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Cuore vichingo: capitolo 32

In viaggio per Birka

La ripartenza da Helgö di quel mattino era stata quantomai silenziosa. L’inconcludente traversata aveva lasciato sullo spirito dei guerrieri di Birka un forte senso di insoddisfazione e, le perdite avute per il maltempo, non avevano fatto altro che alimentare il malcontento generale. Come se non fosse bastato, a raggelare l’umore dell’equipaggio c’era anche l’insolita irascibilità del capitano che, da quando si erano alzati, aveva dispensato rimproveri a tutti.

“Maya?”

Il richiamo a bassa voce di Liut costrinse la giovane a sollevare lo sguardo dalle assi dell’imbarcazione. Non servì rispondere a parole perché, non appena il ragazzo la vide attenta, chiese: “Cosa mi sono perso?”

“Non so di cosa tu stia parlando” dichiarò chiudendo gli occhi per evitare che le leggesse dentro. Il suo amico era talmente bravo nel sondarle l’anima, che a volte vi leggeva la verità molto prima di lei.

“Non facciamo il solito giochetto, Maya. Erik. Cosa è successo tra di voi?”

“Nulla” sospirò la giovane con vera afflizione e tale desolazione non passò inosservata.

“Quindi?” la sollecitò scivolando piano sul fondo per non farsi vedere.

Maya rimase impassibile.

“Ho capito!” esclamò il giovane picchiettandosi la fronte. “Forse è più giusto chiederti che cosa gli abbia impedito di fare” aggiunse e, quando fu a un soffio dal di lei orecchio, ripeté “che cosa ho interrotto ieri sera?”

“Uno sbaglio, credo” mormorò piano.

“Perché dici questo?“

“Lo hai visto, no? Sembra impazzito. Inoltre, questa mattina mi ha rivolto la parola a stento.”

“Forse, perché voleva evitare di sbranarti” rise.

“Non è divertente” mormorò a sua volta la ragazza, ma quella risata lieve aveva conquistato l’attenzione di Erik che, all’istante, aveva puntato addosso ai giovani uno sguardo burrascoso.

“Liut, perché non fai ridere anche noi?” lo interrogò fronteggiandolo con il corpo.

“Scusa, Erik, era una sciocchezza” minimizzò il ragazzo con la speranza che non insistesse. Non poteva certo dirgli che lo stesse prendendo in giro.

“I miei uomini non ridono per delle idiozie”, brontolò serio, “quindi, se vuoi esserlo, impara a comportarti come tale.”

Liut annuì e Maya si infuriò nell’intimo.

I miei uomini non ridono per delle idiozie” scimmiottò piano con la speranza che la sentisse solo lui. Voleva un confronto, scioccamente preferiva uno scontro a quella indifferenza. Detestava quella situazione, anzi, odiava profondamente il fatto che la ignorasse.

Gli occhi smeraldo saettarono subito su di lei e lei sostenne lo sguardo, aggiungendoci un sorriso ironico e comunicativo.

“Che cosa pensi di fare?”

“Cogliere la tua attenzione” ribatté senza il minimo cedimento.

“Guarda che quello che ho detto a Liut vale anche per te.”

“Non avevo dubbi”, replicò fiera, “so benissimo di essere come uno dei tuoi uomini.”

Erik si ritrovò a espirare piano e a spostare lo sguardo sugli individui dinanzi a lui che remavano e gli davano la schiena prima di ordinare, “Liut, vattene.”

Il ragazzo annuì e si levò in piedi, ma prima di andarsene ammonì l’amica, “Finirai per farti strangolare prima o poi.”

Una volta soli, per quanto l’imbarcazione concedesse, Erik tornò a guardare la giovane che gli aveva tolto il sonno e quel po’ di serenità che provava durante le spedizioni.

“Si può sapere che intenzioni hai?” domandò in cerca del di lei sguardo.

“È da questa mattina che mi eviti”, ammise con voce seria, “ed essere ignorata mi infastidisce.”

“Non mi sembravi una accentratrice” replicò con tono leggero, ma lei percepì quelle parole come un’accusa e si affrettò a esporre la propria difesa.

“Mi infastidisce essere ignorata da te, Erik. Non sopporto essere trascurata da te.”

“Maya, io non ho tempo per questo.”

“Questo, cosa?”

“Per questi drammi” precisò guardandola dritta negli occhi, affinché quelle parole le arrivassero fin in fondo al cuore.

“Drammi? Sono un dramma? Un problema?”

“Una distrazione.”

Nonostante comprendesse quelle parole, Maya si sentì ugualmente ferita.

“Mi dispiace per ieri sera”, parlò ugualmente senza lasciar trasparire il malessere che sentiva dentro, “non avrei dovuto assillarti con le mie richieste.”

“Ascolta, ieri…”

“Lo so, è stato un errore, non c’è bisogno che lo ripeti. Mi sono lasciata sopraffare dal dolore. Volevo obliare la sofferenza usandoti come elemento di distrazione e ti chiedo scusa per questo. Non succederà più.”

“Quindi mi ascolterai finalmente?”

“No”, sorrise di scherno, “ma ti prometto che non ti cercherò più in quel modo.”

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