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Cuore vichingo: capitolo 38

Birka

Il silenzio del guerriero fu per Maya una risposta molto eloquente. Era ancora confuso e lei era troppo stanca per ribattere e cercare una feritoia dove assestare il colpo.
“Ora devo andare” riprese la ragazza alzandosi e mettendo una distanza dall’uomo che le aveva ingarbugliato la mente e colpito il cuore.
“Dove vai? Stavamo parlando” la trattenne dalla mano e, tirando indietro la test,a ne cercò lo sguardo.
Gli occhi di Maya scivolarono dagli occhi alla gola, soffermandosi su quella protuberanza che trovava assolutamente attraente, deglutì il desiderio di toccarla e ritornò agli occhi, “Non abbiamo più nulla da dirci, Erik. È chiaro ormai, tra noi non potrà mai esserci nulla di diverso da questo.”
“Questo cosa?” inquisì con un misto di rabbia e frustrazione. “Non abbiamo nulla.”
“Non dire così” l’ammonì, sentendosi sempre bugiarda a ogni parola pronunciata, “siamo fratelli.”
“No, non lo siamo.”
“Ma lo avevi detto tu.”
“Nella mia vita ho sempre detto cose in cui credevo, Maya, ma quella era un’assurdità. Io e te non saremo mai fratelli.”
“E non saremo mai sposi”, sottolineò lei con voce neutra, “quindi, cosa saremo, amici?”
“Lo vedo improbabile” confutò iniziando a carezzarle il palmo con circoli leggeri del pollice.
“E cosa, allora?” ritentò con voce spezzata dal respiro sfuggente. Quella lieve carezza aveva dato vita a un fremito che era partito da quel contatto per poi propagarsi su tutto il corpo. “Non posso essere la tua amante” continuò, ma non lui non comprese se fosse una domanda o un’affermazione e si ritrovò a sospirare stremato da quella situazione assurda.
“Finirò per impazzire” confessò sincero.
“Rischio di fare la tua stessa fine”, ammise con un sorriso stanco, “sono oltremodo combattuta e logorata.”
“Anche io.”
“Dunque, direi di prendere una decisione e non parlarne più”, propose lei, “questa volta, però, sul serio.”
“Beh, può funzionare”, replicò con un sorriso furbo, “l’importante è che tu non attacchi la mia integrità.”
“Io non lo faccio.”
“Mi risulta”, sorrise ancora, “che ordinami di baciarti non l’abbia detto io.”
“Ero confusa”, si difese, “e ti ho già detto che non accadrà più.”
“Un vero peccato” sospirò con fare teatrale ricominciando a carezzarle il palmo.
“Erik” mormorò quasi con accusa, ma non era certa di volergli stare lontana.
“Maya” mormorò tirandola a sé, facendo in modo che gli sedesse sulle cosce.
“Cosa vuoi fare?” si agitò, sentendo il cuore accelerare a quel contatto. “Baciarti” sospirò a fior di labbra, con il respiro corto e la voce bruciante di quel desiderio inespresso.
“Ma abbiamo detto” replicò con il fiato corto, scossa nell’intimo e desiderosa di fare lo stesso. Perché per quanto le parole fossero dettate dalla logica, il corpo e il cuore volevano che entrambi agissero diversamente.
“So cosa abbiamo detto, Maya, ma è inutile, non riesco a starti lontano. Dovrei vivere in mare o in un altro villaggio per non volerti” aggiunse sincero. La verità, quella che continuava ostinatamente a ritrattare era quella, non poteva vederla e starle lontano. Era sicuro che non ci sarebbe mai riuscito ed era sciocco continuare a provarci. Lui la voleva, corpo e mente, e il suo desiderarla era talmente profondo, che quel distacco forzato gli faceva male quanto una spada nel costato. Era stanco di soffrire.
“Non puoi andartene”, si allarmò muovendosi con apprensione, “non puoi lasciarci. Devi trovare un modo per restare.”
“Baciami, Maya. Dammi un motivo per rimanere.”

Carissime guerriere e guerrieri ho aggiornato. Sono ancora in dubbio se proseguire o meno qui sul blog, ma se mi date un cenno non ho motivo di fermare la storia. Alla prossima!

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