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Cuore vichingo: capitolo 39

Birka

Il rumore deciso della legna secca stritolata dalle fiamme s’intrufolò nella mente addormentata della giovane Helka conducendola a un placido risveglio. Schiuse le palpebre con notevole fatica, perché le lacrime versate la sera precedente gliele aveva rese gonfie e la stanchezza accumulata in quei giorni aveva avuto il potere di fiaccarla fin nell’intimo. Stordita da quel turbinio di sensazioni, volse solo il capo in direzione della fiamma. Acuì la vista, confusa su dove si trovasse, e quando scorse Liut chino davanti a al fuoco, a pochi passi da lei, balzò a sedere di scatto.
“Ahia!” si lamentò portando entrambe le mani sulle tempia pulsanti.
“Cosa succede?” si animo il ragazzo andandole vicino.
“Ho male al capo” spiegò prima di guardarlo negli occhi e scoprirlo a un soffio dal proprio volto.
“Vuoi che vada da Kadlin?”
“No, non serve. Mi sono mossa troppo velocemente e…” si zittì indietreggiando lievemente con il busto.
“Cosa c’è?” continuò il ragazzo confuso dall’interruzione e dall’allontanamento del corpo.
“Sei troppo vicino” ammise, mordendo poi il labbro inferiore tra i denti.
“Non più vicino di quanto non fossi ieri sera” si giustificò, senza malizia, ma lei si irrigidì maggiormente.
“Giustappunto.”
“Capisco”, mormorò con ironica delusione, “ti sei già pentita.”
Helka lo guardò senza rispondere.
“Certo”, soffiò amareggiato, “io ero solo l’uomo sbagliato al momento giusto, vero?”
Silenzio.
“Non rispondi?”
Silenzio e sguardo spaurito.
“Maledizione, Helka! Parlami” ruggì con un tono più alto del normale.
“Abbassa la voce. Vuoi che ci sentano tutti?” replicò, finalmente.
“Me ne frego di tutti”, dichiarò serio, “sei stata tu a provocarmi e ora ti comporti come se fosse stato un errore avvicinarti a me. È questo che pensi? Pensi sia stato un errore baciarmi?”
“Non so cosa dire.”
“Basta un sì o un no, come risposta” replicò deciso e scuro in volto.
Aveva trascorso tutta la notte seduto ai piedi del suo giaciglio solo per ravvivare la fiamma e accertarsi che stesse bene e lei, alle prime luci del nuovo giorno, lo ripagava con l’ennesima offesa.
“Non arrabbiarti, per favore” mormorò scoppiando in lacrime. Un pianto spontaneo e dirompente che sgorgava con la stessa potenza di un fiume in piena.
“Potrei non arrabbiarmi solo se tu fossi un po’ più sincera.”
“Io non ti ho mai mentito” si giustificò tra un singhiozzo e l’altro.
“Allora perché ti comporti così? Perché ti scosti quasi ti avessi importunata o offesa?”
“Non sei tu, sono io.”
“Questa poi!” esclamò con uno sbuffo.
“Dico sul serio”, confermò allungandosi per toccargli una spalla, “ti prego, cerca di capire.”
“Cosa?” replicò guardandola negli occhi e, non appena lo fece, il cuore sussulto e la rabbia svanì all’improvviso. Vedere il dolore sul di lei volto lo fece sentire crudele. “Cosa vuoi che capisca?” domandò con calma, come se quell’espressione fosse riuscita a risucchiare tutta la collera.
“Sono confusa”, confessò sostenendo lo sguardo, “non ti nego che il mio sentimento per te sia cambiato come non ti confermo che sia amore.”
“Non ho mai detto di amarti” replicò con un mezzo sorriso nel tentativo di alleggerire la tensione.
Nonostante tutto non voleva che soffrisse più di quanto aveva già sofferto.
“Lo so”, si asciugò le lacrime e abbozzò a sua volta un sorriso, “la verità è che non voglio ferirti.”
“E io non voglio ferire te.”
“Questo è positivo” sorrise.
“Ascolta”, sospirò Liut prima di fermarle il ciuffo dietro l’orecchio, “credo che la cosa migliore sia vivere giorno per giorno e vedere cosa succede.”
Lei annuì prima di asciugare una nuova lacrima.
“Ora dormi ancora un po’”, le consigliò comprensivo, £ne riparleremo in un altro momento.”
“Sei sicuro?”
“Sì, adesso riposa” conciliò aiutandola a distendere e una volta coperta le augurò un buon riposo.
“Grazie” mormorò lei prima di sposarsi per fargli posto sul giaciglio.
“Cosa stai facendo?”
“Ti faccio spazio”, sorrise con occhi gonfi e naso arrossato, “mi fido di te.”
“Male!” esclamò ilare. Tuttavia si distese al suo fianco dandole la schiena.
“Buon riposo, Liut!” sospirò chiudendo le palpebre e un momento dopo la vinse il sonno.
“Buon riposo, Helka” mormorò chiudendo gli occhi, ma per lui quella notte, il sonno non giunse mai.

Carissime guerriere e guerrieri fatevi sentire. Vi aspettavate un capitolo così? Secondo voi quale sarà la prima coppia a mettere la testa a posto?
Alla prossima!

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