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I disastri nella Storia: La tremenda Peste di Marsiglia

Carissimo/a History lover, buon momento!

Per la rubrica â€śI disastri nella Storia”, nata per non dimenticare, ti ricordo che oggi ricorre l’anniversario della tremenda Peste che scoppiò il 25 maggio del 1720 nella cittĂ  di Marsiglia.

Qui di seguito trovi il link per La terribile Peste di Palermo del 1624

La Peste che colpì la cittĂ  di Marsiglia il 25 maggio del 1720, causò circa 160.000 vittime.
Per onor di cronaca, Ă¨ bene precisare che la Peste sia stata una piaga ricorrente fino all’inizio della seconda metĂ  del XVII secolo poi, per una ragione sconosciuta, sembrò non colpire piĂą le cittĂ  europee e questo portò gli uomini al potere a una certa superficialitĂ  nella sua prevenzione.
A riguardo dell’avvenimento in questione, si racconta che il giorno 25 maggio 1720, giunse al porto di Pomègues (Marsiglia) la nave mercantile Grande Sant’Antonio, proveniente dalle terre di Damasco e capitanata dal comandante Jean-Baptiste Chataud. 
Come ho giĂ  detto nell’articolo precedente: La terribile Peste di Palermo, le navi per poter attraccare e scaricare le merci avevano bisogno di una â€śchiara licenza”, ovvero un permesso emesso dallo Stato/Regno ricevente. (Il permesso stabiliva che il carico fosse a norma con quanto dichiarato e che non vi fossero malattie trasmissibili a bordo.)
In quella occasione la nave Grande Sant’Antonio ottenne dagli organi competenti di Livorno (cittĂ  dove era stata prima di Marsiglia) il permesso e la superficialitĂ  con cui rilasciarono il documento fu la causa del disastro. Il motivo del viaggio fu prendere tessuti e altre merci da vendere alla Fiera di Beaucaire (evento importante proprio per la compravendita dei tessuti).

Leggendo l’estratto capirete bene cosa accadde, prima.

Estratto da: Filippo di Borbone- Le follie dei Borbone.

Il flauto mercantile Grande Sant’Antonio, proveniente dalle terre di Damasco e diretta a Marsiglia, stava solcando le acque agitate del mare con le tre vele quadre spiegate e l’andatura nervosa, la quale, rispecchiava l’ombrosità del cielo cinerino e dell’equipaggio. Da quando avevano lasciato Livorno, alcuni giorni prima, gli uomini sembravano più irrequieti di quell’acqua e meno inclini alla condiscendenza.
«Capitano Chataud» vociò il vice affiancandolo.
«Cosa succede?» replicò l’altro continuando a studiare la terra in lontananza. Per fortuna non stava ancora piovendo.
«Ce n’è un altro che accusa dolori», bisbigliò guardando il superiore di sottecchi, «l’ho rinchiuso nella stiva.»
«Hai fatto bene.»§
«Capitano, siete sicuro di voler attraccare?» inquisì esitante.
«Non ho scelta», replicò lanciandogli uno sguardo fugace, «la fiera di Beaucaire è alle porte, non possiamo mancare.»
«Comprendo la necessitĂ  di vendere i tessuti e i materiali che trasportiamo, ma abbiamo giĂ  perso otto membri. Temo che ci sia qualcosa…»
«Taci, per l’amor di Dio!» abbaiò il capitano puntandogli addosso uno sguardo torvo e definitivo.
Jean-Baptiste Chataud, comandante della nave e uomo devoto al compito, tornò a guardare dritto davanti a sé come se il vice non gli avesse parlato. Tuttavia però, quella frase interrotta bruscamente continuava a riproporsi nella sua mente e non poté evitare di emettere un ringhio infastidito.
«Capitano», ritentò il marinaio, reso audace da quel sonoro disappunto, «possiamo tornare indietro.»
«No, che non possiamo», ruggì, sempre più tormentato, «abbiamo la licenza di attracco rilasciata dalla stessa Livorno, con quale scusa rientreremmo?» domandò, ma il suo quesito era pura retorica, infatti, l’altro tacque. Dopo un momento di silenzio riprese, «No. Non posso disattendere le attese perché sembrerei un inadempiente» concluse il capitano scuotendo il capo con vigore per dare enfasi alle parole e voce al proprio cruccio.
«Comprendo» conciliò il vice arpionando con le mani la balaustra in legno. Il vento era diventato più potente. «Speriamo solo che la nostra scelta non sia un errore.»
«Lo scopriremo solo se arriveremo sani e salvi a Marsiglia», precisò il comandante dopo aver osservato il movimento ritmico delle nubi che ribollivano nel cielo, «sta per diluviare.»
«Ammainiamo le vele» suggerì il vice, rimanendo comunque in attesa di risposta.
Chataud assentì e l’altro impartì l’ordine ai marinai che, tuttavia, erano già pronti ai posti di manovra.
Il tempo di assegnare il comando e l’atmosfera venne inghiottita dal vortice buio della burrasca, fatto di pioggia, mare e vento, prima di essere illuminata da una serie di lampi cadenzati che ebbe il potere di mostrare, a chi avesse avuto la forza di guardare, il caos provocato da quella calamità naturale. Fu una circostanza talmente avversa che per alcuni fu un monito di sventura. Come se la natura avesse saputo quello a cui sarebbero andati incontro e avesse voluto porvi un freno. Tuttavia, il suo tentativo fallì miseramente.

Se vuoi, c’è anche il libro: Filippo V- La vita del primo Borbone di Spagna.

#CuriositĂ 
La tragicitĂ  dell’evento ispirò molti artisti.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a.

Non dico altro. Alla prossima!

1 commento »

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