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Istantanea n.73-74-75

Buon inizio settimana!

[73]

Dresda, 26 dicembre 1763

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«Quello che chiedete, Vostra Grazia, esula dai miei compiti di dama» asserì, sostenendo il di lui sguardo.

«Non l’ho chiesta alla dama della reggente, l’ho chiesta a voi, signorina Spinucci.»

«Quand’anche potessi concedervi la mia più totale devozione, ciò non cambierebbe né il mio ruolo a questo mondo né il vostro.»

«Provate per un momento a non guardare il nome che porto, ma l’uomo che sono» replicò con emozione, sentendosi vittima della propria carica.

«Ma io lo vedo, Vostra Grazia» replicò con il medesimo calore nella voce. Come lui, anche lei era succube delle imposizioni date dallo status.

«Dunque?» la incalzò con impazienza. Si era esposto, come mai prima d’allora, e la giovane che gli era dinanzi non aveva ancora rivelato apertamente il proprio pensiero.

L’attesa lo stava logorando seccandogli la gola.

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[74]

Dresda, 26 dicembre 1763

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«Lo ammetto», iniziò la dama guardandolo dritto negli occhi, «se i nostri nomi non avessero alcun valore e la posizione delle nostre famiglie non ci collocasse in camere tanto distanti, io sarei al vostro fianco. Orgogliosa di voi e del nostro delicato sentimento.»

Sul volto dell’uomo si dipinse un’espressione di totale esultanza, mentre si alzava per raggiungerla. Chiara si alzò a sua volta e si incontrarono a metà tragitto.

«Le vostre parole mi riempiono di gioia» confessò prendendo le di lei mani tra le sue.

«Possedete già la mia devozione» seguitò la donna con trasporto, «ma questo è quanto posso darvi.»

«Non mi arrenderò a dei vetusti dettami e non rinuncerò a voi» replicò Francesco Saverio con una lucente determinazione negli occhi. «Ora che conosco i vostri sentimenti, Chiara, lotterò per noi. Vi chiedo solo di fidarvi di me.»

La dama gli restituì uno sguardo colmo di speranza.

«Vi fidate di me?» la incalzò con impazienza.

Chiara annuì, sorridendo in un modo trascinante, che egli non le aveva mai visto.

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[75]

Dresda, 26 dicembre 1763

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«Bene!» esultò posandole un lieve bacio sul dorso della mano, mentre gli occhi non lasciavano un momento quelli di lei. «Ora credo dovremmo mangiare», sorrise, «diversamente non sarebbe un vero invito a cena.»

«Dunque è un invito» trillò briosa, con un sentimento gioioso nel petto che superava qualsiasi previsione. Non si era mai sentita tanto felice in vita sua come in quel momento.

«Il primo di molti altri», chiarì il reggente senza smettere di guardarla, «e magari, la prossima volta, faremo in modo che il ciba ci venga servito al momento.»

«Ma in questo modo sapranno!» si allarmò la giovane, non sentendosi ancora pronta allo scandalo.

«Penserò io a tutto», la tranquillizzò tornando a sedere al proprio posto, «farò in modo che voi non abbiate di che preoccuparvi.»

«Confiderò nella vostra accortezza» replicò Chiara, sedendosi al proprio posto e sorseggiando un po’ di vino. In quel momento sentiva la necessità di avere coraggio. Stava per intraprendere un cammino dissestato e in salita, ma osservando la sicurezza dell’uomo che le era davanti, provò il forte impulso di credere e sperare in quel improbabile futuro.

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