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L’usignolo spagnolo

Carissimo/a History Lover, buon momento!

In occasione dell’anniversario della nascita di Maria Anna Vittoria di Borbone – Spagna (sorella di Carlo e personaggio presente nel romanzo storico di prossima pubblicazione. Forse non dovevo dirlo 🤭😅), ho deciso di raccontarvi qualcosina su di lei Buona lettura!

«Maria Anna Vittoria di Borbone-Spagna, ovvero l’allegra, nacque a Madrid il 31 marzo del 1718 e morì a Lisbona il 15 gennaio del 1781. Figlia del re di Spagna Filippo V e di Elisabetta Farnese, Marianna fu un’Infanta di Spagna per diritto di nascita e regina consorte del Portogallo per matrimonio, il quale, fu celebrato il 19 gennaio del 1729. Per merito o colpa di un volere superiore, quindi, ella sposò l’erede al trono portoghese , nonché principe del Brasile, Giuseppe de Braganza. Fu una moglie devota e una madre presente e amorevole (nei limiti del possibile). La coppia ebbe otto figli ma sopravvissero solo quattro femmine. [Pertanto a ereditare il trono del Portogallo fu la primogenita Maria Francesca, ovvero, la protagonista del romanzo accennato in precedenza.]

Indi per cui…

Di questa donna si ricorda la determinazione, la passione per la caccia, la musica, la voce armoniosa e la profonda religiosità. Nonostante con il marito avesse un forte legame e tante passioni in comune, egli non mancò di avere diverse amanti.

G







#Curiosità
Il marito era capace di ascoltarla cantare per ore senza stancarsi.
Il 1 novembre del 1755 Lisbona fu vittima di un potente terremoto che causò migliaia di vittime e distrusse l’intera città. L’evento fu talmente cruento che il re ne rimase traumatizzato a tal punto che per molto tempo non ebbe il coraggio di vivere al chiuso in un edificio.

Leggi ancora

Il classico scoppiettio di legna secca avvinta tra le fiamme si intrecciava al caotico temporale che imperversava sul fiume Tago. Quel caldo fuoco che sfrigolava nell’enorme camino, posto al centro della lunga parete, inondava l’ambiente con il suo tepore e lo impregnava di un piacevole profumo di legna arsa.
Le piccole sorelle di Braganza parevano non accorgersi del cielo inclemente, tanto erano intente a divertirsi, giocando e utilizzando tutta l’ampiezza della stanza felici come non mai, di poter trascorrere del tempo insieme.
Maria, la maggiore, cinque anni appena, saltellava alle spalle della minore di soli quattro anni, che trotterellava con affanno per cercare di scappare e non cadere.
«Marianna, scappa, scappa, scappa!» intimava la maggiore con voce buffa, mentre avanzava a braccia aperte in direzione della piccola.
Uno strillo divertito si levò nell’aria quando la raggiunse, seguito, da un pianto infastidito.
«Bambine, per favore», le ammonì bonariamente la principessa alzandosi dalla poltrona per raggiungere la culla, «avete svegliato vostra sorella.» «Scusate, madre» si mortificò Maria, fermandosi e chinando il capo.
L’altra imitò la sorella con voce falsamente pentita. Non aveva la minima idea per cosa si stessero scusando.
«Vostra Grazia, desidera che le porti fuori?» chiese la dama con sollecitudine.
«No, lasciatele pure, ormai la piccola è sveglia e questa precauzione sarebbe inutile» sorrise, prendendo la neonata tra le braccia.
Il cattivo odore che emanava la creatura, era tutto fuorché angelico e fu chiaro, che molto probabilmente, la neonata si sarebbe svegliata ugualmente di lì a poco.
La balia, che era di fianco alla donna protese le braccia per accogliere la bambina senza neanche il bisogno di attendere l’ordine, mentre qualcuno bussava alla porta per chiedere udienza.
Un messo consegnò una missiva alla Principessa e si dileguò così come era giunto.
Marianna Vittoria osservò il sigillo familiare e d’istinto le si incresparono le labbra sottili per formare un sorriso sincero.
«Chi vi scrive, madre?» chiese Maria, avvicinandosi cauta.
«Tuo zio, il Re» le rispose senza problemi.
Era meno affezionata all’etichetta di quanto avrebbe dovuto, ma poco le importava. Nell’intimità con le proprie figlie, desiderava solo essere se stessa.
Con passo misurato raggiunse una finestra, il cielo plumbeo non illuminava il tratto come aveva sperato e così, fu costretta a raggiungere il divanetto accanto al candelabro interamente acceso.
«Chi, dei tanti?» inquisì, sedendole accanto e lasciando che le gambette penzolassero senza attrito.
«Io, doe mi sedo?» domandò Marianna, accennando un tenero broncio.
La dama, che conosceva bene la propria signora, prese una sedia e la portò dall’altro lato del candelabro, vi prese posto e invitò la bimba a salirle in grembo.
La piccola non se lo fece ripete e si arrampicò con malagrazia sulle gambe della donna.
«Il pubblico è pronto?» chiese la Principessa con ironia, inarcando le folte sopracciglia.
Marianna Vittoria non si poteva definire bella, aveva il viso dai tratti decisi, gli occhi piccoli e scuri, le labbra sottili e il famoso nasone dei Borbone che ne induriva maggiormente i lineamenti, ma quello che le mancava in bellezza eccedeva in bontà d’animo. Ella era di indole buona e giusta.
La dama le sorrise con partecipazione.
«Vostro zio, Carlo», rispose rivolta a entrambe, «attualmente, l’unico Re.»
«Il re di Napoli e Sicilia» dedusse Maria, mostrando la propria conoscenza.
«Giustappunto», sorrise guardandola negli occhi, «ora posso leggere oppure hai altri quesiti da pormi?»
«No, madre», borbottò inclinando il capo di lato, «potete leggere.»
La Principessa scoppiò a ridere di gusto, sua madre la regina Elisabetta l’avrebbe punita per un simile affronto, ma ella non era come sua madre e non desiderava neanche esserlo.
«Con il vostro permesso» ironizzò con un sorriso ancora più ampio, prima di dedicarsi alla lettura della missiva.
Cara sorella e Principessa,
mi duole venire a conoscenza dei vostri dispiaceri e delle vostre gioie con così tanto ritardo, ma sappiate che sono felice di sapervi in salute e madre di una nuova creatura. Ora siete a tre splendide fanciulle che spero un giorno di poter incontrare. Se solo possedessero la metà della vostra forza, sono sicuro che avrebbero uno splendido futuro. Io sono sorprendentemente felice, Maria Amalia è la donna migliore che potesse capitarmi e sono oltremodo grato al Signore Dio per una simile fortuna. Maria Francesca studia come le si conviene? Vi prego, raccontatemi ancora delle bambine e rendetemi partecipe della loro quotidianità, in modo da sentirmi vicino a voi.
Ora vi lascio perché la mia sposa si sta svegliando.
Con affetto Vostro fratello Carlo, per la Grazia di Dio Re di Napoli, di Sicilie e di Gerusalemme, Infante di Spagna, Duca di Parma, Piacenza, Castro e Gran Principe Ereditario di Toscana.
Marianna Vittoria sorrise. Ricevere notizie dal suo adorato fratello era motivo di gaudio, perché le dava conforto sapere del suo incondizionato affetto. Era inutile negare che, a distanza di anni, lì a Lisbona ancora non si sentisse a casa.

Brano tratto dal libro che verrà: Maria I, regina del Portogallo.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti, di condividerlo con chi può essere interessato/a. Alla prossima!
P.S.: Non condividerò sempre i miei articoli ovunque, quindi, ti consiglio di seguire il blog e le mie pagine social per non perdere gli aggiornamenti. 😀

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