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Cuore vichingo: capitolo 23

Il vento soffiava contro la vela spingendo nella giusta direzione i drakkar in movimento, coadiuvando con sapiente maestria l’operato dei possenti rematori.

Dalla propria postazione, di fianco al timone, Erik osservava la rotta e il mare in lontananza stando bene attento a non soffermarsi sulla giovane al suo fianco. Tuttavia, per quanto si sforzasse, il di lei profumo riusciva a superare quello di salsedine e a insinuarsi nei suoi polmoni inebriandogli i sensi.

Il naturale ritmo di navigazione costrinse parte dell’equipaggio a spostarsi dal lato opposto per consentire la manovra e quando gli uomini tornarono alla posizione di partenza, Maya si azzardò a guardare l’uomo che da ben due giorni non le rivolgeva né uno sguardo né una parola.

Era teso. Poteva intuirlo dalla mascella irrigidita e dalle mani strette sul legno di comando. La postura era pronta all’evenienza e gli occhi erano attenti, preparati a carpire ogni mutamento, sia del cielo sia del mare. Non lo aveva mai visto tanto concentrato e, forse, non lo aveva mai trovato più attraente. Deglutì il turbamento causato da un pensiero inappropirato e tornò a guardare altrove, soffermandosi sul volto dell’amico.

Liut, invece, era felice. Riusciva a leggere la gioia nei suoi occhi grigi, che per l’occasione sfumavano in un insolito celeste. Sulle labbra aveva un accenno di sorriso e le sembrò di non averlo mai visto tanto soddisfatto.

Lei, invece, era confusa. Si sentiva intimamente rimescolata, alla stregua del movimento oscillatorio provocato dal mare, ma la navigazione non aveva niente a che vedere con quella sensazione. La verità era che non sapeva cosa dover provare. Una parte di lei era felice di aver intrapreso quel viaggio, perché era desiderosa di agire per sé. Un’altra parte, invece, era preoccupata, perché non era sicura che le motivazioni fossero quelle enunciate a gran voce. Non era certa di voler vivere a Helgö da sola, rinunciando alla possibilità di vedere Helka, Matran e Kadlin che, in qualche modo, erano la sua unica famiglia.

Deglutì e puntò gli occhi sull’orizzonte, sperando e pregando, di ricevere un segno di chiarezza.

Il giorno stava cedendo il posto a una sera oscura e senza Luna.

Erik sollevò gli occhi al cielo per studiare l’addensarsi delle nubi sopra le loro teste e intuì il peggio.

“Sta per piovere!” profetizzò, mentre percepiva sul corpo il vento aumentare di intesità. “Prepariamoci” ordinò poi all’equipaggio.

Poco dopo, un accecante fulgore illuminò il cielo prima che la pioggia cominciasse a cadere con vigore su loro, flagellando il legno e coloro che tentavano di governare il drakkar affinché non si rovesciasse e superasse la tempesta.

“Ammainate la vela!” ordinò poi con risolutezza.

Maya si mosse per sciogliere il nodo a lei più vicino, ma la voce perentoria del comandante la inchiodò sul posto.

“Stai ferma. Reggiti e cerca di non morire.”

La rossa cercò di guardare Erik per cercare conferma a quanto udito, ma la potenza dell’acquazzone aveva creato un velo brunito capace di offuscare la vista e di ferire gli occhi.

Il vento, furioso avversario, caricava impietoso su tutte le navi che in quel mentre erano celate dal mare ingrossato. Altissime onde si inseguivano per attaccarli e, tutti, si ritrovarono a trattenere il respiro.

Una saetta squarciò la notte atterrando poco distante dal drakkar di Erik e fu seguita da un fragore terribile che terrorizzò l’intero equipaggio. D’impulso Maya ripiegò su se stessa incastrando la testa tra le ginocchia, mentre le mani restavano ancorate al fianco. Le braccia e le gambe le dolevano per lo sforzo, il cuore le martellava nel petto per la tensione, ma non diede segni di cedimento. Continuò a resistere con coraggio, nonostante la potenza della pioggia e delle onde che le si abbattevano addosso era in grado di farle perdere i sensi.

Leurla allarmate degli uomini vennero inghiottite dalla furia del temporale fino aquando non perse la sua irruenza e lasciò solo una flotta informe e un silenziomortale.

*****

🤦‍♂️🤦‍♀️😢

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