosando nella storia ho incontrato una regina infedele

Carissimi history lovers, buon momento!:-D

Anche senza sondaggio ho deciso di parlarvi di un personaggio in linea con il Medioevo e con la serie tv Isabel che tanto compare sul blog. (come si suol dire, mi sono impallata, ma passerà, forse :-D) indi per cui, buona lettura. 😀

«Giovanna di d’Aviz e di Trastàmara, stranamente senza appellativo, nacque a Monte Oliveto il 20 marzo del 1439 e morì a Madrid il 13 giugno del 1475. Figlia del re del Portogallo Edoardo d’Aviz e di Eleonora di Trastámara (sorella di re Giovanni II d’Aragona, padre del re cattolico. Praticamente Ferdinando e Giovanna erano cugini di primo grado). Giovanna fu infante del Portogallo per diritto di nascita, regina consorte di Castiglia e León per matrimonio e Reggente per conto della figlia fino alla morte.Per un volere superiore nel 1455 divenne la seconda moglie di Enrico IV detto l’Impotente, re di Castiglia e León e pertanto, si ritrovò sposata con un uomo debole che non era in grado di eseguire i suoi doveri coniugali.

Fu una moglie infelice e infedele proprio a causa dei problemi del marito. La coppia ebbe un’unica figlia, Giovanna, la quale ricevette l’appellativo da parte degli oppositori di la Beltraneja, perché insinuavano che fosse la figlia di Beltràn de La Cueva, fedelissimo della famiglia reale in quel periodo, e non del re.»

Quante cose ci sarebbero da dire, ma il post deve essere conciso, quindi, ora andiamo a scoprire cosa si celava nel suo animo (in fondo è la parte che ci piace di più).

*****

L’incantevole regina di Castiglia osservava la corte interna senza realmente vederla. Era giunta nella dimora del coniuge molti anni addietro e, da allora, non faceva altro che guardarsi intorno senza mostrare il minimo interesse o sollievo. Tutto intorno le appariva grigio come il cielo di quel pomeriggio e come il proprio animo infelice che, da quando aveva avuto la sventura di incontrare il consorte, era precipitato nell’angoscia più completa.

«Vostra Maestà voleva vedermi?» sentì chiedere alle proprie spalle. Non le servì neanche voltarsi per riconoscere a chi appartenesse quella voce, perché era profonda, virile ed era l’unica in grado di raggiungere il suo intimo fino a scuoterlo.

«Sì» confermò, voltandosi con estrema calma e assaporando, momento dopo momento, la di lui figura che si palesava davanti al suo sguardo.

Lasciò che i propri occhi scuri si inabissassero in quelli di lui, godendo del languore che le lambiva il ventre ogni volta che le era accanto. Beltran de La Cueva era l’unico raggio di sole in grado di scaldare il gelo che sentiva dentro, perché emanava mascolinità, coraggio, disciplina e orgoglio, tutte doti carenti nel re e necessarie per lei.

«Maestà?» la richiamò sostenendo lo sguardo e percependo tutte le di lei emozioni che limpide scorrevano nelle sue iridi, ma non osò muovere un muscolo, nonostante provasse il medesimo desiderio. Ella era la regina e lui era un servitore fedele del re.

Alcuni passi in avvicinamento interruppero quel dialogo silente, seguiti da un ordine preciso.

Beltran si congedò per raggiungere il sovrano, sperando e pregando, che egli non intuisse i suoi reali pensieri, mentre Govanna, che lo vedeva andare via, percepiva su di sé un senso di vessazione talmente opprimente che fu in grado di toglierle il respiro.

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Alla prossima!

2 Comments »

    • Indubbiamente è particolare. Solo pensare di essere al suo posto mi viene male 🙄 Già i matrimoni combinati erano un casotto, perché difficilmente i coniugi riuscivano a creare una relazione (anche senza amore) figuriamoci un matrimonio tra due individui che non si sopportano. Porelli

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