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Cuore vichingo: capitolo 35

Birka

Il sole era tramontato lasciando il posto a una luna piena e luminosa. Le nubi che avevano offuscato le stelle giorni addietro erano svanite e, in quella immobilità celeste, Helka cercò ristoro. Si era seduta per terra, con la schiena poggiata alla parete della dimora cittadina e le ginocchia strette tra le braccia, mentre gli occhi fingevano di contare gli astri che risplendevano nel manto della notte. Fingevano, perché in realtà, quando era sola e inattiva, la sua mente le riproponeva solo la tetra immagine degli occhi vitrei della madre e non vedeva altro.

“Cosa stai facendo?” si sentì chiedere da una voce ormai familiare.
“Guardo il cielo” mentì, senza considerare l’interlocutore che nel frattempo si era seduto al suo fianco.
“Perché non vai a riposare?”
“Non sono stanca” mentì ancora stringendosi nelle spalle.
“So che hai usato il mio giaciglio e posso assicurarti che puoi continuare a farlo.”
“No”, soffiò voltando il capo per guardarlo negli occhi, “il letto è tuo e ci dormi tu, io posso stare qui.”
“Dico sul serio, Helka, ormai sono abituato a dormire per terra…”
“Non ti lascio dormire a terra mentre io uso il tuo giaciglio” lo zittì seria.
“Mi stai invitando a dormire con te?” ironizzò d’istinto, pentendosene un attimo dopo. Con tutto quello che aveva patito non doveva essere piacevole sentirsi prendere in giro da lui.
A differenza della reazione prevista, Helka gli rispose: “Può darsi.”
Gli occhi grigi di Liut assunsero una tonalità nuova e, persino l’espressione del suo viso, non aveva eguali nella memoria della ragazza.
“Non sei divertente” trovò la voce dopo aver deglutito l’agitazione che gli era salita in gola all’idea di dormire con lei.
“Non volevo esserlo” sospirò sostenendo lo sguardo, incapace di credere alle sue stesse parole.
“Sei sicura di non avere qualche ferita alla testa?” domandò sfiorandole la fronte per verificarne lo stato. Quel gesto si tramutò in una carezza involontaria dal risvolto piacevole e lei si trovò a socchiudere gli occhi e a schiudere le labbra, emettendo piccoli respiri affrettati e bollenti.
“Helka” mormorò il giovane incatenato al languore che colse in quei lineamenti, un’arrendevolezza che non aveva mai visto e che gli stuzzicò il corpo e paralizzò lo sguardo sulle sue labbra vibranti.
La giovane aprì piano le palpebre e quando i loro occhi si incontrarono, trasmisero un messaggio mai usato, che entrambi non credevano di voler lanciare.
Trascinata dall’intimità di quello sguardo, Helka allungò una mano per sfiorargli il viso prima di far scorrere le dita tra i suoi capelli. Erano talmente vicini che riusciva a sentire il suo respiro caldo sulle labbra e non le riuscì di frenare il turbamento che le causò.
Mi desidera! Pensò con sollievo.
Liut deglutì ancora, dimentico di tutto e avvinto solo dal desiderio di baciare quella bocca e, così, senza riflettere, fece scivolare la propria mano dai capelli alla nuca per avvicinarla a sé e premere le labbra sulle sue. Una scarica d’energia li inondò all’istante ma, durò il tempo di un respiro, perché qualcuno li stava chiamando.

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