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Cuore vichingo: capitolo 28

Quando i drakkar di Birka raggiunsero la costa di Helgö era primo mattino e il pallido sole di quel giorno illuminava con dovizia un arenile deserto e da tempo privo di attività. Quella visione allarmò tutti all’istante, perché due erano le opzioni possibili, la prima era che gli invasori fossero nascosti pronti per un’imboscata, la seconda, era che non vi fosse più nessuno.

Entrambe le possibilità non erano liete e l’animo dei guerrieri fu pervaso da un’infinita angoscia.

“Quando scenderemo tu resterai qui” ordinò Erik a Maya, che da tempo se ne stava silenziosa e rannicchiata sul fianco.

“Lo sai che verrò, non affrontiamo discussioni inutili.”

“Ho detto che resterai qui” ripeté il guerriero guardandola torvo, sperando che quello sguardo annientasse la di lei determinazione.

“Non voglio trattamenti di favore” spiegò la ragazza mettendosi a sedere.

“Bene”, sbuffò Erik, “vuoi essere trattata da guerriero?”

Maya annuì.

“Allora fai quello che ti ordino. Resta su questa dannata nave.”

La giovane deglutì a vuoto, impreparata a ricevere un ordine da lui.

“Come vuoi” fumò infastidita e, per dare enfasi al mal contento, incrociò le braccia e spostò lo sguardo altrove.

Se non fosse stato preoccupato per la sua incolumità sarebbe scoppiato a ridere senza freno, ma la situazione era pericolosa e lei rimaneva una ragazzina a cui teneva.

Ragazzina! Pensò con ironia mentre si preparava a scendere dall’imbarcazione seguito dal competente equipaggio.

Dopo diverso tempo in silente attesa, Maya si decise a raggiungerli. Il mare del nord l’accolse all’istante con la sua stretta gelida ma lei quasi non se ne accorse, perché troppo impegnata a osservare la silenziosa immobilità della spiaggia. L’inadeguata calma che percepiva provenire dal interno della palizzata non le lasciò presagire nulla di buono, tuttavia varcò ugualmente il portone divelto e, dopo averlo fatto, riuscì solo a vedere la desolazione e i resti di quello che un tempo era stato il suo villaggio. La potenza di quella vista ebbe modo di bloccarle il respiro, di accelerarle il battito del cuore e di inondarle il petto con una miriade di emozioni contrastanti e brucianti già provate e ugualmente devastanti. Davanti a una simile consapevolezza non era possibile restare indifferenti.

“Ti avevo detto di rimanere sul drakkar” parlò Erik alle sue spalle, ma lei non sussultò neanche.

“Ero preoccupata per voi” ammise con voce atona.

“Ti avevo dato un ordine”, sospirò portandosi al suo fianco, “e se fossimo stati vittima di un imboscata? Cosa avresti fatto? Sentiamo.”

“Lo avrei sentito” si giustificò senza spostare lo sguardo dai cumuli di cenere.

“No, non lo avresti sentito”, contestò l’uomo costringendola a guardarlo, “Maya, devi imparare a fare quello che ti dico.”

“La prossima volta”, suggerì, “la prossima volta.”

“Non ci sarà una prossima volta se continuerai a fare di testa tua”, replicò cercandone lo sguardo, ma lei lo sfuggì, impossibilitata a sostenere la compassione presente nei di lui occhi, “non posso proteggerti se…”

“Non voglio essere protetta” lo zittì, scivolando dalla sua presa, “voglio…volevo solo tornare a casa.”

“Mi dispiace.”

“Non è colpa tua”, minimizzò con voce sempre più spenta, “dove sono gli altri?”

“Stanno perlustrando la zona. Dovrebbero tornare a breve.”

“Cosa faremo?” s’interessò la giovane, cercando di non pensare a suo padre, alla sua casa e alle inevitabili perdite subite.

“Rimarremo qui per la notte e domani decideremo il da farsi.”

“Bene.”

“Maya!” la voce di Liut costrinse la ragazza a voltarsi e, non appena i suoi occhi incontrarono quelli comprensivi dell’amico, gli corse incontro e si lasciò cullare dal suo abbraccio.

Erik, dal canto suo, rimase immobile a osservarli. La familiarità con cui li aveva visti stringersi era stata in grado di scalfire la corazza di indifferenza con il quale si era vestito, tuttavia non osò dire e fare nulla, se non guardarli e odiarsi per essersi mostrato tanto cocciutamente insensibile.

Alla prossima!

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