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Istantanea n. 91-92-93

[91]

Dresda, 29 marzo 1764

«Chiara» la voce dell’uomo la raggiunse calda e carezzevole, come lo era l’alito caldo che le sfiorava la pelle nuda del collo e che le provocò un fremito difficile da celare. «Maria Antonia vi reclama.»

Sul suono di quelle parole, Francesco Saverio fece scivolare le mani sulla di lei vita per attirarla a sé. Gli dava ancora la schiena, ma riusciva a scorgerne i lineamenti del volto nel riflesso del vetro e non gli riuscì di non gioire, quando la vide socchiudere gli occhi completamente coinvolta da quella vicinanza.

«Vi devo lasciare andare», riprese sul suo silenzio, posando un lieve bacio alla base del nuca, «posso sperare di rivedervi dopo cena in biblioteca?»

«La mente mi suggerisce di rifiutare, Vostra Grazia», ammise rigirandosi tra le sue braccia per guardarlo negli occhi, una mossa azzardata, ma assolutamente necessaria.

«Il cuore, invece? Cosa vi suggerisce il cuore?» la incalzò con il fiato corto, guardando le labbra schiuse a causa del respiro affrettato.

Avrebbe voluto baciarla ancora, ma non era né il tempo né il luogo.

«Il mio cuore è già in biblioteca che aspetta», sorrise, «ma ora devo proprio andare.»

Il duca sciolse l’abbraccio e la lasciò andare via, fiducioso, che l’avrebbe rivista presto.

 

*****

[92]

 

Dresda, 29 marzo 1764

La sera giunse con una lentezza snervante.

Le ore che separavano i due innamorati sembravano non voler passare mai e, le usuali incombenze, sembravano essere solo dei fastidiosi impegni. Ogni imprevisto atto a rallentare la camminata della giovane dama verso la biblioteca, infatti, era percepito come un crudele gioco del destino.

Quando vi giunse, a tarda sera, non le parve vero.

Con un gesto furtivo si guardò intorno per accertarsi non avere spettatori e, quando ne fu certa, si intrufolò nella stanza che più di tutte era diventata preferita. In quell’ambiente, infatti, ella poteva essere se stessa e, con il duca, potevano essere loro.

 

*****

 

[93]

 

Dresda, 29 marzo 1764

Non appena i loro sguardi si incontrarono a metà ambiente, l’aria intorno a loro parve elettrificarsi, riproducendo sulla pelle di entrambi i medesimi brividi di quel mattino.

«È stata una lunga giornata» asserì lui con voce bassa, avvicinandosi a passo lento e calcolato.

«Lunghissima» sottolineò lei sorridendo e, senza smettere di guardarlo negli occhi, si portò a un passo da lui.

Con infinita tenerezza Francesco Saverio le carezzò la guancia accaldata mormorando con voce sottile, «Siete talmente bella, Chiara!»

«Lo sono, o forse sono i vostri occhi ad abbellirmi?»

«Lo siete», confermò spostando lo sguardo alle labbra schiuse, «e non è solo il vostro aspetto a rendervi incantevole, è l’animo gentile che vi portate dietro a rendevi ancora più meravigliosa.»

Chiara deglutì l’emozione, nessuno le aveva mai rivolto parole tanto cortesi e, non sapendo cosa dire di eguale dolcezza, preferì agire.

Mossa dall’istinto e da uno sconvolgente bisogno, gli allacciò le braccia dietro la nuca prima di posargli un delicato bacio sulle labbra che, in breve mutò, diventando un’unione di anime e respiri affannati. Il duca possedeva una bocca calda e avvolgente capace di stordirla e allo stesso tempo di chiarirle ogni dubbio e di farla sentire a casa.

Quand’anche quel contatto fosse stato disdicevole, in quel mentre, pareva non importare ad alcuno.

 

*****

Alla prossima!

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