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Istantanea n. 113-114-115

Buon inizio settimana!

[113]

«Vuoi davvero che te lo dica?» domandò con voce suadente, prima di affondare i denti nel labbro inferiore.

Il cuore di Chiara sobbalzò nel petto a quella sensuale provocazione. Non importava che fossero in una carrozza e che non fossero ancora sposati, il di lei corpo reagiva al di lui desiderio con altrettanta bramosia e non sapeva come evitarlo.

«Potreste darmi un indizio» propose umettandosi le labbra rese arse dal desiderio.

«Sì, potrei» concordò sedendosi accanto a lei. Il profumo d’autunno della giovane lo investì invadendogli i sensi. «Anzi, lo faccio» mormorò con voce roca al di lei orecchio.

Nel percepire la carezza del suo respiro caldo sulla pelle, Chiara emise un flebile respiro che si tramutò in lievi mugolii quando lui iniziò a posarle una scia di baci sul collo, mentre con un braccio le sfiorava il ventre per stringerla a sé e sentirla vibrare vicino al suo carpo come ancora non si era permesso di fare.

*****

[114]

«Baciatemi» riuscì a dire, languida e arrendevole al suo tocco.

Non riuscì a finire la frase che Francesco s’impossessò della sua bocca, per colmarla con tutto il proprio desiderio. La lingua premette sulle sue labbra in un chiaro invito a schiuderle e così fece, assaporandone il gusto inebriante di menta.

«Non vedo l’ora che tu sia mia moglie» ansimò sfiorandole il ventre .

«Non vedo l’ora di esserlo» confermò tra un respiro mozzato e l’altro, mentre si perdeva tra le sue braccia in un turbinio di sensazioni uniche e piacevolmente travolgenti.

*****

[115]

Quando la carrozza si fermò e la voce del cocchiere li raggiunse fastidiosa, i due furono sopraffatti all’istante da un senso di vessazione. Era talmente gratificante prendersi cura dell’altro, che doversi interrompere risultò ben più irritante del consentito.

«Siamo arrivati» mormorò la giovane staccandosi da lui, prima che il duca autorizzasse l’apertura dello sportello.

«Dove siamo?» domandò corrugando la fronte, confusa, non appena ebbe modo di guardarsi intorno. Le sembrava di non ricordare quel luogo.

«Hai la memoria breve, mia cara» ironizzò indicandole un sentiero immerso nel verde, delimitato da regolari siepi e ornato di statue marmoree e panchine lungo tutto il percorso.

«Non ci sono mai stata» sostenne sicura, ma più avanzava, più alcuni dettagli le si chiarivano nella mente.

«Sei sicura?» la sfidò con un ghigno.

«La vostra sicurezza mi confonde» ammise mordendosi il labbro inferiore.

«Solo la mia sicurezza?» continuò ironico. «E io che credevo fossi la causa di ogni tuo mancamento.»

«Smettetela di prendervi gioco di me» lo ammonì imbronciandosi in modo graziosamente buffo.

«Perdonami», si mortificò senza smettere di sorridere, «la verità è che adoro vedere il rossore sulle tue gote e in questo momento è l’unico modo che mi è concesso.»

L’allusione non fu difficile da comprendere e la dama, come da sua preferenza, divenne rossa come un peperone.

*****

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