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Istantanea n.143-144-145

Carissimi history lovers. buon inizio settimana!

[143]

«Sei davvero stupenda!» le sussurrò a fior di pelle, iniziando a discendere la linea sottile del collo con una scia di baci umidi, perché nonostante le buone intenzioni, rinunciare volontariamente a una tale offerta era impensabile.
Con un abile movimento fece scivolare l’abito della donna sopra la sua testa. Armeggiò efficientemente con la gabbia d’osso e quando la liberò anche di quella protezione, si prese del tempo per ammirarla, per scoprire quanto fosse appagante anche il solo osservarla con indosso solo quella veste. La luce delle candele creava un chiaro scuro delle sue morbide curve e si ritrovò a deglutire a vuoto, incapace di credere che si concedesse spontaneamente a lui, rendendolo di fatto, l’uomo più fortunato di tutti i regni.

*****

[144]

Quando il sole raggiunse il talamo del Reggente, si ritrovò a svegliare due volti assopiti e beatamente rilassati. Il primo ad aprire le palpebre fu l’uomo che, incredulo, si prese del tempo per osservare il profilo della donna appoggiata al suo petto. Era incantevole con i capelli scarmigliati e le labbra gonfie di passione e, dové ammettere, che ella era di una bellezza unica che non aveva paragoni nel suo cuore. Rimase lì a osservarla fino a quando la realtà non gli piombò addosso con la sua gelida onestà.
«Vostra Grazia!» la voce del valletto risuonò tra le pareti e la sua eco riuscì a raffreddare il sangue nelle vene.
Per uomini con il suo stile non esisteva la vita privata, il riserbo e tanto meno la vergogna, ma la donna al suo fianco meritava di meglio.
«Non entrare» tuonò svegliando inevitabilmente anche Chiara, «ho bisogno di dormire ancora», mentì in modo credibile, «torna tra dieci minuti.»
La donna, nel mentre, si era portata una mano sul petto e si guardava intorno in modo confuso, come se i ricordi di quella notte fossero stati risucchiati nei suoi più intimi sogni.

*****

[145]

«Cosa è successo?» esordì la donna con voce strozzata, balzando giù dal letto e guardando il suo vestiario sparso per la stanza con evidente sgomento.
«Non lo ricordi?» domandò imitandola. Le se avvicinò con movimenti lenti per non farla fuggire via. In quel momento sembrava spaventata e totalmente confusa. L’idea che non fosse stata lucida la notte precedente non lo aveva sfiorato minimamente ma, il pensiero che quella fosse una eventualità, gli gelò il sangue nelle vene molto più che la voce inopportuna del valletto.

*****

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