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Cuore vichingo: capitolo 40

La voce degli uomini sull’arenile infranse il silenzio e rapida s’intrufolò nella mente assopita di Erik, destandolo dal sonno. Schiuse piano le palpebre, puntò fugacemente lo sguardo sul cielo terso sopra la sua testa prima di posarlo sulla chioma vermiglia adagiata sul suo petto.
“Maya!” la chiamò sottovoce. Stringendole il braccio intorno alla vita per svegliarla.
“Mm” mormorò strofinando la guancia su di lui.
“Maya, potrebbero vederci” le ricordò con un sorriso mal trattenuto. In realtà non gli dispiaceva essere visto, ma era certo che per lei, invece, fosse un problema.
“Le provi tutte per non farmi dormire” si lamentò rotolando sulla schiena per staccarsi da lui.
“Non mi sembra che ti sia dispiaciuto questa notte”, le fece notare canzonatorio, “anzi, mi sembraci fortemente partecipe.”
“Non sono cose da dire”, lo ammonì divertita, mentre distendeva i muscoli del corpo, “e comunque, mi fa male ancora dappertutto.”
“Vuoi che mi prenda cura di te?” domandò sollevandosi su un gomito per guardarla in viso.
“Purtroppo devo rifiutare”, si strofinò gli occhi assonnati, “Kadlin vuole parlarmi.”
“Di nuovo?” si allarmò, senza nemmeno cercare di celare la preoccupazione.
“Sì”, annuì, “a quanto pare ha altro da dirmi.”
“Erik!” una voce potente li raggiunse dalla spiaggia ed entrambi si irrigidirono sul posto.
“Resta sdraiata” le consigliò il guerriero prima di voltarsi a guardare l’interlocutore. “Capo, cosa posso fare per te?”
“Ho bisogno che tu vada a sud” rispose Alrik muovendosi per salire sull’imbarcazione.
“Lascia, vengo io” si offrì Erik con sollecitudine. Scattando in piedi come se fosse stato pungolato nel fianco. Era preoccupato per la reputazione di Maya e non poteva lasciare che la vedesse distesa al suo fianco. Non che fosse successo qualcosa di imperdonabile, tuttavia, non desiderava che ci fossero delle incomprensioni.
“Sei sicuro?” domandò il capo perplesso. “Sono ancora in grado di salire su un drakkar” sorrise.
“Non vorrei che il mare freddo ti facesse ammalare” ironizzò balzando nell’acqua bassa con un unico movimento.
“Fingerò di non aver sentito”, troncò senza offesa, “allora, tornando al motivo per cui sono qui, ecco, ho bisogno che vai a sud, da Goldfar, per informarlo sulla situazione.”
“Vuoi che mandi rinforzi?”
“Assolutamente sì”, confermò passandosi una mano tra i capelli, “l’ultima tempesta ha fatto più vittime di una guerra, non so proprio come difendere il villaggio senza supporto.”
“Lascia che siano altri ad andare”, propose comprensivo, “io posso esserti molto più utile sul campo di battaglia.”
“Lo so, ma ho bisogno che porti mia moglie e i miei figli da lui.”
“Kadlin non accetterà di andarsene.”
“Lo farà.”
“No, non credo lo farà, ricordi Helgö?”
“A quel tempo non aveva dei figli da accudire”, replicò convinto, “vedrai che farà come dico e non ti creerà problemi.”
“Come vuoi”, acconsentì, “quando vuoi che parta?”
“Appena possibile”, chiarì, “utilizza tutti gli uomini necessari. La tua partenza ha la priorità su tutto.”
“D’accordo.”
“Ora vado a parlare con Kadlin. Avvisami appena sarai pronto.”
“Sì, capo” confermò Erik, ma l’altro gli aveva già dato le spalle e si stava allontanando.
Senza perdere neanche un momento ritornò sulla nave.
“Hai sentito?” domandò a Maya, ancora rannicchiata sullo passerella in legno.
“Non tutto. Cosa voleva?”
“Vuole che organizzi un nuovo viaggio.”
“Per dove?” incalzò mettendosi a sedere, incurante che qualcuno la vedesse.“A sud.”
“Sud, dove?”
“Non lo sappiamo”, ammise, “ma devo trovare il villaggio di Goldfar e chiedere supporto di uomini.”
“Chi è?”
“Uno di noi.”
“Ma siete sicuri che si sia stanziato da qualche parte a sud?”
“Sì.”
“Come?”
“Ora non ho tempo di spiegarti”, si giustificò carezzandole la guancia, “tu vai da Kadlin, ne riparleremo stasera.”
“Va bene” annuì e sorrise, ma quel sorriso altro non era che una maschera coprente.
“A dopo” la salutò aiutandola a scendere.
“A più tardi”, confermò con i piedi nell’acqua e gli occhi al cielo, “non dimenticare che ti aspetto.”
“Non lo farò” le sorrise.
Lei rispose anche a quel sorriso con uno più autentico, ma quando prese a camminare sulla riva, sola e con gli occhi posati sul villaggio ancora divelto, percepì l’orrore della tragedia e si augurò che questa però non arrivasse.

Carissime guerriere e guerriere come va? Si parte di nuovo? Come pensate reagirà Kadlin a questa imposizione? Cosa succederà ai nostri protagonisti? Mah! Idee? Alla prossima!

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