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Sta per arrivare Elisabetta ðŸ‘‘💕


Carissimo/a History lover, buon momento!
Manca davvero poco all’arrivo di Elisabetta Farnese nella vita di Filippo, in tanti già la conoscete,


ma io vi mostrerò il lato umano. (Perché ne aveva uno?😁)


Ecco un’anticipazione del terzo numero delle *History Life’s Moments* sulla vita di Filippo V che si intitolerà: “Filippo di Borbone – Le nozze con Elisabetta Farnese”

I due iniziarono a camminare lungo i sentieri ben definiti del giardino in silenzio. Si immersero nella vegetazione con un’andatura lenta e costante, assorbendo i profumi della natura in fiore e percependo sulla pelle il tepore benefico dei raggi solari. Era talmente naturale quel silenzio, che entrambi detestavano l’idea di porvi fine, ma l’obbligatorietà dell’efficienza, portò il duca ad agire.
«Con ogni probabilità ti ho trovato un marito» spiegò usando un tono confidenziale, lo stesso che adoperava quando erano soli.
«Su chi è ricaduta la vostra scelta? Diventerò principessa di Piemonte o di Modena?» domandò con una punta di ironia. La sua estetica violata aveva fatto scappare diversi pretendenti e le aveva tolto l’opportunità di contrarre un matrimonio molto più che vantaggioso. Alla fine, la lista si era ridotta a soli due pretendenti: il cugino d’Este di Modena e il principe di Savoia, i quali, nonostante tutto, sembravano ancora intenzionati a voler unire i casati.
«Pensavo più al titolo di regina di Spagna» sogghignò guardandola negli occhi.
«Cosa dite? Il re di Spagna è rimasto vedovo da poco e poi», tacque per riordinare le idee, «lo sapete quanto me che non sono una scelta desiderabile.»
«Non esiste solo l’aspetto esteriore, Elisabetta.»
«Vi prego, zio, non insultate la mia intelligenza», reagì bloccandosi sul posto e dandogli le spalle, «quand’anche non contasse la perfezione dei lineamenti, dovrei perlomeno appartenere a un regno di pari importanza e possedere un’elevata arte di governo.»
«Infatti le possiedi entrambe.»
«Siamo una goccia nel mare», replicò con tristezza, «e io non sono stata istruita a sufficienza per un simile compito.»
«Non ti ricordavo così codarda, Elisabetta, mi stai deludendo fortemente.» «Mi duole deludervi, zio, lo sapete, ma odio essere l’oggetto di mire malsane» precisò con voce ferma.
«Non sarei venuto da te se non ne fossi stato certo.»
«Forse la mente mi inganna, ma le parole con ogni probabilità ti ho trovato un marito, non sono sinonimo di sicurezza.»
«D’accordo», sbuffò sorpassandola per guardarla nuovamente negli occhi, «hai ragione, ma sono oltremodo fiducioso.»
«Per quale ragione?»
«L’abate Alberoni sta lavorando per te. Egli gode della stima del sovrano e ci sono concrete possibilità che tu diventi la nuova regina consorte di Spagna.»
Elisabetta guardò il patrigno per un lungo momento senza proferire parola ma, mentre le sue labbra rimanevano sigillate per la confusione, la di lei mente era invasa dal cicaleccio di emozioni nato per il medesimo motivo.
Il duca di Parma e Piacenza sorrise di insolenza, «Vedo che finalmente inizi a comprendere la potenza delle mie parole.»
«Sì, la comprendo», ammise, «e non nego di esserne turbata. Tuttavia, credo che nonostante l’abate Alberoni sia un uomo intelligente e capace, difficilmente riuscirà a far soprassedere un uomo sulle mie mancanze.»
L’uomo scosse il capo in segno di disaccordo e, ancor prima che parlasse, la nipote seguitò a dire, «Zio, dubito fortemente sul successo di questa trattativa.»
«Stai parlando come quelle sciocche giovinette cresciute con soli colori e ricamo» l’ammonì, infastidito da quella remissività che sapeva non le appartenesse.
«Cosa volete che faccia?» ruggì frustrata. «Volete che mi illuda per poi rimanerne delusa? Avete dimenticato…» alitò con la voce rotta, incapace di piangere e di proseguire.
La verità, quella che si rifiutava di ammettere ad alcuno, era che quando il vaiolo l’aveva colpita, alcuni anni prima, non le aveva tolto solo l’avvenenza, l’aveva privata della fiducia. Quel male orrendo le aveva colmato il cuore di diffidenza e non poteva far nulla per evitarla.


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