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Cuore vichingo: capitolo 27

Helka fissava con lo sguardo vacuo e la mente assente il tumulo sotto al quale aveva sepolto la madre. Da quando aveva estratto il di lei corpo esanime dalle macerie, non aveva smesso di pensare a quanto fosse stata crudele la sorte in quel frangente per aver privato sia lei che Kal della vita in modo tanto sciocco. Il maltempo li aveva colti nel sonno ed era bastato il tempo di un respiro per spezzare le loro vite e spazzare via ogni cosa. Nonostante il naturale dolore per la perdita però, non aveva versato neanche una lacrima, perché si sentiva spinta da una determinazione autentica e propria del suo cuore. Era intenzionata più che mai a ricostruire ciò che era andato perduto e a farlo con le sue forze, prendendo a esempio la risoluzione materna.

“Helka.”

Il richiamo alle sue spalle la obbligò a voltarsi. Dinanzi a sé trovò il volto affaticato della moglie del capo villaggio e, d’istinto, s’avvicinò d’un passo.

“Kadlin, stai bene?”

“Sì, sono solo stanca”, minimizzò la donna passando una mano sulla fronte per tirare indietro i capelli che erano sfuggiti alla treccia, “tu come stai?”

“Bene.”

La donna annuì comprensiva. “Volevo offrirti un posto per dormire. L’alloggio centrale è rimasto in piedi, quindi, potresti utilizzare il giaciglio di Liut per la notte.”

Liut! Chissà se sta bene? Pensò, e quella riflessione la destabilizzò in un modo che subito non comprese.

“Alrik è d’accordo? Magari preferisce cederlo ad altri che ne hanno maggiormente bisogno.”

“L’alloggio lo dividerai con altri superstiti, ma il giaciglio di Liut spetta a te.”

La giovane arrossì comprendendo il significato di quelle parole ma non replicò, perché non sapeva cosa dire. Era stanca, dato che era reduce da due giorni e due notti di lavoro tra le macerie e confusa, perché vittima di molteplici pensieri contrastanti.

“Allora?” la incalzò spostando lo sguardo sulla terra smossa. “Matran ti vorrebbe al sicuro.”

“Sì, lo vorrebbe”, confermò con un sorriso a labbra serrate, “ha sempre pensato alla condizione fisica dei suoi figli. Forse, se fosse sopravvissuta, ora si starebbe struggendo dal dolore per la morte di Kal e per l’incognita sullo stato di Erik e Maya.”

“Mi dispiace per…”

“Non dirlo”, la interruppe senza alcun sentimento negativo nella voce, “sono cose che capitano. La morte è una prerogativa dei vivi.”

“Sì, lo è” confermò Kadlin con un sorriso tirato.

“Accetto volentieri”, sospirò poi la giovane dopo alcuni momenti di silenzio, “ho davvero bisogno di riposare.”

“Vieni con me”, le suggerì la donna con gentilezza, “ti porto a casa.”

Le due donne si allontanarono dal terreno sepolcrale dove avevano seppellito le vittime di quella sventura in silenzio, le loro bocche infatti non pronunciarono alcuna parola, i loro cuori invece, gridarono a gran voce tutto l’amaro risentimento.

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Carissimi, vi aspettavate un risvolto simile? Alla prossima!

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