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Istantanea n. 85-86-87

Buon inizio settimana!

[85]

Dresda, 27 marzo 1764

*****

Maria Antonia convocò la dama italiana nella propria stanza alle prime luci del mattino. Da quel pomeriggio l’aveva tenuta lontana come la peste, ma la verità era che in fin dei conti la giovane aveva ragione, non poteva continuare a nascondersi come una codarda. La vita stava andando avanti anche senza di lei e non era più ammissibile.

«Vostra Grazia, voleva vedermi?» esordì Chiara, richiudendosi la porta alle spalle.

«Sì, vi devo parlare» rispose, tenendo lo sguardo puntato al cielo rosato.

La dama la raggiunse rimanendo in silenzio.

«Avevate ragione», confessò guardandola negli occhi, «la scomparsa dell’elettore è stata per me difficile da sostenere e, invéro, non l’ho ancora superata. Egli mi manca in un modo che non so descrivere con le parole. Lo sento qui, nel petto»,sottolineò portando una mano sul cuore, «è come un dolore che non mi vuole abbandonare. A tratti è un lieve malessere e, in altri momenti, è di una sofferenza tale che è capace di mozzarmi il respiro. Non posso mostrarmi tanto vulnerabile.»

«Lo comprendo e non vi suggerirei mai di farlo.»

Maria Antonia corrugò la fronte, «Cosa potete fare per aiutarmi, Chiara?»

«Ascoltarvi,Vostra Grazia», sorrise con gentilezza, «sarei ben lieta di udire un vostro racconto.»

«Cosa volete che vi racconti?»

«Quello che più vi aggrada. Ogni cosa che direte non uscirà da questa stanza» chiarì per sicurezza.

La reggente soppesò quella insolita proposta, di rado qualcuno mostrava reale interesse per i suoi pensieri e, infine, pensò a cosa sentisse il bisogno di dire.

La mente le propose una infinità di ricordi, sedici anni di matrimonio non erano pochi, poi ne scelse uno e iniziò a parlare.

*****

[86]

Dresda, 27 marzo 1764

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Le parole della reggente continuavano a fluire dalla sua bocca tremante come un fiume in piena. Aveva abbandonato il riserbo e il difficoltoso contegno, per far esplodere il pianto insieme al proprio dolore.

«Sono mortificata, Vostra Grazia, non lo sapevo. Nessuno mi aveva informata» parlò la giovane con reale mortificazione.

«Era stato vietato di parlarne. Idea del re», rispose Maria Antonia tamponando le lacrime con un fazzoletto di stoffa leggera, «ciò non significa che non ci pensassi e pensi ogni istante della mia vita.»

La dama deglutì per trattenere le lacrime. Non aveva idea che le fosse morto anche un figlio di nove anni l’anno prima. Quella donna che le stava dinanzi in quel momento, aveva subito due enormi perdite nello stesso anno e non poteva piangerle come avrebbe voluto. Quale crudeltà era mai quella?

«Non dovete piangere, Chiara, io starò bene.»

«Non so come facciate, Vostra Grazia», confessò il rispetto guardandola negli occhi,«io temo che non avrei una tale forza.»

«Vi auguro di non doverlo mai scoprire» mormorò la reggente con affetto.

«Mi dispiace avervi spinta ad aprirvi e ad aver fatto affiorare una tale sofferenza» ammise la dama chinando il capo.

Maria Antonia si prese un istante per raccogliere i pensieri, sospirò e ammise a sua volta: «Credo che abbiate fatto bene, invece, penso di essere pronta per tornare a casa.»

Chiara la guardò in attesa.

«Ora andate», ordinò, «e fate in modo che non mi disturbino fino a cena. Salterò il pranzo, ovviamente.»

La dama annuì e si accomiatò, senza proferire parola.

****

[87]

Dresda, 29 marzo 1764

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Il rientro a Palazzo Reale di Maria Antonia fu accolto con gioia dai residenti e ancor più dal cognato, che le andò incontro con un sorriso confortevole.

«Sono felice che siate tornata» l’accolse sincero, mentre le stringeva le mani con affetto.

«Salve, zio!» esordì il principe elettore abbracciandolo.

«Federico Augusto!» lo redarguì la madre trattenendo a stento un sorriso.

«Vi sono pochi occhi su di noi» si giustificò il ragazzo tornando in una posizione corretta.

«Sarete stanchi, preferite rinfrescarvi prima che venga servita la cena?» domandò Francesco Saverio come fosse giusto fare.

Maria Antonia annuì prima di muoversi, seguita dalla fedele Chiara. Solo quando la dama italiana superò il reggente, i due si guardarono per un istante negli occhi,scoprendosi ancora vittime di quel folle sentimento.

«Signorina Spinucci, dovrei parlarvi» la fermò, incurante della cognata e dei presenti.

La reggentesi bloccò piroettando su se stessa e corrugando la fronte gli chiese: «Cosa dovete dire alla mia dama?»

«Questioni personali della famiglia Spinucci», sorrise con gentilezza, «dopo potrete chiedere a lei i dettagli.»

«Bene, fate pure e poi raggiungetemi in camera» autorizzò Maria Antonia ricominciandosi a muovere insieme al primogenito, gli altri figli erano andati via con le governanti.

«Vostra Grazia» iniziò la dama, ma lui la zittì.

«Nel mio studio» chiarì facendole il gesto di precederlo.

I due si mossero uno di fianco all’altro in silenzio, avvolti nei loro pensieri.

*****

1 commento »

  1. La reggente ha avuto delle perdite molto importanti e non può manifestare il suo dolore per via della sua posizione. Doveva essere terribile ma la dama di compagnia è una confidente fidata per questo compito. Mi chiedo però cosa ne penserà la reggente di questo sentimento tra Chiara e suo cognato, nato proprio sotto gli occhi di tutti.

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