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Cuore vichingo: capitolo 30

Helgö

“Non posso” buttò fuori pentendosene un istante dopo, ma sapeva bene che non sarebbe stato giusto baciarla in quel momento.

“Perché?”

“Perché non è quello che vuoi.”

“Cosa ne sai tu?” ruggì, ferita da quel rifiuto e, d’istinto, indietreggiò di alcuni passi.

“Lo so perché ti conosco. Ora sei sopraffatta dal dolore e lasci che sia lui a parlare” spiegò cercando di avvicinarsi ma, a ogni suo passo in avanti ce n’era uno di lei all’indietro.

“Ti ho già detto che tu non mi conosci, Erik”, dichiarò a pugni chiusi, “continui a pensare che io sia la bambina che hai salvato, ma non lo sono più, quindi, smettila di decidere per me.”

“Da quando ti conosco il mio compito è stato quello di proteggerti. Non puoi chiedermi di smetterla di preoccuparmi per te.”

“Non voglio che ti preoccupi per me, perché non lo capisci?” domandò con frustrazione.

“Credi di non volerlo, ma è quello di cui hai bisogno.”

“No”, sbuffò la giovane sollevando le braccia al cielo con un gesto snervato, “no” continuò cominciando a muoversi su se stessa, prima di fermarsi e guardarlo dritto negli occhi. “No, Erik, non è questo quello di cui ho bisogno.”

“Invece, sì, ora stai soffre…” la replica del guerriero fu interrotta da un assalto inaspettato.

Con uno scatto fulmineo Maya gli era andata addosso, si era aggrappata alle sue spalle ampie e aveva premuto la bocca su quella di lui con un’azione quasi disperato. Il di lui corpo aveva attutito facilmente la sua smania inesperta, ma per lui fu ugualmente dirompente.

Nonostante le intenzioni, infatti, la reazione di Erik fu altrettanto rapida e d’istinto la strinse dai fianchi per attirarla a sé.

“Maya” sussurrò roco a fior di labbra, aumentando la stretta e percependo all’istante ogni sua curva.

Era bastato un semplice gesto per liberare i loro più intimi desideri.

“Erik, ti prego” sospirò con il fiato corto, senza sapere neanche per cosa lo implorasse.

Quella supplica sortì l’effetto di incendiargli le viscere e di animare quel desiderio selvaggio che da tempo tratteneva a stento.

“Non hai idea di quanto ti desideri” confessò con la voce calda di frenesia, mentre le spingeva il bacino contro, facendola fremere e ribollendo a sua volta come non gli era mai successo.

Maya nel mentre si perse completamente nella sua stretta, inebriandosi del suo profumo, saziandosi del suo respiro e di ciascuna sua carezza. Le di lui labbra, calde e voraci, la lambirono con talmente tanto possesso da accelerarle il battito del cuore ed ella non poté evitare di sussultare a ogni attacco. Smaniosa, fece scorrere le mani sul suo petto prima di scendere più in basso senza vergogna, desiderosa più che mai di prendersi ciò che anelava cancellando ogni pensiero triste. Le loro labbra smisero di assaporarsi solo quando le mani di lei scivolarono sotto il tessuto della casacca. D’improvvisò Erik si staccò per guardarla negli occhi e scoprirci un desiderio sconcertante. La potenza di quella bramosia lo avvinse e lo sconvolse allo stesso tempo.

“Dobbiamo fermarci” rantolò in affanno, con la virilità ancora premuta su di lei e gli occhi fissi nel di lei sguardo.

“No, che non dobbiamo” replicò ansante, continuando a muovere le dita sul suo addome e, percependone la tensione, si lasciò sfuggire un gemito che non seppe trattenere.

“Maya, fermati” ritentò socchiudendo gli occhi, perché mentre la voce pronunciava un diniego tanto accorato, il corpo non desiderava altro che arrendersi a lei e alle sue intenzioni.

“Non mi vuoi?”chiese in ansia, risalendo il torace con le dita tremanti e continuando a sostenere il di lui sguardo, caldo e avido.

Lo vide mordersi il labbro inferiore sempre a occhi chiusi, pronto alla resa definitiva.

“Maya?”

Un richiamo sottile li separò di netto e quel distacco fece male, un dolore intimo che vibrava nello stomaco e sfociava sulla pelle come un bruciore soffuso.

Fermi uno dinanzi all’altra, si osservavano negli occhi cercando di acquietare il respiro e di recuperare il controllo.

“Maya?” richiamò la voce sempre più vicina.

La giovane spalancò gli occhi, come un animale spaventato.

“Rispondigli, prima che si sveglino tutti” consigliò il capitano con voce tranquilla, nonostante nelle sue iridi verdi si potesse leggere tutta la propria frustrazione.

“Sono qui” rispose la giovane con voce tremante. Era sconvolta dai suoi stessi desideri e dalla facilità con la quale si stava concedendo a lui. Se fosse stato per ottenebrare il dolore o per il folle desiderio non sapeva dirlo, tuttavia, era una questione che meritava di essere analizzata.

Quando Liut la raggiunse, con la torcia accesa e l’espressione preoccupata, la trovò sola e fortemente confusa.

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