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Buon Natale

Carissimo/a History lover, buon momento!

Io gli auguri li faccio così 😀

Estratto tratto da: Maria, la prima regina del Portogallo.

L’elegante alcova in stile rococò della principessa del Brasile, in quegli ultimi dieci giorni, era rimasta chiusa e avvolta in un impenetrabile silenzio. Ella stessa aveva chiesto espressamente di non essere disturbata perché reduce di un quinto parto sfiancante e, impreparata, quel giorno scoprì che la tranquillità del tedio era prossima alla fine.

Margarethe, infatti, ligia ai suoi doveri, trotterellava allegra lungo il perimetro della stanza scostando le tende e sorridendo giuliva, mentre una sferzata di Sole invadeva l’ambiente con la sua luce accecante. Maria Francesca schiuse gli occhi con pigrizia non appena il debole fascio luminoso le sfiorò il volto. Con malagrazia sbadigliò senza coprire la bocca con la mano e poi distese lentamente i muscoli del corpo senza eccedere nei movimenti. Si sentiva ancora terribilmente spossata da quell’ultima fatica e non poteva farci niente.

«Bene svegliata, Vostra Grazia!» trillò la dama non appena si accorse dei suoi occhi aperti.

«La vostra energia è sfibrante», borbottò la principessa sedendosi con fatica, «vi prego, mettete su un broncio infastidito.»

Margarethe in risposta al suo malumore rispose con un sorriso cordiale. «Mi avevate chiesto di buttarvi giù dal letto con la forza, se necessario. E sapete bene quanto io ci tenga a mantenere fede alle mie promesse.»

«Anche la vostra efficienza è sfiancante» mormorò passandosi entrambe le mani sul viso. «Mio marito è già sceso?»

«Sì. Sono tutti nella grande sala», le rispose con solerzia, «attendono solo voi per dare il via ai festeggiamenti.»

«Festeggiamenti?» ripeté strofinando gli occhi.

«Sì, Vostra Grazia, oggi è il giorno della natività» le ricordò la dama fermandosi ai piedi dello sfarzoso letto in legno decorato, con la struttura ricoperta di foglie d’oro e testiera imbottita, foderata da tessuto blu con ricami in dorati. Anche la pediera aveva una cornice riccamente adorna e i vari intrecci di foglie e fiori erano capaci di incantare lo sguardo.

«Di già?» sospirò sconvolta. Non pensava che i giorni sarebbero passati così in fretta, anzi, non credeva che si sarebbe sentita ancora in quel modo.

«Mi dispiace» si mortificò con un sorriso gentile, mentre le  guardava il viso pallido con affetto.

Era chiaro che fosse ancora provata ed era altrettanto certo che nessuno avrebbe preteso la di lei presenza, ma la principessa sapeva essere testarda oltre ogni giustificazione.

«Se vi dicessi che sono troppo debilitata per festeggiare, potrei riposare ed evitare simili tormenti.»

«Mi avete istruita anche in tal caso, Vostra Grazia e mi avete fatto giurare che vi avrei preparata e vi avrei portata da basso. Invéro», sorrise la dama avanzando, «avete detto: non farti abbonire dalle mie lagnanze e trascinami alla festa

«Sono stata previdente» gongolò per la propria avvedutezza, ma ugualmente sospirò affranta.

«Non voglio disattendere un vostro ordine, Vostra Grazia, ma se siete ancora mal disposta e non ce la fate scendere, capiranno.»

«Ne sono consapevole», fiatò strofinando il viso con forza, «ma lo faccio per i miei piccoli. Soprattutto per Giuseppe», sospirò muovendosi lentamente verso il bordo, «da quando è nato Giovanni sono stata particolarmente assente e con l’arrivo di Marianna lo sono molto di più.»

«Il duca comprende il vostro stato. Sua Altezza il principe gli è molto presente.»

«Lo so», si interruppe quando le gambe penzolarono verso il basso e riprese quando lo spasmo abbandonò le sue membra, «ma convieni con me che la madre è pur sempre la madre?»

«Assolutamente» convenne afferrando entrambe le mani per aiutarla ad alzarsi.

Con dedizione e pazienza la principessa fu preparata per il ricevimento.

«Io ho finito» la informò Margarethe con un sorriso che la principessa vide nel riflesso.

«Sono presentabile?» chiese preoccupata. Non voleva mostrarsi moribonda, desiderava regalare al figlio maggiore un po’ di serenità, vista la lunga assenza.

«Ditemelo voi» la invitò la dama indicandole lo specchio lungo dalla cornice dorata. In quel Palazzo regnava il color oro e le decorazioni imponenti.

La principessa mosse alcuni passi e infine si fermò davanti all’oggetto per studiarsi con occhio critico.

L’abito che aveva indosso era davvero un bel modello. La gonna larga in velluto rosso era impreziosita da ricami in oro, mentre il corpetto aderente era verde e ben modellato sulle sue forme. La scollatura ampia era impreziosita dal pizzo verde e invitava a posare lo sguardo. I lunghi capelli neri erano raccolti in una acconciatura severa che non lasciava libero neanche un boccolo lucente e questo le consentiva di indossare la sfarzosa collana che le aveva donato il marito. Il girocollo era stato realizzato da un maestro artigiano su espressa richiesta del principe consorte. Un articolato intreccio d’oro giallo confluiva in tre gocce con pietra, ognuna indicava un figlio. Quella più grande era la centrale con rubino, mentre le due laterali erano più piccole e contenevano degli smeraldi.

«Il belletto mi colora le gote» constatò sollevata.

«Siete incantevole, Vostra Grazia.»

«E voi siete troppo gentile per dire che sono un evidentemente dissestata, ma vi ringrazio per lo sforzo di rendermi piacevole.»

Margarethe sorrise. «Siete pronta?»

«Sì. Andiamo.»

Con un notevole sforzo e dopo un tempo interminabile, le due donne giunsero nel salone e quando fecero il loro ingresso, tutti gli occhi si puntarono su di loro.

Il piccolo Giuseppe non appena la riconobbe le corse incontro fermandosi a un passo per eseguire un compito inchino. «Madre, è bello vedervi!» sussurrò contento.

Non la vedeva da prima della nascita della sorellina, Maria Anna Vittoria, ovvero, circa trenta giorni prima e per lui erano davvero tanti.

«Sarebbe gradito un abbraccio» replicò Maria Francesca con un sorriso ampio.

Il figlio non se lo fece ripetere e le circondò la vita.

Pietro li guardava con estrema gioia, mentre teneva in braccio Giovanni, il secondogenito, un anno e mezzo di furia infantile.

«Immagino che sperare di ricevere anche io un abbraccio sia chiedere troppo» bofonchiò il Re avvicinandosi alla figlia.

Nel vedere il padre il cuore della principessa ebbe un sussulto. Non lo incontrava da quando con il marito si era trasferita a Queluz, circa sette mesi prima, e fu felice di vedere il suo volto paffuto e la sua espressione particolare.

«Maestà!» sussurrò sorridendogli, un sorriso vero nato dal piacere di scorgere la sua presenza.

Con il tempo aveva imparato a comprendere le sue scelte. A parte quella del Primo Ministro, tutte le altre erano state ponderate e mosse nel giusto.

«Maria Francesca!» replicò l’uomo aprendo le braccia con l’intento di abbracciarla.

Nella sala c’erano solo i famigliari più stretti e la servitù di fiducia e, anche se non fossero di fiducia, il loro compito era non vedere e non sentire.

Sorpresa da quel saluto così caloroso, scostò il figlio con tenerezza per raggiungerlo. Come lei anche lui si muoveva a fatica e aveva il volto stanco, ma l’abbraccio fu forte e sincero, come non lo era mai stato. In quel momento però, Maria Francesca si rese conto che forse non ce ne erano mai stati.

«Come ti senti?» si interessò la madre avvicinandosi.

Ella, invece, era stata con lei per tutto il tempo. Come solo una madre amorevole poteva fare.

«Meglio, vi ringrazio» fiatò con un sorriso.

In realtà aveva male un po’ dappertutto, ma non desiderava impensierire i presenti e voleva solo trascorrere un po’ di tempo insieme ai suoi cari.

Quei momenti di intimità familiare erano troppo rari per perderli, inoltre, secondo lei erano necessari per poter sopravvivere alla freddezza del loro stile.

Si volse a guardare le sue sorelle, belle ed eleganti nei loro abiti d’alta moda e sorrise.

«Siete incantevoli!» ammise con sincerità.

«Certo più di voi» trillò Dorotea con ironia, avvicinandosi per porgerle i suoi saluti, ma fu anticipata dalla sorella maggiore.

«Ho visto occhiaie peggiori sul tuo volto, Dorotea» la rimbeccò ironica Marianna dandole un colpetto con il gomito per spostarla, «Vostra Grazia, siete splendida!» disse poi rivolgendosi alla primogenita.

Benedetta si accodò alle due ridendo e scuotendo i boccoli neri. «Sono tremende, ma le amiamo per questo!»

La principessa annuì con il medesimo sorriso.

Vedere tutti loro le stava risollevando il morale. Gli erano mancati terribilmente.

Seguirono altre chiacchiere informali, insolite e piacevoli allo stesso tempo che diedero loro modo di conoscersi meglio e di fortificare il legame naturale dato dal sangue e, infine, si accomodarono intorno al tavolo per festeggiare la nascita di Gesù con prelibate leccornie. In quel mentre, ognuno di loro non era più un individuo solo, ma era parte di un gruppo chiamato famiglia e si sa che il Natale è ideale per riunirsi con le persone care e per vivere il presente nel migliore dei modi con la cognizione che sia il momento più importante.

****

Spero che il tuo sia un Natale splendido. 💖

P.S.: Maria, la prima regina del Portogallo sarà disponibile dal 31.01.2019

 

 

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