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Un simbolo del loro cuore

Carissimo/a History lover, buon momento!

A chi mi chiede come mai abbia scelto di scrivere la storia di
Carlo Sebastiano di Borbone e di Maria Amalia Wettin, posso rispondere riassumendo nel seguente modo:

L’indole buona che li contraddistinse li rese persone amabili, facendo sì che diventassero compagni fedeli, genitori affettuosi e sovrani dalla grande generosità.

Quando si pensa al primo regno borbonico di Napoli e all’apporto estetico/strutturale che questo casato diede al territorio, si ricordano in primis la Reggia di Caserta, la Reggia di Portici e il Real Teatro San Carlo, quindi, opere di lustro a beneficio dei sovrani. In pochi sanno, invece, che tra le tante opere volute da Carlo e Maria Amalia, ci fu anche il Real Albergo dei Poveri, conosciuto anche come Palazzo Fuga (dal suo creatore) e successivamente Serraglio. (per via della nuova destinazione d’uso.)

Immagine presa del web


Nel 1751, l’allora re di Napoli Carlo Sebastiano di Borbone, commissionò all’architetto Ferdinando Fuga il progetto di tale edificio, il quale, aveva lo scopo ultimo di dare rifugio, riparo e assistenza a tutti i poveri del regno. In particolar modo esso doveva servire per ospitare gli orfani, i veterani di guerra e le donne che avevano smarrito la retta via.

Ferdinando Fuga

«Ferdinando Fuga, nacque a Firenze il 11 novembre 1699 e morì il 07 febbraio 1782. Figlio dell’aiutante di camera di Ferdinando de’ Medici, Giovanni Fuga e di Antonia Serravalli. Ferdinando fu un giovane dal grande talento artistico che, fin dalla giovane età, gli consentì di progettare lavori di prestigio e di divenire uno tra gli architetti più rinomati del XVIII secolo. Grazie al suo geniale estro lavorò anche a Roma per il Papa Clemente XII, ilPapa Benedetto XIV e a Napoli per il re Carlo di Borbone. Nel 1727 sposò la giovane Angela Ponetti dalla quale ebbe cinque figli.»

In definitiva, il Real Albergo dei poveri era un po’ il simbolo della politica di questi sovrani illuminati, quasi una struttura con una intenzionalità all’avanguardia. Le persone accolte nel palazzo, oltre al ricovero e al sostentamento (sovvenzionato anche dagli stessi sovrani. Si racconta che Maria Amalia vendé i gioielli per finanziare il palazzo.) potevano ambire a una riqualificazione o come si dice oggi, potevano essere reintegrati nella società.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a.

Sapendo queste cose, non pensi anche tu che meritassero di essere raccontati? Alla prossima!

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