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24 maggio 1915

Carissimo/a History lover, buon momento!

Come ben saprai di solito non parlo del XX secolo o, se lo faccio, è per un motivo particolare.

Indi per cui…

In occasione del centoquattresimo anniversario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale per l’Italia, ecco come voglio ricordare quel momento.

La canzone del Piave

Il Piave mormorava
Calmo e placido al passaggio
dei primi fanti , il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava
per raggiungere la frontiera,
per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andar avanti!
S’udiva, intanto, dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell’onde,
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò:
“Non passa lo straniero!”
Ma in una notte trista si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento…
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva, allor, dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo, in quell’autunno nero,
Il Piave mormorò:
“Ritorna lo straniero!”
E ritornò il nemico
Per l’orgoglio e per la fame:
volea sfogare tutte le sue brame…
vedeva il pianto aprico,
di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora…
“No!” disse il Piave, “No!” dissero i fanti,
“Mai più il nemico faccia un passo avanti!”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combatteva le onde…
Rosso col sangue del nemico altero,
Il Piave comandò:
“Indietro va, straniero!”
Indietreggiò il nemico
Fino a Trieste, fino a Trento,
e la Vittoria sciolse le ali del vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro, Battisti…
L’onta cruenta e il secolare errore
Infranse, alfin, l’italico valore.
Sicure l’alpi… Libere le sponde…§
E tacque il Piave: si placaron le onde…
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
né oppressi, né stranieri.

#Curiosità
La canzone del Piave o il Piave mormorava, come è conosciuto maggiormente, fu per diverso tempo l’inno italiano in sostituzione alla Marcia Reale ed ebbe il compito di incitare l’esercito in battaglia. A riprova di ciò gli uomini in trincea intonavano tale canto.

Ho evidenziato quelle che secondo me fossero le parole di maggiore impatto per quei soldati impegnati nello scontro.

Nel caso ti stessi chiedendo come mai abbia scelto di parlarne, il motivo è da racchiudere nell’importanza che questo evento ebbe per l’Italia dell’epoca. Un’altra ragione, assolutamente personale, è che mio padre la cantava spesso, proprio nel mese di maggio, per ricordare quegli uomini e tutti quelli che ne seguirono. La guerra, da che mondo è mondo, è una cosa brutta che richiede, sangue, carne e dolore.
A mio modo voglio farlo per lui.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a. Alla prossima!


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