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Curiosando nella Storia ho incontrato una duchessa capricciosa.

Carissimo/a History lover, buon momento!
Ecco il personaggio di oggi, buona lettura. 😀

«Luisa Elisabetta di Borbone – Francia, nacque a Versailles il 14 agosto del 1727 e ivi morì il 6 dicembre del 1759. Figlia del re di Francia Luigi XV e di Maria Leszcyniska, Luisa Elisabetta fu Madame Royale per diritto di nascita e duchessa di Parma e Piacenza per matrimonio. Ebbe un’infanzia serena insieme alla sorella gemella Enrichetta e ai fratelli minori, dedicata agli svaghi e allo studio in cui eccelleva. Si diceva che fosse dotata di notevole intelligenza. Per merito di un volere superiore sposò Filippo di Borbone – Spagna, figlio del re Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese. Fu una moglie insofferente. La coppia ebbe tre figli.»

Ok, direi di avervi detto abbastanza, ora, andiamo a scoprire cosa si celava nel suo animo.

*****

La tredicenne Elisabetta di Francia si era rinchiusa volontariamente nel suo appartamento per struggersi nei propri drammi quando, il rumore della porta, non la costrinse a sollevare lo sguardo.
«Possiamo parlare?» cominciò il marito con voce bassa, mentre si avvicinava.
Più le distanze diminuivano, più l’irritazione causata dalla sua vista prendeva il sopravvento su tutte le altre emozioni.
«Non ho nulla da dirvi.»
«Elisabetta», riprese stringendo i pugni per scaricare la rabbia, ma il tono era ancora piatto, «siete mia moglie, un’Infanta di Spagna, non potete continuare a nascondervi in questa camera e giocare come se foste una bambina.»
«Prima ancora sono una principessa di Francia» contestò scattando in piedi.
«Siete talmente infantile che mi riesce difficile anche solo parlarvi» asserì l’uomo lasciandosi cadere sulla poltrona di fianco a lei.
«Io non volevo sposarvi» gridò la moglie, scoppiando in lacrime.
«Credete che io lo volessi?» la voce di Filippo suonò dura. «Pensate sul serio, che io anelassi avere come moglie una bambina capricciosa?»
L’Infanta ora singhiozzava senza freno, mostrando appieno la sua età.
«Smettetela di piangere, vi prego» sbuffò l’uomo con un misto di compassione e rabbia, «volevo solo conversare con voi e cercare un modo per andare d’accordo.»
«Odio stare qui», precisò la giovane scoprendo il viso arrossato, «questa corte, con tutta la sua rigorosa austerità mi è indigesta.»
«Lo avevo intuito.»
Gli occhi castani guizzarono in quelli di lui. «Intuito forse, ma non potete comprendere il mio rammarico» puntualizzò seria. Nonostante il viso fosse segnato dal recente pianto, lo sguardo era altero mentre asseriva: «Sono la primogenita di Sua Altezza Reale Luigi XV di Francia. Sono stata cresciuta per governare, non per vivere come il pedone di una partita a cui non è concesso scegliere le proprie mosse.»
Gli occhi azzurri del marito brillarono d’improvviso, come se le di lei parole gli avessero dato un appiglio, una base su cui ergere la loro famiglia.
«È il mio medesimo pensiero.»
La giovane si asciugò il viso arrossato con la mano prestando maggiore attenzione all’uomo. «Spiegatevi?» chiese, con un tono di voce decisamente molto più basso.
Dopo quasi un anno e mezzo dal loro matrimonio, finalmente Filippo si lasciò andare a un sorriso di conforto prima di spiegare: «Desidero un trono», ammise con candore, «e non voglio continuare a giocare solo partite non mie.»
«Avete ben due fratelli che vi precedono per il trono.»
La voce della moglie in quel frangente, fu quasi gentile.
«Non esiste solo la Spagna.»
«Di che cosa state parlando?»
«Vi è una guerra alle porte. Presto inizierà uno scontro per la successione al trono austriaco.»
«Ne sono a conoscenza, ma questo in che modo vi riguarda?»
«Ho intenzione di partire», ammise con un mezzo sorriso, «non appena avrò assolto ai miei doveri di marito.»
L’Infanta arrossì d’imbarazzo.
«Non appena sarete pronta dovremo giacere insieme, Elisabetta. Mi duole sapervi così restia nell’assolvere tale incombenza, ma questo è quello che si aspettano da noi» la voce di Filippo suonò nuovamente calma.
«Avete appena affermato di non voler essere una pedina» ribatté sprezzante e confusa allo stesso tempo.
«Esatto, l’ho detto e non lo nego, ma desidero avere dei figli miei.»
«Dei figli? Per lasciargli cosa? La speranza?»
«Voi non mi conoscete, ma vi prego, datemi fiducia» sembrò quasi una supplica. Era stanco di discutere con lei e l’animosità che albergava nel loro appartamento gli stava procurando l’orticaria. Aveva bisogno di serenità e di un’alleata per potersi dedicare anima e corpo al suo obiettivo.
«Perché dovrei?» la giovane si rimise seduta, le mani strette in grembo e la bambola rovinata al suolo.
«Sono vostro marito. Il mio successo sarebbe il vostro successo.»
«In una guerra che vede tante fazioni, cosa sperate di ricavarne?» inquisì interessata.
«Un regno.»
La giovane rise con sfregio.
«Mio fratello Carlo ha ottenuto il suo sfruttando la medesima confusione» specificò serio.
Aveva un disperato bisogno che lei lo appoggiasse e supportasse, perché solo lavorando insieme, avrebbero potuto ottenere ciò che desideravano.

Estratto da: Carlo e Maria Amalia un amore reale

*****

La nobile Elisabetta era un bel tipetto. Ma in fin dei conti, un matrimonio combinato era sempre una brutta storia. Chissà se ce l’hanno fatta ad andare d’accordo? Vi ha fatto piacere conoscerla?

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