Vai al contenuto

Cuore vichingo: capitolo 34

Birka

La corsa di Erik sull’arenile non subì alcuna battuta d’arresto. Gli uomini lì collocati sembrarono quasi non accorgersi del suo arrivo e lui poté infilarsi indisturbato tra le assi della barriera, fino a raggiungere la propria dimora e rimanere sconcertato dalla scena. La dimora, un tempo sempre in ordine, era distrutta e mostrava chiari segni di ricostruzione.

“Helka?”domandò perplesso alla giovane che gli dava le spalle ed esibiva un taglio di capelli corto e impreciso.

La donna si volse lentamente a guardarlo. Aveva il volto segnato dalla stanchezza e il corpo maltrattato dalla fatica, ma quando lo riconobbe, non poté trattenere un sorriso colmo di sollievo. Sollevo, che però non riuscì a raggiungerle gli occhi e a schiarire le ombre ivi presenti. “Erik” constatò, rimanendo immobile, con la tavola tra le mani e le braccia in tensione.

“Cosa è successo?” la incalzò andandole incontro. Le tolse l’asse di legno dalle mani e l’analizzò con attenzione. “Stai bene? Sembri…”

“Stanca. Sono solo stanca” gli andò in aiuto, prima di strofinare le mani una sull’altra al fine di diminuire il fastidio dato dai calli e dalle schegge.

“Cosa è successo?” ripeté con maggiore trasporto, scrutando le iridi chiare.

“Il cielo si è abbattuto su Birka, distruggendo quasi ogni cosa.”

“Dov’è nostra madre?” la incalzò, dopo aver fatto scorrere lo sguardo sullo spazio esterno.

“Non ce l’ha fatta”, spiegò con voce bassa, “e Kal con lei.”

“Sono morti?”

La giovane annuì, percependo all’istante un peso sul cuore. In quei giorni di duro lavoro, si era impegnata piĂą che mai affinchĂ© la sua mente non le facesse pensare alle perdite, ma era bastato dirlo ad alta voce per percepire il pizzicore dell’abbandono.

“Mi dispiace…”

“No, non dire nulla”, lo pregò con la voce roca, “dimmi, come sta Maya dopo la scoperta del villaggio distrutto?”

“Come fai a saperlo?”

“Un guerriero è giunto qui per avvisare Alrik.”

“Chi?”

“Non lo so, io dovevo pensare alla nostra casa” mormorò indicando la costruzione alle sue spalle.

“Helka!” la voce potente dell’amica la raggiunse come un raggio di sole e, d’istinto, si volse a guardarla. Non appena i loro sguardi si incontrarono, l’una comprese il dolore dell’altra e, senza parlarsi, si corsero in contro e si strinsero in un abbraccio senza tempo.

Il supporto silente che si diedero le avvinse al punto da non accorgersi di essere rimaste sole.

Una volta ripreso il controllo delle proprie emozioni, iniziarono a lavorare insieme per la ricostruzione della casa e, quando Maya fu convocata da Kadlin, Helka seguitò con il suo operato senza il minimo lamento.

Dopo un tempo indefinito percepì il peso della tavola in legno che stava trasportando alleggerirsi e, d’istinto, si guardo alle spalle.

“Liut, cosa fai?”

“Collaboro come posso.”

“Non serve”, dichiarò tornando a guardare davanti a sé, “ho imparato a fare da sola.”

“Il fatto che tu ne sia capace non significa che debba farlo” chiarì togliendole l’asse dalle mani per posizionarla sulla parete. “Ora tienila ferma così la fisso.”

Ci fu un breve silenzio, prima che la giovane lo annullasse con una inattesa mortificazione. “Scusa se non ti ho salutato, prima.”

“Scusa se non ti ho ancora detto mi dispiace.”

Helka ne guardò il profilo, annuì e ammise, “Sono stati giorni difficili per tutti.”

Liut piantò l’ultimo chiodo e si volse a guardarla in viso per la prima volta dal suo rientro. Ne rilevò i consueti tratti graziosi, ma il buio nello sguardo e la bocca con gli angoli rivolti verso il basso ne mortificavano talmente tanto l’aspetto, che si sentì inondare di tenerezza.

“Non provare pena per me” lo ammonì distogliendo lo sguardo.

“Non è pena.”

“Qualunque cosa sia non provarla.”

“Sei arrabbiata con me?” domandò confuso. Gli sembrava che avessero chiarito le divergenze prima della partenza, quindi, quell’ostilità non sapeva proprio come spiegarsela.

“No, Liut.”

“Quindi, perché respingi la mia amicizia?”

Helka tornò a guardarlo negli occhi e percepì la gola seccarsi all’istante. Come poteva rivelargli, ora che nella sua vita tutto era mutato, che i suoi sentimenti erano cambiati, persino lei era ben diversa dalla giovane piacente e solare che era stata un tempo. Si sentiva invecchiata di dieci anni e, in quel momento di grande difficoltà, aveva altro a cui pensare.

“Helka”, la chiamò avanzando di un passo, “parlami.”

“Non oggi”, chiuse voltandogli le spalle per andare a prendere un’altra tavola, “ora non posso pensare ad altro che alla ricostruzione della mia casa.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: