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Lo sapevi che oggi ricorre l’anniversario della nascita di Carlo di Borbone?

Carissimo/a history lover, buon momento!

È con infinita gioia ( ) che vi comunico tale notizia: oggi, Carlo Sebastiano di Borbone avrebbe compiuto 303 anni.

A U G U R I !😁

Era il lontano 20 gennaio 1716 quando, da una delle stanze padronali del palazzo Real Alcázar in Madrid, si sentì il vagito dell’Infante di Spagna Carlo Sebastiano di Borbone. A quel tempo non si poteva presumere il tipo di uomo che sarebbe diventato e, ancor meno, immaginare quale futuro avrebbe avuto ma, di certo, entrambe le incognite furono di gran lunga superate dalla realtà.

Carlo Sebastiano di Borbone, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese, era un uomo intelligente, buono e onesto. Le caratteristiche personali di cui era dotato hanno fatto in modo che sedesse su uno dei troni più ambiti del periodo, ovvero quello di Napoli, divenendone il primo Re ivi vivente. Nonostante durante la sua giovinezza egli si sia lasciato molto influenzare dalle decisioni familiari, con il tempo è riuscito a far emergere la propria natura diventando a tutti gli effetti artefice del suo destino.

A distanza di anni questo sovrano viene ancora ricordato dalla popolazione partenopea con nostalgia, (anche se non lo hanno conosciuto) perché durante il suo regno ci furono molteplici innovazioni mentre, tutte le altre persone, lo rammentano per la sua grande capacità di valutare le situazioni, di rinnovare le attività, di modificare l’organizzazione e le tecniche lavorative, oltre per la sua grande passione per l’arte e per le incantevoli costruzioni da lui volute. Fu un sovrano molto amato, soprattutto nei regni di Napoli e di Sicilia, mentre in Spagna, il suo governo fu un po’ altalenante (Non vi dico il perché🤐).

Viste le sue fortune fu un uomo felice? Chi può dirlo. La storia riporta aneddoti, più o meno lieti, ma se amasse o no la sua vita credo che rimarrà un mistero. Tuttavia, io credo di sì, perché ebbe la fortuna di sposare una donna meravigliosa e di amarla ed essere amato a sua volta.

Di seguito un estratto da Carlo e Maria Amalia un amore reale

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Portella, 19 giugno 1738

La mente della giovane continuava ad assorbire con vivo interesse ogni minuzia dell’ambiente che la circondava. Ammirava con garbo, la rigida nobiltà ai lati del suo passaggio e le decorazioni floreali che imprimevano nell’aria un profumo gradevole. Ogni pensiero o considerazione però le sfuggì, quando gli occhi si posarono sul fondo dell’ampia navata. Su un rialzo vi erano alcune persone, primo fra tutti, per austero portamento, un giovane uomo vestito di chiaro.

Avida di conoscenza iniziò a studiarne la forma, certa, che egli fosse il proprio sposo.

Da quella distanza non le era possibile stabilirne l’altezza, ma di sicuro non era esile come il ritratto lo aveva dipinto. La curiosità partì con un po’ di imbarazzo dalle scarpe nere lucide, per poi salire lungo le gambe snelle e sfiorare il tessuto della giacca color ocra che gli fasciava le spalle dritte.

Più diminuiva quella distanza, più le sembianze dell’uomo erano chiare. Le gambe non erano snelle, ma muscolose, la vita era asciutta. Le mani erano strette a pugno, sintomo che fosse nervoso quanto lei. Ora riusciva a distinguere i ricami d’oro e d’argento che adornavano la giacca e che mostravano i muscoli tesi delle braccia. Con un timore quasi reverenziale sollevò lo sguardo sulla mascella contratta, per poi spostarsi sulle labbra serrate e, infine, fermarsi nell’azzurro imperscrutabile dei suoi occhi.

La risposta del proprio corpo a quello sguardo fu quella di bloccarsi, il cuore, invece, accelerò furioso nel petto in preda al panico.

Non sono di suo gradimento! Riuscì a pensare, mentre l’ossigeno faticava per riempirle i polmoni. Avrebbe voluto raccogliere le gonne e correre lontano da quell’uomo che la stava fissando in un modo così poco rassicurante, ma non poteva fuggire, né da quella tenda né da quel marito. Le mani, che teneva strette davanti a sé, ora erano diventate umide di sudore.

Carlo, invece, dall’alto della sua pedana osservava con evidente preoccupazione l’avanzare della sua sposa. Era graziosa, proprio come aveva intuito, anche se il suo corpo appariva molto più acerbo di come aveva creduto. Gli fu subito chiaro che lo stesse studiando con timido interesse e la lasciò fare, nonostante temesse che ne sarebbe stata delusa.

Rimase immobile con gli occhi fissi sul suo giovane viso, studiandone le micro espressioni, fino a quando i loro occhi non si scontrarono. Quella giovane possedeva dei begl’occhi, talmente rari e svegli da apparire brillanti, ma mentre ne ammirava il naturale splendore si adombrò per l’improvviso alone di smarrimento che gli parve di vedere.

Rigido come era per la tensione di non piacerle, aveva quasi smesso di respirare, ma quell’ansia che aveva pervaso la moglie lo animò ad agire. Egli era il re, e non lo sarebbe stato di meno se si fosse comportato come il cuore gli suggeriva. Poteva solo immaginare come doveva sentirsi impaurita la sua sposa, così giovane e sola in un paese sconosciuto, con persone estranee e un marito per procura. Egli stesso, che era più maturo e vittima di minori cambiamenti, si sentiva turbato.

Sicuro di fare la cosa giusta, rilassò i muscoli del viso ammorbidendoli con un sorriso. Quasi come l’immagine riflessa in uno specchio, la vide sorridere a sua volta.

Possiede un bel sorriso! Pensò, scendendo dal palchetto per raggiungerla, mentre tutto intorno si levava un mormorio di disappunto.

Con il cuore in tumulto Amalia lo vide avvicinarsi, sicuro e aggraziato nei suoi vestiti eleganti. Sopraffatta dalla potenza di quello sguardo rimase ferma a guardarlo come se fosse ammaliata dai suoi movimenti. Con una punta di piacere si accorse che, come lei, non indossava un’odiosa parrucca, ma portava i capelli castani legati in una coda bassa.

Lo vide fermarsi a un passo da lei e il respiro le si bloccò in gola a quella vicinanza improvvisa. Nonostante la superasse in altezza solo di pochi centimetri, si sentì ugualmente avvinta dalla sua imponenza. Deglutendo a vuoto tentò di ricomporsi, ricordando solo in quel momento il proprio dovere, ma il re fu più rapido. Con una mano prese quella di lei portandosela alle labbra, mentre con l’altra le sfiorava il piccolo gomito nel chiaro invito a non inginocchiarsi.

La sorpresa che lesse in quegli occhi chiari scaldò il cuore di Carlo, che azzardò: «Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!»

Il saluto sussurrato a fior di pelle e il suo caldo respiro riuscirono a sciogliere la prima barriera di diffidenza della giovane. Con evidente imbarazzo, Amalia rispose a quell’accoglienza con un ulteriore sorriso impacciato.

«Avete fame?» le domandò senza lasciare la mano. «Ho fatto preparare le specialità locali per voi» aggiunse affabile, nel tentativo di togliersi dall’impaccio.

«Sì, mio re!» rispose, con la voce incrinata dall’emozione e si rese conto, che aveva fame sul serio.

Lui annuì e, sempre senza lasciare quella piccola mano, l’accompagnò al palchetto, sotto gli sguardi attoniti e indignati degli astanti che si affannavano a pensare:

Non si è mai visto un re fare tanto!

Che vergogna!

Che affronto!

Dove prima vi era il marito, ora si poteva notare una piccola tavola apparecchiata per due. Presero posto uno di fianco a l’altra e mangiarono in silenzio, ognuno assorto nei propri pensieri, ma non mancarono mai sguardi furtivi e sorrisi impacciati quando si vedevano scoperti.

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Alla prossima!

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