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Istantanea n.79-80-81

Buon inizio settimana!

[79]

Dresda, 16 febbraio 1764

*****

«Chiara» il sussurro la raggiunse alla base del collo e non poté trattenere il fremito che ne scaturì.

«Vostra Grazia, cosa ci fate qua?» domandò senza voltarsi, perché non ve ne era bisogno. Ogni parte del suo corpo lo percepiva nitidamente quasi lo vedesse.

«Voi, cosa ci fate?» ritorse il quesito, facendo scivolare le mani sulla di lei vita per attirarla a sé. «Fa freddo, dovreste rientrare.»

«Sua Altezza ha avuto un crollo» spiegò, continuando a fissare il giardino ricoperto di neve, «a chiesto di rimanere sola.»

«Capisco», comprese, sentendo egli stesso la mancanza del fratello, «ma perché siete venuta in giardino?»

La dama emise un sospiro combattuto prima di rigirarsi tra le di lui braccia.

Il cielo si stava scurendo tingendosi con i colori della notte, mentre un vento sferzante le faceva turbinare l’abbigliamento e le colpiva il viso, ciò nonostante, tra quelle braccia si sentiva protetta e al caldo.

«Dunque?»

«La verità, è che mi sento in difetto nei confronti di Sua Altezza.»

«Per quale ragione?» indagò carezzandole la guancia con delicatezza.

«Ella soffre, mentre io provo una ingiusta gioia che fatico a contenere.»

«Non è ingiusta. La meritate tanto quanto la meriti io» precisò Francesco Saverio con dolcezza.

«Lo so, ma mi dispiace per lei.»

L’uomo provò profonda ammirazione per quella giovane e, d’istinto, la strinse forte a sé per farle comprendere quanto l’amasse.

*****

[80]

Dresda, 16 febbraio 1764

*****

La dama italiana rientrò a palazzo poco tempo dopo. Camminò silenziosa lungo i corridoi fino a giungere dinanzi alla porta della sua Signora, dove trovò ad attenderla il volto arcigno della governante capo della corte.

«Dove siete stata, Chiara?» domandò diretta, facendo saettare gli occhi scuri in quelli di lei con totale rimprovero.

«Sono andata in giardino per respirare un po’ d’aria pulita.»

«Non mi pare vi sia stato dato il consenso», replicò l’anziana guardandola truce, «il vostro compito è quello di servire Sua Altezza, non andarvene in giro a perder tempo.»

«Svolgo il mio compito con attenzione, Lady Elisabeth» reagì infastidita, calcando la pronuncia del suo nome, «vi prego di non confondermi con altre dame.»

«Vi ho visto», chiarì la donna avvicinandosi per abbassare il tono di voce, «state sbagliando e per un tale errore non c’è rimedio.»

Le parole suonarono più con preoccupazione che come accusa ed ella si vide costretta a guardarla in modo interrogativo.

«Ascoltatemi», parlò quasi come una madre, «egli è troppo per voi.»

La dama emise un sospiro e spostò lo sguardo.

«Lo dico per voi, Chiara. Siete giovane, graziosa, intelligente e sareste perfetta per lui se il vostro stile non fosse tanto inferiore. Non avete possibilità di sposarlo e il vostro atteggiamento vi condannerà a una condizione di svantaggio.»

«Io non…» prese parola la giovane per smentire, ma finì per tacere. Purtroppo, anche se si ostinava a negarlo, quello era il suo stesso pensiero. Quando non era con lui e riusciva a pensare lucidamente, sapeva bene di stare sbagliando.

«Fate attenzione», seguitò la donna prima di andarsene, «la vostra reputazione è tutto ciò che avete. Una volta perduta non vi rimarrà altro.»

Chiara annuì, sentendo gli occhi pungolarle, ma non cedette al pianto. Prese un lungo respiro ed entrò nella stanza di Maria Antonia per svolgere il proprio lavoro.

*****

[81]

Dresda, 20 febbraio 1764

*****

Francesco Saverio partì all’inseguimento della dama italiana non potendo evitarlo. Dalla sera in giardino era diventata scostante e trovava ogni scusa per non rimanere sola con lui.

Cosa fosse successo non gli era chiaro, ma di sicuro era qualcosa di importante, se si mostrava tanto ostinata nella sua posizione di freddezza

«Chiara, volete fermarvi un momento?» parlò quando riuscì a raggiungerla.

La giovane si bloccò all’istante deglutendo a vuoto prima di voltarsi con titubanza. Aveva cercato in tutti i modi di non rimanere sola con lui ma, probabilmente, era stato sciocco da parte sua sperare, che il reggente accettasse il suo comportamento senza fare nulla.

Gli occhi nocciola si posarono per un istante in quelli color cielo e ivi si perse, non ricordando più il motivo della propria ritrosia.

«Sì,Vostra Grazia.»

«Chiara, cosa sta succedendo?» andò dritto al punto senza giri di parole.

«Vostra Grazia, mi dispiace, ma non posso continuare a vedervi di nascosto. Non posso alimentare una tale follia come se non fossimo consapevoli del nostro destino.»

«Di cosa state parlando?» reagì contrariato.

«Di noi, lo sapete.»

«Vi ho chiesto di fidarvi di me, lo avete dimenticato?»

«No, non l’ho dimenticato, ma Lady Elisabeth ci ha visti e mi ha redarguita. Non voglio si pensi che sia la vostra amante.»

«Nessuno lo penserebbe», parlò d’istinto, «chiunque abbia avuto modo di conoscervi, non vi farebbe mai un torto simile.»

La dama emise un sospiro strozzato, combattuta come sempre quando era al di lui cospetto. «La reputazione è tutto ciò che possiedo, Vostra Grazia, non posso perderla, vi prego, cercate di capire.»

«Io…» prese la parola per giustificarsi, ma finì per tacere non sapendo cosa dire. Purtroppo la dama aveva ragione e, se non voleva essere tacciato come i suoi predecessori, avrebbe dovuto agire diversamente.

*****

1 commento »

  1. Molto bello questo passaggio. La posizione di Chiara è estremamente fragile, poiché rischia di perdere il suo ruolo di dama di compagnia. La reputazione è la cosa più importante e la governante agisce per il suo bene, malgrado tutto. Francesco Saverio ha capito ma come risolverà tutto questo?

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