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Istantanea n.82-83-84

Buon inizio settimana!

[82]

Dresda, 26 febbraio 1764

*****

L’ora del tramonto era ben lontana quando il duca incrociò la dama italiana nella solitudine di un corridoio.

D’istinto si bloccarono entrambi e, in simultanea, si guardarono negli occhi, comunicando con quello sguardo tutta la propria afflizione. Erano sei giorni che si sfuggivano vicendevolmente come la peste, ciò nonostante, non potevano ignorare il ritmo incalzante del cuore alla presenza dell’altro e tanto meno evitare che il respiro si mozzasse sotto la potenza di quel sentimento che tentavano difficilmente di contenere.

«Vostra Grazia!» mormorò Chiara abbassando lo sguardo, incapace si sostenere troppo a lungo quella intensità.

«Signorina Spinucci» replicò con freddezza nella voce, ma la postura e l’espressione del viso dicevano tutt’altro.

«Devo andare» replicò la donna con prontezza d’animo, perché non poteva arrendersi al sentimento e stare sola con lui minava tutto l’autocontrollo.

«Non fuggite», la supplicò afferrandole un polso per trattenerla, «questi giorni senza di voi sono stati un Inferno.»

«Non dite così» alitò guardando la di lui mano e percependo il calore anche attraverso il tessuto.

«Mi mancate, Chiara, talmente tanto che non vi sono parole per descriverlo.»

«Vi prego, non rendetelo più difficile» supplicò con gli occhi lucidi.

«Non piangete, vi prego» replicò lui sollevandole il viso e carezzandole la guancia con dolcezza. «Non voglio che soffriate a causa mia.»

La voce del duca tremò d’emozione.

Il rumore di passi in avvicinamento interruppe quel momento di tenera onestà e la giovane ne approfittò per scappare via e richiudersi la porta alle spalle.

*****

[83]

Dresda, 4 marzo 1764

*****

La reggente Maria Antonia era fuggita dal palazzo reale di Dresda circa cinque giorni prima di quel momento, per rifugiarsi con le dame più fidate e la propria prole in quello di Zwinger, dove ella serbava i ricordi migliori.

Seduta dinanzi alla finestra, con ancora la veste da camera indosso, osservava il lento sorgere del sole che con i suoi raggi risvegliava ogni pianta o fiore che toccava, mentre tra le mani stringeva un Sacro rosario.

Pregò,come soleva fare ogni mattino, e quando giunse la dama con la cameriera, si fece trovare nel letto con un libro stretto in grembo.

Non desiderava rivelare ad alcuno il proprio tormento. Non voleva ammettere a voce alta, che la vita senza Federico Cristiano fosse vuota e che le notti fossero più che altro insonni. Più di ogni altra cosa però, non tollerava l’idea dimostrarsi vulnerabile. La verità era che il dolore non l’aveva ancora abbandonata, nonostante fingesse con il mondo intero che stesse bene.

*****

[84]

Dresda, 25 marzo 1764

*****

Chiara osservò il volto della reggente per molto tempo in silenzio, prima di trovare la giusta dose di coraggio per parlare. «Vostra Grazia, posso osare porvi una domanda?»

«Cosa succede?» replicò puntandole addosso uno sguardo vacuo.

«Vi chiedo perdono sin da ora per l’ardire del mio quesito ma, desidererei sapere quali sono le vostre intenzioni?»

Maria Antonia corrugò la fronte con spontanea irritazione, «Non credo di dover rendere conto a voi dei miei propositi.»

«Non era mia intenzione insinuarlo», precisò la dama posando il ricamo, «sono solo preoccupata per voi.»

«Perché mai?» reagì con troppa fretta. «Io sto bene.»

«Temo di dover dissentire, Vostra Grazia», confessò la dama alzandosi per avvicinarsi alla reggente e accovacciarsi al suo fianco, «non avrei mai avuto l’audacia di affrontare l’argomento, se non fosse che io abbia notato e noti il vostro immutato cordoglio.»

Maria Antonia sgranò gli occhi con sorpresa. Aveva creduto sul serio che nessuno sene fosse accorto. «Non è affar vostro» ritentò con un nodo in gola, sentendo il muro d’indifferenza cedere davanti a tanta comprensione.

«Avete ragione», concordò la dama rimanendo in quella posizione, «ma sappiate che stare chiusa tra queste mura non risanerà il vostro cuore, mentre una buona confidente potrebbe alleviare il vostro peso. Io sono qui per voi» concluse, con gentilezza.

Ci fu un breve momento di silenzio.

«Andatevene» ordinò perentoria, sentendo il respiro sfuggirle dai polmoni.

«Vostra…»

«Andatevene,Chiara» ruggì la reggente accompagnando le parole con il braccio e, non appena fu sola, si lasciò andare a un triste e malinconico pianto.

*****

1 commento »

  1. Mi chiedo se le parole di Chiara riusciranno a scuotere Maria Antonia dal suo dolore. E’stata molto diretta ma in fondo Maria Antonia è una regina ed ha delle responsabilità enormi nei confronti del figlio e della nazione. Non può lasciare tutto in mano al cognato e spero che possa risollevarsi.

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